Chiavette Usb veicolo di virus, 1 su 10 è un 'cryptominer'

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Dispositivi lanciati 20 anni fa, ora anche sulle auto

Le chiavette Usb, strumenti professionali molto usati e sul mercato da quasi 20 anni, sono un pericolo di infezioni per i computer. Sono portatori di malware (virus malevoli) ma anche di cryptominer, quei virus che producono criptomonete come i bitcoin all’insaputa degli utenti. A tracciare questo quadro una ricerca di Kaspersky Lab sulle minacce legate ai supporti removibili, con il numero delle vittime che aumenta di anno in anno. Come rileva la società di sicurezza, la top 10 delle minacce che sfruttano le chiavette Usb è stata guidata, almeno fino al 2015, dal malware LNK di Windows. Poi nella lista sono comparsi sempre più cryptominer.

Grazie alle chiavette questi virus passano sul pc e senza farsi rilevare avviano il ‘mining’, cioè la produzione di valute digitali, scaricando gli elementi che consentono di inviare qualsiasi risultato ad un server esterno controllato dall’autore delle minacce. Stanno, inoltre, crescendo di circa un sesto, anno dopo anno, le rilevazioni della versione a 64 bit del miner, cioè più veloci, con un aumento del 18,42% tra il 2016 e il 2017 e un aumento previsto del 16,42% tra il 2017 e il 2018. I mercati emergenti, dove i dispositivi Usb sono più utilizzati anche in azienda, sono i più vulnerabili alle infezioni maligne. I Paesi più colpiti sono Asia, Africa e Sud America, ma sono stati rilevati casi isolati anche in Paesi dell’Europa e del Nord America.

La prima chiavetta è stata introdotta da un consorzio di aziende come Compaq, Hewlett-Packard, Ibm e Microsoft nel 1995. Il primo dispositivo Usb fu introdotto nel mercato nel 1996 e l la prima prima chiavetta disponibile in commercio risale invece al 2000: si chiamava ThumbDrive e aveva una capacità di 8 megabyte. A distanza di 20 anni le periferiche e i gadget che si collegano alla porta Usb non si contano più, anche le auto sono dotate di questo tipo di connessioni. Oltre alla diffusione dei cryptominer, nel 2018 alcuni dispositivi Usb sono stati utilizzati anche per diffondere Dark Tequila, un complesso malware bancario scoperto il 21 agosto 2018, attivo in Messico dal 2013, che ha colpito utenti e aziende. Inoltre, secondo i dati del KSN, l’8% delle minacce rivolte ai sistemi di controllo industriale, nella prima metà del 2018, sono state diffuse tramite supporti rimovibili.

“I dispositivi Usb sono certamente utili ai cybercriminali, che infatti continuano a sfruttarli, anche perché alcune infezioni non vengono rilevate addirittura per anni. Fortunatamente ci sono alcuni accorgimenti molto semplici che gli utenti e le aziende possono adottare per preservare la sicurezza”, spiega Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. Per prevenire le infezioni, secondo la società di sicurezza, bisogna usare dispositivi Usb crittografati, in questo modo i propri dati sono al sicuro anche se si perde il dispositivo; avere un antivirus che riesca a verificare se sulle chiavette ci siano malware installati. E, in caso si lavori in un’azienda, non lasciare le chiavette a vista.

[ Fonte articolo: ANSA ]

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