Le aziende: “Neolaureati molto preparati, le università devono fare di più”

0
Una survey controcorrente per Best Stage 2018 – Repubblica degli Stagisti

Nell’ultimo Best Stage 2018 una survey sulle aziende ha indagato il tema: quale collaborazione e comunicazione c’è tra mondo dell’università e mondo del lavoro. Il campione è di qualità. Le aziende aderenti alla Repubblica degli Stagisti sono infatti un’ottantina, danno lavoro a oltre 42mila persone e hanno ospitato, nel 2017, più di 2mila stagisti, con percentuali di assunzione post-stage largamente al di sopra della media: oltre 1.000 sono stati i giovani contrattualizzati al termine del percorso di tirocinio. Inoltre, le aziende del network hanno anche effettuato assunzioni dirette senza passare attraverso il tirocinio, assumendo più di 1600 giovani under 30 nel corso del 2017. 

 

E’ un campione di aziende di successo, che alla domanda su quale sia la valutazione sulla preparazione degli stagisti che provengono dalle università risponde quasi unanime. Il giudizio è positivo: il 69% dice “Buona, sono abbastanza preparati”; per il 31% è addirittura “Ottima, sono molto preparati”. Ciò non significa che non ci siano margini di miglioramento. Interrogate sulle maggiori lacune dei giovani, le aziende additano le competenze linguistiche (37% dei casi) e le soft skill, le (“Mancano le competenze trasversali necessarie per adattarsi all’ambiente di lavoro”) segnalate nel 33% dei casi. Distanziate, vi sono anche lacune nelle competenze informatiche (13%) e nelle hard skill (“Mancano le competenze di base necessarie a svolgere il lavoro per il quale hanno studiato”), che valgono un altro 13%. La lacuna meno percepita è invece quella sul lavoro di equipe, solo il 3% delle aziende rileva candidati impreparati su questo aspetto. 

 

Quanto conta per le aziende il voto di laurea? “Molto” , affermano le aziende nel 65,5% dei casi: “E’ un criterio importante, ma ci capita di selezionare anche persone che si sono laureate con voti medi”. Il voto vale “abbastanza” per il 27,5%: “E’ solo uno dei tanti criteri, anche perché non abbiamo grande fiducia sul fatto che indichi in maniera veritiera la preparazione del candidato”. A coloro che hanno risposto “per nulla” o “abbastanza” la survey poi chiedeva di esplicitare il perché: la maggior parte (50%) ha risposto che “nella propria esperienza di recruiting gli stagisti laureati con voti meno alti sono ugualmente brillanti rispetto a quelli col massimo dei voti”; la seconda opzione infine esplicita una diffidenza: “I criteri di valutazione variano troppo da università a università per poter avere un valore oggettivo”. 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.