Bare aperte e salme accatastate per far spazio agli "amici" nel cimitero degli orrori

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Salme spostate per far posto ad altre, grazie a pesanti bustarelle intascate dai dipendenti del cimitero comunale di Bagheria. A scoprirlo sono stati i carabinieri, che hanno arrestato dieci persone nell'ambito dell'operazione denominata "Caronte": in sette sono finiti ai domiciliari mentre tre hanno l'obbligo di dimora. 

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione per esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, abuso d’ufficio, violazione di sepolcro, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, nonché violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale.

Il cimitero degli orrori a Bagheria

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Durante le indagini, partite nel maggio 2017 e portate avanti fino allo scorso aprile, i carabinieri hanno passato al setaccio una serie di documenti del Comune e hanno scoperto "l’esistenza di un’associazione per delinquere". Il funzionamento del cimitero comunale "è stato condizionato e deviato per controllare l’andamento delle estumulazioni e tumulazioni". Per i carabinieri gli episodi di corruzione erano all'ordine del giorno, si parla infatti di "sistematica reiterazione di condotte di corruzione in violazione dei criteri di efficienza, trasparenza e buona organizzazione del servizio pubblico affidato al cimitero, oltre che in violazione del rispetto dei defunti".

Sono stati accertati "ripetuti episodi di corruzione, commessi da imprenditori locali operanti nel settore delle onoranze funebri e privati cittadini, in favore dei dipendenti cimiteriali finalizzati a ottenere una rapida tumulazione delle salme, indipendentemente dall’ordine cronologico di ingresso al cimitero, riducendo, così, notevolmente i tempi di attesa in camera mortuaria vista l’indisponibilità generale di loculi", "molteplici delitti contro la pietà dei defunti, propedeutici a liberare loculi all’interno del cimitero da destinare a salme 'segnalate' dai corruttori".

Gli "affari" interessavano anche due pregiudicati "riconducibili alla famiglia mafiosa di Bagheria", che hanno più volte violato le prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno incontrandosi con altri boss  anche all’interno di una delle principali agenzia funebre di Bagheria. Al vaglio dei carabinieri la posizione di altre 34 persone, tra cui due funzionari del servizio cimiteriale del Comune, nonché impresari funebri operanti nel medesimo territorio e privati cittadini, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

[ Fonte articolo: TODAY ]

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