FIFA 19 e Pro Evolution Soccer 2019 – il confronto

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Si rinnova la sfida tra i due giochi di calcio più famosi di sempre e mai come quest’anno il verdetto sulle meccaniche di gioco sembra incerto

Anche quest’anno si rinnova l’eterna dicotomia tra Pro Evolution Soccer e FIFA, un duello che ormai dal punto di vista delle vendite e delle licenze non ha più senso di esistere, visto lo strapotere del gioco di Electronic Arts, ma che sussiste ancora sul piano delle meccaniche di gioco. 

 

Quest’anno PES 2019 scenderà in campo prima, a fine agosto, con una serie di edizioni dedicate alle principali squadre europee (in Italia ce ne saranno due: la Milan e la Inter Edition), oltre ovviamente alla collaborazione col Barcelona, che ha permesso a Konami di replicare in maniera perfetta non solo i giocatori ma anche il Camp Nou. C’è anche un’edizione speciale dedicata a David Beckham che permette di ottenerlo come giocatore speciale per la modalità myClub. Per quanto riguarda le licenze ufficiali, PES potrà contare su la Superliga Danese, la Liga NOS Portoghese, la Pro League Belga, la Super League Svizzera, la Ladbrokes Premiership Scozzese, la Superliga Argentina e, in esclusiva su PES 2019, la Premier Liga Russa. 

 

 

Dall’altra parte abbiamo FIFA 19 che vanta una potenza di fuoco ovviamente superiore con più licenze, più stadi e maglie ufficiali e da quest’anno anche la Champions League. Potremo decidere se giocare quella ufficiale, crearne una personalizzata, se giocarla nella nostra modalità Carriera e ovviamente entrerà a far parte sia della modalità storia de Il Viaggio. Quest’anno FIFA avrà giusto qualche gatta da pelare per quanto riguarda la gestione di Cristiano Ronaldo, che fino ad oggi è comparso come uomo copertina con la maglia del Real Madrid, ma gli sviluppatori ci hanno assicurato che stanno lavorando sodo per risolvere la situazione. 

 

 

Una volta scesi in campo i due giochi possono sembrare simili, e quest’anno lo sono senza dubbio più che negli anni scorsi, ma sono ancora profondamente differenti. Il ritmo di gioco di PES è senza dubbio più lento, i giocatori e la palla sembrano pesare di più, la corsa e gli scatti influiscono relativamente su un gioco che premia soprattutto il palleggio e la manovra corale. Dal punto di vista delle finte, PES non ha mai cercato di rivaleggiare con FIFA e con le sue mille combinazioni, ci sono alcune mosse che possiamo utilizzare ma qua si punta soprattutto sul palleggio e il tocco per cercare di mandare l’avversario fuori tempo. 

 

Rispetto al passato è stato rivisto completamente il modo in cui i giocatori controllano il pallone e lo gestiscono, tenendo conto della loro posizione, di quella della sfera e degli avversari. Inoltre è stato migliorato il tocco di prima, che permetterà ai più bravi di gestire la palla velocemente, sbilanciando i difensori. L’aspetto più interessante della nostra prova è stata sicuramente la gestione dei portieri, che in passato si sono rivelati l’aspetto più debole del gioco. Nei match che abbiamo potuto giocare invece sono sempre stati pronti all’uscita e sicuri nelle parate. 

 

Ci vorrà ancora del tempo e molte partite per affinare il nostro giudizio, ma senza dubbio PES, nonostante le mancanze dal punto di vista dei contenuti, è un gioco di calcio profondo, interessante e in grado di restituire la complessità di un gioco ricco di sfaccettature. Ciò che manca forse è una gestione delle tattiche che sia incisiva quanto quella proposta dall’altro duellante e mancano modifiche incisive come quelle che leggerete qua sotto. 

 

 

Dall’altra parte infatti abbiamo FIFA, che di solito offre un gioco più veloce e frenetico, ma che quest’anno ha deciso di rallentare un po’ i ritmi e di inserire alcune variabili decisamente interessanti. La prima è senza dubbio un nuovo tipo di tiro preciso che permetterà ai più bravi di eseguire traiettorie perfette all’incrocio dei pali. Per eseguire questo tipo di tiri bisognerà premere il tasto una seconda volta, non appena il piede del calciatore tocca la palla. Il giusto tempismo sarà ricompensato con un tiro perfetto, sbagliate il tempo e ne verrà fuori una roba imbarazzante anche nei tornei dilettantistici. L’altra novità interessante è l’introduzione di un sistema chiamato “Active Touch” che permette di eseguire palleggi di piede, coscia e testa per aggiustarsi il pallone, dribblare o tirare al volo. Ovviamente tutto questo va usato cum grano salis, perché il rischio di perdere palla è altissimo se ci si mette a fare i disinvolti nel momento sbagliato. 

 

Molto interessante è anche la nuova meccanica delle collisioni che vede i giocatori contendersi la palla in maniera realistica, con interventi anche decisi, mentre in passato uno dei due, scelto dall’IA in base a una serie di fattori, rinunciava automaticamente allo scontro. Chiudiamo infine con le nuove tattiche che finalmente sembrano poter influire sul gioco, soprattutto quelle difensive in cui potremo scegliere se lasciare spazio all’avversario o pressarlo, magari non appena commette un piccolo errore, per poi ripartire con un veloce contropiede o stordirlo di passaggi al limite dell’area. 

 

Il risultato finale è un gioco un po’ meno frenetico dell’anno passato ma comunque veloce, ricco di sfaccettature e che con la nuova meccanica dei rimpalli potrebbe risultare meno frustrante e con maggiori incertezze, con conseguente aumento dello spettacolo lato esport. 

 

 

Mai come quest’anno il giudizio sui due giochi appare in bilico dal punto di vista della giocabilità. Sia PES 2019 che FIFA 19 sembrano offrire un calcio divertente e profondo, tutto da scoprire. Entrambi i giochi sono visivamente sempre più belli, entrambi offrono movimenti riprodotti in maniera spettacolare (forse il titolo di EA è leggermente meno ingessato nelle animazioni) ed entrambi sembrano dopo questo primo approccio titoli in grado di divertire chi ama il genere. Certo, da una parte l’offerta è straripante e c’è la modalità FUT che pesa come un macigno, ma visto che il calcio è religione, in questa stagione forse possiamo serenamente proclamare la libertà di culto. 

 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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