Alla scoperta dei profumi e delle bellezze della Sicilia sudorientale

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Davanti a riva, i grandi scogli di Taormina sono quello ciò che resta dei pesanti massi che Polifemo lanciò a Ulisse in fuga. Una delle piccole isole, anch’essa quasi uno scoglio, nascondeva alla vista dei pescatori le sirene, che non lontano custodivano immense ricchezze e che, come vuole la leggenda, ogni giorno incantavano zio Gennaro, chiare origini napoletane, rubandogli tutto il pesce: da qui i suoi costanti ritorni a reti vuote, nonostante la zona sia molto pescosa. 

 

Poco più a meridione, e molto più vicino nel tempo, c’è la terra del commissario Montalbano: Scicli, dove il municipio nella finzione cinematografica diventa commissariato e dove tutto il borgo partecipa, con i suoi scorci, alla fiction che spopola non soltanto in Italia ma anche in Gran Bretagna. E’ una geografia dell’immaginario che accompagna il viaggiatore lungo le strade della Sicilia orientale. Dai faraglioni di Aci Trezza a Scicli, passando per la baia delle sirene di Taormina, con la sua Isola Bella. La topografia reale si dimentica presto: prevale quella immaginifica e, rapiti in un’estasi di profumi mediterranei, resi più intensi da un caldo africano (tanto per specificare, Siracusa è più a Sud di Tunisi), ci si può perdere ammirando l’orizzonte, o l’Etna ancora innevato in estate che domina il Catanese, mentre nelle vie lastricate di pietra calcarea che dà a tutto una colorazione chiara, omogenea ma mai piatta, il sole gioca a dipingere venature di rosa. 

 

Non è un’isola, non soltanto. La storia millenaria la fa diventare quasi un continente. Difficile scoprirla tutta, nemmeno i siciliani ne conoscono ogni angolo; facile, però, amarla a prima vista. E’ un colpo di fulmine che passa anche per lo stomaco: l’enogastronomia è ricca, e i prodotti di eccellenza, intessuti con la tradizione, hanno dato vita a una serie di ricette che esaltano i sapori della terra.  

 

L’antico teatro di Taormina  

 

E se Taormina è conosciuta soprattutto per il suo teatro affacciato sul mare, scoprirla con i suoi vicoli, dove le abitazioni hanno lasciato spazio allo shopping, almeno al pianterreno, non si può dimenticare il suo mare, casa di sirene custodi di tesori, almeno per la leggenda. Corso Umberto I è la via principale: asse dell’abitato già nei primi anni di vita del borgo, in epoca greca e poi romana, è il cuore della cittadina. Passeggiando, si incontra poi il belvedere IX Aprile: immancabile la foto ricordo con la splendida vista sul mare. Si scende (e soprattutto si sale) con la breve funivia.  

 

Vista sul mare di Taormina  

 

In basso, l’Isola Bella, un chilometro quadrato circa, a poche decine di metri dalla terraferma, collegato a seconda delle maree da una lingua di terra. È una delle spiagge predilette dei siciliani, ma non solo. In piena estate straripa di visitatori, ma la Sicilia ha la fortuna di avere un clima talmente favorevole da poter accogliere turisti tutto l’anno, e chi si vuole tuffare può farlo già in primavera, fino all’autunno inoltrato. 

L’Etna segna un punto di riferimento imprescindibile. Lontano, innevato anche quando a livello del mare si superano i 30 gradi, talvolta fumante. Ci si avvicina e lo si lascia alle spalle, andando verso meridione.  

 

Oltrepassata Catania, c’è Siracusa. Ha festeggiato, nel 2017, i 2750 dalla fondazione. Ma i siculi e i sicani, che scapparono all’arrivo dei greci, erano sull’isola Ortigia già mille anni prima di Cristo. E’ la Magna Grecia, che si racconta attraverso i templi di Apollonium, Artemisium e Atenium nel centro storico. Quest’ultimo è un unicum nel mondo: oggi è la cattedrale, dove le pareti sono state edificate ad unire tra loro le colonne e dove, in pratica, si continua a pregare da migliaia di anni. Ma anche Roma ha lasciato i suoi segni: le catacombe, tra tutti, le più importanti dopo quelle della Capitale, tutelate anche queste dal Vaticano.  

 

Chiesa della Badia a Siracusa  

 

Poche decine di metri più in là, sul lato più breve della piazza, la chiesa della Badia, conosciuta per il Caravaggio che racconta il seppellimento di Santa Lucia, talmente ricco di dettagli da risultare crudo, e corretto, in effetti, dallo stesso artista: la testa della Santa, inizialmente tagliata di netto, fu ricucita con alcune pennellate, per una visione edulcorata, meno cruenta. 

 

Santa Lucia nella chiesa della Badia a Siracusa  

 

La geografia dell’immaginario ha uno dei suoi centri principali a Scicli, ancora più a Sud. Per Elio Vittorini è quasi una “Gerusalemme”: è un pastore che, alla vista del borgo, si interroga se per caso non sia sulla via della Città Santa. Poi c’è Montalbano, che Andrea Camilleri descrive non soltanto per l’Italia ma che, grazie alle traduzioni, per esempio, è amatissimo anche fuori dal Belpaese.  

