Anac: con Ddl anticorruzione rischio agente provocatore

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Il Ddl anticorruzione, introducendo una norma sulla non punibilit per i ‘pentimenti’ entro sei mesi dalla commissione del fatto, rischia di far tornare sotto mentite spoglie la figura dell’agente provocatore. A dirlo il presidente dell’Autorit nazionale anticorruzione Raffaele Cantone in audizione alla Camera davanti alle Commissione Affari costituzionali e Giustizia sottolineando che quella prodotta dall’agente sotto copertura potrebbe rivelarsi una prova diabolica che non esclude l’abuso. Il Ddl del Governo con misure per il contrasto dei reati contro la Pa e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici (AC 1189) prevede di estendere anche ai reati pi gravi contro
la pubblica amministrazione l’utilizzo della figura dell’agente sotto copertura.

Agente provocatore vera e propria trappola
So bene e devo dare atto al legislatore che si posto il problema e dal punto di vista tecnico la norma scritta bene – ha spiegato il presidente dell’Anac – ma l’agente non deve essere mai un istigatore, un determinatore, colui che determina il reato. Il pericolo dunque che l’agente sotto copertura diventi dunque un agente provocatore, che una vera e propria trappola. Mi chiedo – ha concluso il presidente dell’Anca – se l’utilizzo assolutamente ridotto di questa possibilit giustifichi la norma. I rischi sono tali che una riflessione sulla sua opportunit va fatta.

Il nodo delle pene accessorie
Tra i punti da corregge del ddl “spazza-corrotti” (approvato dal Consiglio dei ministri ai primi di settembre) Cantone ha indicato anche la previsione della pena accessoria dell’esclusione perpetua dai pubblici uffici (il cosiddeetto “Daspo a vita”, che si accompagna al divieto di stipulare contratti con la Pa) applicata a chi gode delle attenuanti per aver collaborato con gli inquirenti (avrebbe l’effetto contrario, scoraggiando i “pentiti”) e a chi abbia ottenuto la riabilitazione. Dire che un soggetto riabilitato con il via libera di un giudice di sorveglianza vale poco o nulla non l’immagine di giustizia che ci aspettiamo, ha aggiunto Cantone, paventando una lesione dei diritti costituzionali dei condannati. Pur esprimendo un giudizio positivo sulle norme in materia contenute nel Ddl Bonafede il magistrato ha quindi espresso l’auspicio di una riforma complessiva del sistema delle fondazioni, non solo a quelle legate a partiti politici, ma anche quelle non politiche che stanno proliferando e che non devono sottostare a obblighi.

Costa (FI): no a ddl forcaiolo
Di segno opposto, tra i partiti, il giudizio sulle parole di Cantone. Dal fronte della maggioranza il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia (M5S) rilancia il via libera alla parte del ddl dedicata alla trasparenza dei partiti e delle fondazioni politiche, definita dal presidente Anac la parte migliore e pi coraggiosa del provvedimento. Finalmente grazie al Movimento 5 Stelle arrivano regole serie sul finanziamento dei partiti. Non per criminalizzare, ma per fare chiarezza e ridurre il gap di fiducia tra partiti e cittadini. Anche per questo occorre riflettere su quanto proposto dal presidente Cantone riguardo alla pubblicit delle sanzioni per chi viola le norme, conclude Brescia. Enrico Costa, responsabile del dipartimento Giustizia di Forza Italia ha invece criticato il ruolo dell’agente infiltrato che pu dare o prendere denaro: si creano meccanismi che generano episodi delittuosi, al fine di poterli colpire . L’audizione di Cantone, ha spiegato Costa, ha confermato tutti i nostri dubbi,
esprimendo perplessit sulle norme e suggerendo riformulazioni.Non ci fermeremo nell’opporci ad un disegno forcaiolo e dannoso che mina le basi del nostro sistema penale, ha poi concluso, incoraggiato dalle prime perplessit sull ddl Bonafede che iniziano a emergere tra i deputati della Lega.

© Riproduzione riservata

[ Fonte articolo: Il Sole 24 Ore ]

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