Sondaggi in calo (e poche risorse): il M5s rivede il reddito di cittadinanza?

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La popolarità di Luigi Di Maio sembra ormai compromessa a vantaggio della Lega. Lo dicono gli ultimi sondaggi. E se questo avviene è anche, in gran parte, dovuto al fatto che il reddito di cittadinanza – misura simbolo che ha "pompato" buona parte del consenso elettorale per il Movimento 5 Stelle – non piace agli italiani. Non piace perché visto come misura assistenziale poco utile alla creazione di posti di lavoro. Non piace perché (e non lo diciamo per partito preso: leggi qui), le risorse destinate al reddito di cittadinanza non sono affatto sufficienti per arrivare ai 780 euro mensili promessi. Lontani i giorni delle file "preventive" davanti ai Caf per chiedere informazioni sulla misura subito dopo il voto del 4 marzo, oggi secondo alcune stime – riportate stamattina sul quotidiano La Stampa – il reddito di cittadinanza farebbe perdere ben otto punti percentuali ai pentastellati, soprattutto nelle regioni del nord Italia.

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Ecco perché Di Maio e i suoi starebbero pensando ad una drastica "revisione" del reddito di cittadinanza, attenuandone l'immagine assistenzialista. In che modo? "Meglio aiutare un giovane neolaureato a cercare un lavoro che una casalinga", è lo slogan che circola nelle ultime ore tra i pentastellati. In altre parole, con i sondaggi in calo, i pentastellati ripenserebbero la misura modulandola più per i giovani disoccupati e meno per le famiglie (e proprio in questo senso va letta la revisione al ribasso dei coefficienti del quoziente familiare). E ritardandone l'entrata in vigore a metà del prossimo anno. Prima di Natale potrebbe arrivare soltanto un provvedimento-guida, una sorta di piano d'intenti programmatico molto distante dalla effettiva attuazione della norma.

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Slogan rivoluzionari a parte, insomma, il reddito di cittadinanza potrebbe rappresentare una sorta di allargamento del Rei, il reddito di inclusione lanciato dal governo di Paolo Gentiloni e che già da adesso mette a disposizione circa 300 euro al mese per oltre un milione di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Il nodo risorse sul reddito di cittadinanza

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha più volte ribadito come "nessuno in Italia potrà guadagnare meno o avere una pensione minima sotto i 780 euro". E su Facebook così scriveva nell'aprile del 2015, prima di diventare vicepremier: "Per il reddito di cittadinanza le coperture pari a 16.961.000.000,00 di euro ci sono e sono state certificate una ad una al contrario dei numeri di aria fritta sulla crescita del Pil o della disoccupazione forniti a giorni alterni dal governo". Oggi, però, le risorse sono pari a circa 9 miliardi, molte meno rispetto alla previsione e anche rispetto alle prime cifre in circolazione al momento di impostare la manovra. Una riduzione dovuta anche alla necessità di dover prevedere coperture adeguate alla "quota 100" tanto cara all'altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini.

Per la Svimez le risorse destinate al reddito di cittadinanza sono insufficienti

La Svimez – associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno – nel suo ultimo rapporto lo certifica: "Servirebbero 15 miliardi per poter dare 780 euro a tutti. Con le risorse attuali, prendendo a riferimento le famiglie con Isee inferiore a 6mila euro e pur tenendo conto che circa il 50% potrebbe avere una casa di proprietà, è possibile erogare un sussidio compreso tra i 255 euro per una famiglia monocomponente e i 712 per una con 5 o più componenti, a circa 1,8 milioni di famiglie", recita il rapporto in cui si sottolinea che "ciò avvantaggerà il Mezzogiorno che assorbirà circa il 63% del reddito di cittadinanza".

manovra sud-2

[ Fonte articolo: TODAY ]

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