Eni, Descalzi:

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Eni, Descalzi: Decarbonizzazione priorità strategica

Immagine di repertorio (Fotogramma)

“La decarbonizzazione è una priorità strategica per il nostro consiglio di amministrazione”. E’ quanto ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, presentando il piano strategico del gruppo al 2022. La decarbonizzazione è strutturalmente presente in tutta la nostra strategia ed è parte preponderante delle nostre ambizioni per il futuro. Affrontare la doppia sfida da un lato di soddisfare i crescenti bisogni di energia, dall’altro di ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, rappresenta una priorità strategica per il nostro cda”, ha aggiunto.

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E’ una “coincidenza” che la presentazione della nuova strategia di decarbonizzazione dell’Eni cada lo stesso giorno dello sciopero globale per il clima. “Ma forse è una coincidenza positiva, vuol dire che è stata battezzata bene da un movimento di giovani”. “Cinque anni fa ho iniziato con un incontro con i manager del gruppo e ho parlato dello sviluppo della parte green di Eni. Siamo in una fase di transizione ed Eni deve trasformarsi per essere qui fra venti o trent’anni”, ha spiegato. “Cinque anni fa ho iniziato a lavorare sulle rinnovabili, ma poi devi rassicurare gli azionisti, pagare i dividendi e realizzare il buy back. Ma si può anche convincere che si può rinunciare a qualche punto di profitto per creare valore”. In particolare sulle energie da fonti rinnovabili, sull’economia circolare, sulla raffinazione verde, sul waste fuel “abbiamo portato a doppia cifra i ritorni sugli investimenti”, fra il 10 e il 15%. “E’ il business pulito che può qualificare la compagnia e, fra quattro o cinque anni potremmo essere veramente forti”, ha aggiunto Descalzi.

IL PIANO – Fra il 2019 e il 2025 la produzione di idrocarburi di Eni crescerà mediamente del 3,5% su base annua. E’ quanto indicato nel piano strategico al 2022 di Eni. L’incremento è maggiore rispetto alle passate previsioni, che indicavano una crescita del 3%. Eni punta, inoltre, ad azzerare le emissioni nette nel settore upstream entro il 2030. “Riusciremo a raggiungere questo obiettivo aumentando l’efficienza operativa, riducendo quindi al minimo le emissioni dirette di CO2 del business e compensando le emissioni residuali con vasti progetti di forestazione”, ha spiegato l’ad. Nel piano strategico al 2022 “parliamo solo di crescita organica. Potremmo cogliere opportunità su alcuni asset in modo opportunistico, ma abbiamo tante riserve e nuove scoperte su cui ci dobbiamo concentrare”. Il gruppo potrebbe valutare acquisizioni “nel caso ci fosse qualche asset che ci piace, ma – spiega – dobbiamo mantenere l’equilibrio con i dividendi e il buy back e vogliamo rispettare i nostri impegni. Non dobbiamo comprare qualcosa e non abbiamo bisogno di crescita esterna”.

Eni avvia un programma di buy back per un ammontare di 400 milioni di euro nel 2019. Negli anni successivi, assumendo un leverage stabilmente inferiore al 20%, il programma sarà di 400 milioni di euro con uno scenario del petrolio Brent a 60-65 dollari al barile o di 800 milioni con un Brent sopra i 65 dollari. Eni distribuirà, poi, sull’esercizio 2019 un dividendo di 0,86 euro, in aumento del 3,6% rispetto alla cedola del 2018. L’incremento del dividendo è “in linea con la nostra politica di remunerazione progressiva”, ha spiegato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.

Entro il 2022 l’utile operativo del mid-downstream di Eni dovrebbe raggiungere quota 2 miliardi di euro, più del doppio rispetto ai livelli del 2018. Il free cash flow nel periodo del piano sarà di 5 miliardi. Con l’acquisizione del 20% della raffineria di Ruwais negli Emirati Arabi Uniti, ha spiegato l’ad del gruppo, Claudio Descalzi, “abbiamo rafforzato il nostro business della raffinazione.Questa acquisizione ci ha consentito di aumentare la nostra capacità globale di raffinazione del 35%, e del 40% nel 2023,portando il breakeven del margine di raffinazione a 1,5 dollari al barile”. Eni punta inoltre a raggiungere nel gas naturale liquefatto 14 milioni di tonnellate l’anno entro il 2022 e 16 milioni di tonnellate l’anno entro il 2025.

I POZZI – Eni punta a realizzare 2,5 miliardi di barili di nuove risorse perforando 140 pozzi esplorativi nei quattro anni. “Grazie alla grande quantità di nuovi permessi in bacini ad alto potenziale – ha detto Descalzi -, puntiamo a realizzare 2,5 miliardi di barili di nuove risorse perforando 140 pozzi esplorativi nei quattro anni”.

GLI INVESTIMENTI – Il piano di investimenti al 2022 di Eni prevede investimenti di circa 33 miliardi di euro. Il piano di investimenti per l’upstream, che rappresenta il 77% del Capex totale, è diversificato in termini geografici con gli sviluppi in Medio Oriente, Norvegia e Messico. Per rafforzare il processo di decarbonizzazione della società, Eni prevede di investire circa 3 miliardi che verranno impiegati principalmente per progetti di efficienza energetica, abbattimento del flaring, economia circolare e fonti rinnovabili. Eni investirà quest’anno 8 miliardi di euro complessivamente, di cui 2,3-2,4 miliardi in Italia.”La parte italiana degli investimenti quest’anno è sui 2,3-2,4 miliardi, è stabile, ma poi dipende da quello che riusciremo a fare in termini di permessi e di burocrazia. La nostra intenzione è investire sull’upstream, nella raffinazione, nella chimica, sulle rinnovabili e sull’economia circolare”.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]