Coppa Libertadores: 110 anni in 180', sarà un Boca-River mai visto

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Per la prima volta, dopo 371 derby, le due squadre si ritrovano di fronte per contendersi il trofeo più ambito, la Champions del Sudamerica. Sabato alla Bombonera ci sarà l'ennesimo capitolo di una rivalità senza fine, il 24 novembre ritorno al Monumental

ROMA – Viene considerata una delle 50 cose da vedere prima di morire. Forse l'opinione espressa nel 2004 dal periodico britannico 'The Observer' può essere ritenuta eccessiva ma quel che è certo è che assistere al derby argentino tra Boca e River, definito "un brulicare di energia, rumore e colori", resta un'emozione unica. Figuriamoci poi, se, per la prima volta nella storia, assegnerà, in una doppia finale di andata (alla Bombonera) e ritorno (il 24 novembre al Monumental), la Coppa Libertadores, la Champions League del Sudamerica.

UNA RIVALITA' CHE DURA DA 110 ANNI – Quello che andrà in scena sabato sera (diretta ore 21 su Repubblica.it) sarà il 372° capitolo di una storia infinita che va ben oltre il rettangolo di gioco. Il 'Superclasico' non può essere catalogato come una semplice partita di calcio. Non lo è mai stato e mai lo sarà. La rivalità tra i due club de La Boca, quartiere adagiato sulla sponda del Riachuelo, il fiume che divide la città di Buenos Aires, è, infatti, sentitissima e nasce nella notte dei tempi, quando il River Plate, fondato 4 anni prima dei rivali, nel 1901, decise di abbandonare La Boca per insediarsi nei più eleganti quartieri a nord. Da allora le due società, nate con le stesse origini, costituite da emigranti genovesi, presero strade profondamente diverse. Per il Boca iniziò a tifare la parte popolare e operaia, per il River il ceto medio ed elitario. Con il tempo, la divisione sociologica si è lentamente sfaldata ma la rivalità è rimasta intatta.

BOCA AVANTI DOPO 371 SFIDE MA KO 3 VOLTE SU 3 NEL 2018 – Il primo derby fu giocato nel 1908, il primo incontro ufficiale nel 1913. Da allora in tutto i duelli sono stati 371, spesso funestati da incidenti e una volta, il 23 giugno 1968, da un'immane tragedia, la peggiore nella storia del calcio argentino: dopo una sfida al Monumental, 71 tifosi persero la vita schiacciati dal Cancello n. 12, e altri 150 rimasero feriti. Il bilancio sul campo vede per ora avanti il Boca con 134 vittorie a 122 più 115 pareggi. Ma il problema degli Xeneizes è che hanno perso tutte e tre le sfide di quest'anno, senza tra l'altro segnare alcuna rete: 0-1 il 22 gennaio nel Torneo del Verano, 0-2 il 15 marzo in Supercoppa, 0-2 in campionato lo scorso 23 settembre. L'ultimo gol al River, tra l'altro decisivo, l'ho segnato il 5 novembre 2017, Nandez al 73' della gara vinta 1-2 al Monumental. Da allora i minuti di digiuno sono diventati 287': troppi, lunghissimi e insopportabili per i tifosi gialloblu.

UNA DOPPIA FINALE SENZA TIFOSERIE OSPITI – Per scelta delle due società, come accade ormai da 5 anni a questa parte, in ambedue le circostanze, si giocherà senza tifosi ospiti. Ne perderà di certo lo spettacolo ma ne guadagnerà la sicurezza degli spettatori: troppo alta d'altronde la tensione, altrettanto il rischio di scontri. Non a caso è stato allestito un imponente servizio di vigilanza: saranno utilizzati 1.300 agenti di polizia schierati nei dintorni dell'impianto e nei punti più caldi della città. Inoltre è stato disposto il divieto di trasmissione della gara attraverso i maxischermi.

UNA SFIDA SENZA UN FAVORITO – Sarà un Superclasico senza favoriti, come testimonia anche la classifica di campionato (Boca avanti solo di 2 punti rispetto ai rivali ma con una gara in più disputata): se la squadra di Schelotto può calare l'asso Tevez e quello della miglior tradizione nella competizione (6 Libertadores vinte contro 3), il River può rispondere con la presenza dell'amuleto Marcelo Gallardo, una sorta di re Mida de 'Los Millionarios' con i suoi 16 trionfi (8 da giocatore e 8 da allenatore), e con la forza psicologica di chi non ha alcuna paura della Bombonera (dove non perde da ben 3 anni e mezzo). E allora non resta che mettesi seduti e godersi lo spettacolo. Comunque vada ne varrà la pena.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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