 

Il Municipio di Scicli  

 

Il Municipio di Scicli così, per magia, diventa il «suo»; commissariato, con tanto di insegna «polizia»; che in pratica non viene mai rimossa. Il questore della serie tv (approdata a Scicli per la prima volta nel 1998) ha sfrattato il sindaco dall’ufficio del primo piano e al pianterreno i noiosi uffici comunali hanno lasciato spazio alla polizia e alla nota scrivania del set.  

 

La scrivania del commissario Montalbano  

 

Un tassello di una congiuntura fortunata cominciata un po’ per caso, un po’ perché forse per scoprire la bellezza dei luoghi ci vuole lo sguardo di chi arriva da lontano, ecco che da vent’anni a questo angolo di Sicilia è rinato. Grazie a stranieri, ma anche italiani, che hanno acquistato le case nel centro storico e le hanno restituite al loro splendore, grazie alle attività che sono state aperte, grazie ad una riscoperta di piazzette e vicoli in cui si trovano accanto la nonnina vestita di nero e l’imprenditore che ha saputo cogliere una visione. 

 

In alto il vecchio insediamento di Chiafura  

 

A due passi dalle vecchie grotte di Chiafura (un «Purgatorio»; in terra, secondo Pasolini, che ne rimase colpito), scavate nella morbida roccia, c’è la piazza del centro con i suoi ristoranti, con questa pietra chiara a dare a tutto un unico colore tenue e caldo. Non sanno nemmeno loro, gli abitanti di Scicli, come è accaduto. Ma in un anno, nel 2002, grazie anche all’inserimento del centro storico nei luoghi Patrimonio dell’Unesco, si è passati da un bed and breakfast a 284, oltre a cinque hotel di charme e tre nuovi villaggi. Sono arrivati, prima alla spicciolata, in seguito grazie al circolo virtuoso che hanno contribuito ad innescare, i grandi nomi.  

 

 

Palazzo Beneventano a Scicli  

 

Scicli è diventata il buen ritiro di chi, stanco della metropoli, vuole vivere magari anche soltanto una parte dell’anno in tranquillità, e soprattutto immerso nell’arte (il Barocco non è soltanto quello di Noto): si incontrano così Cristina Nardini (nota dinastia che produce grappa), Marco Steiner (erede di Hugo Pratt), Alex Majoli (presidente dell’agenzia di foto Magnum), l’architetto Filippo Walcher, solo per ricordarne alcuni. Ed è anche grazie a loro che è stato avviato un recupero conservativo importante del centro storico: innamorati di questo angolo di Sicilia, hanno voluto conservarlo, ridonando ad architetture che rischiavano il crollo una nuova vita, mai snaturando stili e paesaggi. Una sovrintendenza fai-da-te, autoimposta, che oggi regala ai turisti un centrostorico vivo, vero, abitato, senza quell’area museale che sa di finto, vuoto. 

 

Dove dormire e mangiare a Scicli  

A pochi minuti di auto dal centro di Scicli, c’è il Voi Marsa Siclà Resort. Appena ristrutturato, ora fa parte della Voi Hotel di Alpitour. Strutture a un piano, in media con quattro stanze, una piscina da mille metri quadrati, una zona centrale con il ristorante Il Baglio e la pizzeria Timilia (che prende il nome dai grani originari siciliani). Il tutto in un giardino che scivola verso il mare, da raggiungere a piedi con una passeggiata o con i mezzi elettrici ed ecologici. Una struttura appena restaurata (quattro milioni l’ammontare dei lavori), e di proprietà, garanzia in più per una proposta di eccellenza. Una sinergia pubblico-privato e a uno spirito di sistema, ricordano l’ad Voihotels Paolo Terrinoni e il sindaco di Scicli Enzo Giannone, che hanno portato un incremento rilevante dell’occupazione diretta e un indotto importante. 

 

Come arrivare  

Il resort non è lontano dall’aeroporto di Catania, collegato con voli Neos (partono ogni domenica, da Milano Malpensa, Bergano, Verona, fino a fine settembre), ed è una comoda base di partenza per esplorare la Sicilia sudorientale. 

 

Dove dormire a Taormina  

A Taormina altro punto di partenza d’eccellenza: il cinque stelle lusso Mazzarò Sea Palace Lifestyle Voihotels: elegante e sobrio, con una proposta gastronomica che fonde gusti della tradizione e innovazione e sa sorprendere. Affacciato sulla baia, ha una spiaggia privata. Non lontano, sempre Voihotels, il “cugino” Atlantis Bay, incastonato nella roccia, altra cornice meravigliosa. Ha una suite (prezzi di conseguenza) che si immerge nel mare: pareti di sassi bianchi o di acquario, dove le profondità del blu sono ricreate senza pesci, grande segno di rispetto dell’ambiente.  

 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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