Ocse: da rafforzamento populismi rischio per la crescita. Italia fanalino di coda

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L’Ocse prevede una crescita del 2,2% del Pil dell’Eurozona quest’anno e del 2,1% nel 2019. Per l’Italia invece, le previsioni sono di una crescita dell’1,4% nel 2018 e dell’1,1% nel 2019, le stesse stime che l’organizzazione aveva riportato nell’Outlook del mese scorso. 

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19 giugno 2018″La crescita economica dell’Eurozona è in leggero rallentamento ma resterà “robusta, sugli standard degli ultimi anni”. E’ quanto si legge nell’Economic Survey dell’Ocse sull’Eurozona, da cui si ricava che l’Italia resta il fanalino di coda tra i Paesi dell’area Euro. L’Ocse prevede una crescita del 2,2% del Pil dell’Eurozona quest’anno e del 2,1% nel 2019. Per l’Italia invece, le previsioni sono di una crescita dell’1,4% nel 2018 e dell’1,1% nel 2019, le stesse stime che l’organizzazione aveva riportato nell’Outlook del mese scorso. 

L’indagine, presentata a Bruxelles dal Segretario Generale dell’Ocse Angel Gurría, evidenziano la necessità di una riforma del bilancio dell’Ue, delle politiche di coesione più efficienti per ridurre i divari regionali e ulteriori sforzi per approfondire il mercato unico. L’Ocse sottolinea anche la necessità di completare l’unione bancaria, creando un regime di sostegno fiscale comune e semplificando le regole fiscali.

“Dopo anni di crisi, lo slancio economico positivo si è diffuso in tutta Europa -ha affermato Gurría-. La crescita continua ad un ritmo solido e si è ampliata tra settori e paesi. I benefici sono condivisi da tutti”.

I sondaggi dicono che la politica macroeconomica deve essere adattata per sostenere l’espansione economica riducendo al contempo gli squilibri, continua l’Ocse. La politica monetaria rimane accomodante fino a quando l’inflazione è durevolmente in linea con l’obiettivo, anche se la Bce si prepara per una graduale normalizzazione della sua politica. Con l’espansione economica in corso, i governi dovrebbero ridurre i rapporti debito/ Pil. Le regole fiscali semplificate e una maggiore attenzione alla spesa dovrebbero contribuire a raggiungere questo obiettivo senza far deragliare la ripresa, continua l’Ocse.

Garantire la stabilità dell’unione monetaria e aumentare la resilienza della moneta comune sarà fondamentale per il futuro progresso economico. Una maggiore condivisione dei rischi è necessaria, con un regime di assicurazione europeo. Le riforme per sviluppare l’Unione dei mercati dei capitali e una rapida riduzione dei crediti non performing sono importanti per consentire un migliore funzionamento dell’Unione economica e monetaria.

Ulteriori riforme per completare l’unione bancaria sono quindi necessarie, in particolare l’istituzione di un sistema di deposito-assicurativo europeo comune con il meccanismo europeo di stabilità come il Fondo Unico risoluzione. Entrambe le riforme aiuterebbero a prevenire una futura crisi finanziaria. La creazione di una nuova risorsa sicura europea. Ciò favorirebbe la diversificazione dell’esposizione delle banche al debito e alle finanze pubbliche negative.

Le riforme al bilancio dell’Ue possono migliorare e renderlo più inclusivo, sottolinea l’Ocse. Vi è spazio per aumentare i contributi statali, compreso il finanziamento attuale che non riflette la capacità di pagamento dei paesi. L’indagine Ue suggerisce di fatto le risorse per finanziare la spesa che stimoli la crescita, includendo i costi, liberando dalla graduale eliminazione i pagamenti di produzione sulla politica agricola comune e più mirata ad una politica regionale per quelle in ritardo di sviluppo.

Migliorare il funzionamento del mercato unico aumenterebbe la crescita e il tenore di vita, spiega l’Ocse. Vi è spazio per migliorare la qualità dei servizi e dei servizi nel settore energetico, migliorare la cooperazione transfrontaliera nel settore energetico.

Da rafforzamento populismi rischi per la crescita
“Un evento politico negativo come il rafforzamento dei partiti populisti in alcuni Paesi dell’Eurozona, collegato con l’incompletezza dell’architettura dell’area euro, potrebbe portare a un forte aumento dei rischi di ridenominazione (il pericolo che alcuni paesi possano essere costretti a rinunciare all’euro e a reintrodurre proprie valute) e alla perdita di accesso ai mercati per alcuni Paesi sovrano dell’area euro”, si legge ancora nel rapporto dell’Ocse sull’Eurozona, che cita anche le crescenti tensioni protezionistiche tra i rischi per la crescita. Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria,  sottolinea che ‘l’alto tasso di disoccupazioni in molti Paesi spinge i cittadini a votare a favore di forze politiche anti-Ue’.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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