Lei? È la nipotina di Prodi Pd sempre più allo sbando: nel partito ora si dice che…

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E se spuntasse una donna? Se limprevisto, capace di ravvivare un congresso che si annuncia noioso, fosse una candidatura femminile? Sono in molti, nel Pd, a chiederselo. Soprattutto nellarea renziana, in cerca di qualcuno da contrapporre a Nicola Zingaretti, finora lunico candidato ufficiale. Che non sia una suggestione o la periodica lamentazione per lassenza di volti femminili, lo conferma un dettaglio passato quasi inosservato. Quasi alla fine del suo intervento, allassemblea nazionale di sabato scorso, Matteo Renzi ha invitato il Pd a prendere come modello due donne.

Una di queste è Alexandria Ocasio-Cortez, vincitrice delle primarie democratiche di New York, la 28enne ispanica, diventata una star nel Partito democratico americano. Perché, come ha detto Renzi, ha vinto contro lestablishment del partito. Come fece lui. Laltra donna citata è Emma Gonzalez, la studentessa 18enne statunitense sopravvissuta alla strage del liceo Parkland.

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Ma più ancora che Emma, a colpire lex segretario è la vicenda di Alexandria: mamma portoricana, papà del sud del Bronx, è diventata lanti-Trump dei Democratici Usa, in crisi dopo la sconfitta della Clinton. Nella biografia, prima ancora che nella battaglia politica, il perfetto opposto di The Donald.

ALLA RICERCA
Ci vorrebbe unAlexandria, si dice tra i renziani. Ma chi può essere? Al momento non cè. Agli inizi dellavventura renziana, fu Maria Elena Boschi il volto dei rottamatori al potere. Ma il referendum e le difficoltà del Giglio hanno oscurato la sua stella. Ma nulla vieta che non si faccia strada unaltra donna. Sarebbe, di per sé, un segno di rottura, visto il monopolio maschile nella scena dem.

Alcune, per la verità, sono già considerate una potenzialità. Una è Teresa Bellanova, ex Cgil, che al governo si è occupata di tante crisi aziendali, dimostrando tenacia e passione. Renzi la stima molto. Unaltra che ha attirato lattenzione negli ultimi mesi è il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, uno dei pochi casi alle ultime elezioni amministrative in cui il Pd non ha perso. Sabato scorso, allHotel Ergife, è stata fatta parlare subito dopo Renzi. «Si può anche vincere», è stato il suo incipit. E non ha fatto sconti al suo partito. Anche in tema di immigrazione: «La svolta Minniti», ha detto, doveva arrivare prima e andare più «in profondità». Se la Lega, nella sua città, è passata dallo zero virgola al 14% «non è solo per la strumentalizzazione di un problema, ma per il fatto che noi non lo abbiamo affrontato».

MARCIA IN PIÙ
Sempre allHotel Ergife è intervenuta una giovane donna che ha dalla sua, oltre al curriculum, una marcia in più: di cognome fa Prodi. Si tratta di Maria Chiara, classe 1978, nata a Bologna, ma da anni a Parigi. Pianista, ma anche molto attiva nellimpegno politico. Presiede la commissione Nuove migrazioni e nuove pratiche del Cgie, il Consiglio generale per gli italiani allestero. Insomma è il perfetto rappresentante dei tanti ragazzi «in fuga» oltre confine. E molto giovane è unaltra emergente del vivaio dem: Arianna Furi, 20 anni, la più giovane dei Millenials che Renzi volle in direzione.

La rosa si chiude con Katia Tarasconi, piacentina, anche lei espressione delle nuove generazioni: doppia cittadinanza, italiana e americana, classe 1973, è consigliere regionale del Pd in Emilia Romagna. Dal palco dellErgife ha mostrato grinta da vendere: «Non voglio essere complice della vostra follia. Avete perso il contatto con la realtà e ci state trascinando a fondo», ha detto. Il tempo e la fortuna diranno se una di loro riuscirà a emergere. Ma qualcosa, volendo, si muove.

di Elisa Calessi

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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