Sul palcoscenico fra Caino e Abele scoppia la pace

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A Bolzano Danza ha debuttato il nuovo lavoro di Roberto Zappalà che a maggio al Regio di Torino porterà «La Giara»

Nella penombra Caino e Abele, scarponcelli, guantoni, caschi da boxeur, se le danno di santa ragione senza esclusione di colpi. Chi è il buono? Chi il cattivo? Chi la vittima o il carnefice? 

 

L’essere umano è impastato di bene e male. Ma la lotta fratricida non può che generare altra guerra. È una soluzione che Roberto Zappalà sembra non voler accettare. E lancia un segno di speranza, come già aveva fatto nel bellissimo duetto «Romeo e Giulietta, la sfocatura dei corpi»: i giovani amanti sopravvivevano alla tragedia in un inno alla vita e all’amore. 

 

Ora Zappalà ci invita a meditare su una possibile tregua: il male e il bene sono dentro di noi, lasciare che si scatenino le forze negative non può che portare al peggio  

Sono i temi che animano «Liederduett (due episodi su Caino e Abele)» lo spettacolo che la Compagnia Zappalà Danza ha presentato in prima nazionale al Festival Bolzano Danza. Un lavoro articolato e complesso che nasce da due diversi step, creati nel corso dell’ultimo anno ed ora assemblati in una serata unica.  

 

 

Prima è nato «Corpo a corpo» originariamente su musiche di Brahms e Nick Cave ora su una partitura elettronica eseguita live da Pierpaolo Cimino. I due contendenti si affrontano come su un ring e la lotta è scandita in diversi round. Alternano gesti rallentati al ringhiare di animali feroci. Si rotolano a terra, si aggrediscono, si esibiscono in prese acrobatiche, si accusano reciprocamente di essere assassini. Ma hanno anche momenti di affetto, come ad ascoltare quel sale della saggezza che cola simbolicamente da un pungingball.  

 

«Come le ali» è il titolo del secondo pannello. In un clima rappacificato compaiono due esseri coperti di un piumaggio nero del quale presto si liberano per lasciare spazio a due tute multicolori con cui danno vita a una danza quasi sempre all’unisono a simboleggiare l’armonia, mentre sullo sfondo cala un sipario di piume bianche. Anche qui la musica iniziale era Brahms, mente ora il tappeto sonoro è costituito da Lieder di Schubert, interpretati dal controtenore Riccardo Angelo Strano.  

 

Presentati in diverse occasioni autonomamente, i due momenti coreografici ora costituiscono un brano a serata intera e il trait d’union è costituito dalle note della serenata «Ständchen D 957» di Schubert che impercettibilmente trasmigrano dalla tastiera di Cimino al pianoforte di Luca Ballerini. Se nella prima parte i contendenti erano Gaetano Montecasino e Fernaldo Roldan Ferrer, nella seconda i protagonisti sono Adriano Colletta e Filippo Domini. Ma ci sono anche altri due interpreti che si scopriranno alla fine. 

 

La scommessa, condivisa da Zappalà e dal suo dramaturg Nello Calabrò, consiste nel non cambiare quasi nulla della partitura coreografica su questa nuova struttura musicale. La dolcezza dei Lieder di Schubert contribuisce a calarci in un mondo rappacificato, anche se con una forse eccessiva uniformità musicale. Un lavoro che nasce ora e non potrà che affinarsi nelle repliche. 

 

Dopo Bolzano l’avventura di Caino e Abele prosegue per la stagione invernale, mentre la Compagnia Zappalà Danza, che ha sede a Catania ed è Centro di Produzione Nazionale, cioè corrisponde a un Teatro Stabile per la Prosa, è attesa per il prossimo maggio al Teatro Regio di Torino per la nuova versione della “Giara” di Casella che farà serata con “Cavalleria Rusticana”. 

Sergio Trombetta 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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