Dall’Austria Salvini insiste: “Non autorizzo a sbarcare”

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Il ministro dell’Interno da Innsbruck chiama il Viminale: «Quanti ne abbiamo beccati?»

«Io non voglio farmi prendere in giro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto io non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità». Tiene la linea dura ministro Matteo Salvini sui migranti che secondo le ricostruzioni avrebbero minacciato l’equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa che domenica, dopo averli soccorsi in mare, era pronto a consegnare 67 persone alle motovedette libiche. Alla fine sono stati trasferiti sulla nave della Guardia costiera Diciotti che li ha condotti al porto di Trapani: «O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera». 

Il ministro dell’Interno ha liquidato il problema della necessità di un provvedimento della procura: «Basta una telefonata alla magistratura di Trapani»  

 

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini questa mattina ha chiamato il Viminale per informarsi sull’individuazione dei migranti a bordo della nave Diciotti. «Quanti ne hanno beccati?», ha chiesto stamane alle 8,30 al suo interlocutore del Viminale mentre a piedi dall’hotel dove ha incontrato i suoi colleghi tedesco e austriaco si stava recando al centro congressi per la plenaria dei ministri europei dell’Interno. Poi ha aggiunto: «Guarda che io insisterò sul fatto che questi devono scendere dalla nave in manette». E gli è stato spiegato che ne sono stati individuati già due e altri quattro sono in fase di identificazione.  

 

Sembra che il suo interlocutore gli abbia fatto notare che per arrestarli è necessario un provvedimento della magistratura e Salvini ha liquidato così il problema: «Basta una telefonata alla magistratura di Trapani delle forze dell’ordine che hanno identificato i violenti e i dirottatori». 

 

Dopo l’incontro con l’omologo tedesco Horst Seehofer e l’austriaco Hebert Kickl, il ministro è molto soddisfatto. Dice che finalmente le idee italiane stanno diventando quelle europee, quantomeno di molti Paesi europei. «Ora bisogna capire cosa vuole fare la Francia», osserva. Poi sorride quando parla dell’asse Italia-Germania-Austria. Ma è stato lo stesso padrone di casa austriaco a parlarne in questi termini. Anzi, Kickl ha usato un’espressione ancora diversa parlando di «cooperazione dei volenterosi che diventa di quelli che fanno». Di quelli, ha aggiunto Seehofer, che sono d’accordo nell’introdurre «un nuovo ordine nelle politiche sull’immigrazione». Proteggere le frontiere esterne, innanzitutto. «Con Salvini – ha detto Seehofer – siamo d’accordo che i piccoli problemi tra singoli Stati europei, cioè i movimenti di migranti che passano da un Paese all’altro, possono essere risolti se risolviamo il problema più grande dell’immigrazione esterna». 

 

Salvini ha aggiunto di sperare che Italia, Germania e Austria siano «il nucleo di impulso europeo per dare ospitalità a chi scappa dalle guerre ma che riporti indietro chi dalla guerra invece non scappa». 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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