Real Madrid, Sergio Ramos: il difensore da 104 gol in carriera

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Con la rete all'Atletico ha superato Breitner nella speciale classifica di terzini e stopper che segnano come centravanti

ROMA – Nel nuovo Real Madrid di Santiago Solari, esaltato da un cambio in panchina che doveva essere provvisorio e insieme disperato, brilla una delle stelle più ricche del calcio contemporaneo: Sergio Ramos. Nel derby in cui i "blancos" hanno travolto l'Atletico più nella sostanza che nei numeri (1-3), condendo la festa con il gesto assai discutibile di Gareth Bale (un ombrello a mano aperta dopo la rete conclusiva) e scavalcando i cugini in classifica, il difensore ha realizzato su rigore il suo gol n. 104 in carriera. Ramos è il portavoce moderno di coloro che hanno svolto, fra mille difficoltà, assecondati unicamente da un istinto offensivo degno dei veri attaccanti, un doppio mestiere: difensori sì, ma anche goleador, sfascia sogni (altrui) e inventa sogni (i propri). Più prolifico di lui al momento, nei reparti difensivi, non c'è nessuno. Del resto ne capitano di rado. Sono quadrifogli. Con le sue 104 reti, di cui 84 con la sola maglia del Real Madrid, Ramos ha staccato di un'unità Paul Breitner, al quale lo legherà per sempre il fatto di aver segnato in due finali (Breitner finali mondiali, Ramos finali di Champions). Breitner ne vinse una, quella contro l'Olanda nel '74, Ramos le ha vinte entrambe ed entrambe contro l'Atletico.

Che lavoro fantastico, difendere e segnare. Fa sentire così completi che poche altre (doppie) mansioni possono tenere il confronto (forse solo quella del portiere che calcia i rigori o le punizioni). Ramos sfrutta con grandi qualità lo spostamento del "momento decisivo" verso la situazione di stasi, ossia verso la cosiddetta palla inattiva. Inclusi i rigori, che Ramos calcia da quando non c'è più Ronaldo. Inclusi i calci d'angolo o le punizioni a spiovere che provocano spesso colpi di testa cruciali. Altro aspetto, forse più marcato di un tempo: la fisicità del gesto. Ramos non sarà un velociraptor palla al piede o nella semplice velocità prolungata (nel calcio parliamo di trenta metri), come dimostrò la sfida contro Robben ai Mondiali del 2014.

Tuttavia aggiunge il peso del corpo a una notevole (comunque) rapidità di base. Sia in orizzontale che in verticale. Saltando in area sfrutta occhio, elevazione e tempismo superiori alla norma. Libera la sua, di area, ed è pura minaccia in quella avversaria. Ecco perché è arrivato a 104 reti, perché riesce a segnare quando serve, quando mancano altre possibilità (pensate al colpo di testa con cui ha ribaltato la finale di Champions del 2014 a pochi secondi dalla fine pareggiando una partita persa e determinando il 4-1 conclusivo di Lisbona per la conquista dell'agognata "dècima" del Real Madrid e per la gioia particolare di Carlo Ancelotti). I difensori travestiti da bomber, questi rivoluzionari della carta costituzionale del calcio, sono guidati dall'inarrivabile Ronald Koeman: 253 reti, roba da fare impallidire anche Salah.

Ma l'olandese giocò anche da centrocampista e forse la sua classifica andrebbe un po' interpretata. Certo non da meno sono stati coloro che, tra quelli non più in attività, lo seguono: Daniel Passarella (165), Laurent Blanc (140), Fernando Hierro (137), Paul Breitner (103), Franz Beckenbauer (99), Sinisa Mihajlovic (97) e i due italiani, Facchetti (59) e Marco Materazzi (56). Tutta gente che bisognava marcare a uomo. Gente che andava oltre, oltre le colonne d'Ercole dei compiti affidati e tradizionalmente rispettati. Gente che inseguiva visioni. O che sentiva, nella loro parte più animalesca, che era il momento di lasciare il recinto e di cambiare identità. Una volta John Arne Riise, su un aereo che riportava a casa la Roma del primo Spalletti, ci disse che le reti da fuori area, lui esterno difensivo e gran colpitore di palloni fermi o vaganti, gli davano una sensazione, sempre quella, di onnipotenza felice: "Durava un attimo, ma l'avevo provata!". Un mistero avvolge lo score di Roberto Carlos, dato che mancano dati certi sugli anni dell'Uniao São Joao. Ma non è illegale immaginare che l'ex interista possa aver superato quota 100 (prima di andare in pensione…). Ognuno di questi campioni ha la sua rete speciale. Mentre Mihajlovic può vantare il primato di 29 punizioni realizzate e Koeman ancora ripensa alla sua che valse la prima Coppa dei Campioni del Barcellona ai danni della Sampdoria nel '92, Materazzi può raccontare di aver lasciato l'impronta, anche lui, al pari di Ramos e Breitner, durante una finale: Italia-Francia del 2006.

Nella sua regale vita da terzino, Facchetti, che Brera ribattezzò "Giacinto Magno", forse avrebbe preferito ricordare di come agli albori fosse anche lui un attaccante, nella Trevigliese, e che se non fosse stato per Helenio Herrera, magari tale sarebbe rimasto. Però Herrera fece anche la sua fortuna, perché Facchetti è stato uno dei primi terzini d'attacco capace anche di difendere e difendeva talmente bene che girava voce che fosse impaurito da un solo giocatore: La Rosa. Chissà perché e chissà se era vero.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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