Nuova tegola Roma su M5S

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Nuova tegola Roma su M5S

(Credits: stadiodellaroma.com)

Nuova ‘tegola Roma’ sul Movimento 5 Stelle nel giorno in cui, con il giuramento dei sottosegretari, si completa la squadra del governo Conte. L’inchiesta sullo stadio della Roma che vede coinvolti, tra gli altri, l’attuale presidente di Acea Luca Lanzalone (finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione), il capogruppo 5 Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara, il presidente dell’ordine degli avvocati di Roma Mauro Vaglio e l’avvocato Daniele Piva (entrambi candidati per il M5S alle ultime politiche, non eletti) irrompe nella festa grillina come un fulmine a ciel sereno.

Tra gli eletti in Parlamento, nonostante le parole dure arrivate dai ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli (“Chi sbaglia paga”), si preferisce non commentare l’indagine che sta di nuovo facendo tremare la Capitale e la giunta Raggi. Elio Lannutti, vicino a Beppe Grillo, è tra i pochi a esprimersi, in chiaro: “Chi sbaglia deve pagare, senza sconti”, scrive su Fb l’ex presidente Adusbef. Che ne ha anche per il costruttore Luca Parnasi, uno degli arrestati ‘eccellenti’ nell’ambito dell’operazione Rinascimento: “Beppe Grillo avanti di decenni, il sottoscritto di qualche lustro su Parnasi, affaristi, combriccole e manutengoli del potere marcio”.

A microfoni spenti un big pentastellato si sfoga con l’Adnkronos lamentandosi di chi ha voluto puntare sull’avvocato genovese scelto dal sindaco Virginia Raggi prima come consulente per la questione stadio e poi come numero uno di Acea: “Come con Marra, con Lanzalone abbiamo di nuovo sbagliato a fidarci di un ‘super tecnico’…”.

Il timore, sposato da diverse voci influenti nella compagine parlamentare grillina, è che le vicende del Campidoglio – alla luce della nuova inchiesta sullo stadio della Roma – possano ripercuotersi sul nuovo esecutivo, di cui il M5S è azionista di maggioranza. Un effetto boomerang che il Movimento vuole a tutti i costi evitare in questa fase politica delicata che vede il governo Conte alle prese con un braccio di ferro con la Francia sulla questione migranti.

Ma c’è un altro tema al centro dello scontento grillino di queste ore e riguarda le modalità con cui sarebbero avvenute le nomine dei sottosegretari: c’è chi infatti lamenta una rigidità nelle scelte del leader M5S Luigi Di Maio, che, secondo un pentastellato di peso, avrebbe provato a riempire le caselle del sottogoverno con decisioni tranchant senza tenere in considerazione le volontà espresse dai futuri sottosegretari, alcuni dei quali sarebbero stati catapultati nei ministeri senza sapere quali deleghe sarebbero state loro affidate.

Non è un mistero il disappunto di Stefano Buffagni, dato come papabile per un posto al Mef e poi dirottato alla presidenza del Consiglio come sottosegretario per gli Affari regionali e le autonomie. “Un po’ di amaro in bocca c’è… ma siamo una grande comunità e si va avanti tutti insieme!”, scrive a commento di un video girato nel suo nuovo ufficio e postato sui social.

Ma a sollevare malumori sono anche alcune nomine targate Lega, come quella di Armando Siri, l’ideologo della Flat tax scelto come sottosegretario ai Trasporti.

“La nomina di una persona che abbia ‘patteggiato’ una pena per bancarotta va contro i nostri più basilari principi di trasparenza e contro lo spirito del nostro primo V-Day nel quale chiedevamo che condannati non varcassero le aule parlamentari”, rimarca il parlamentare abruzzese, per il quale la nomina di Siri, “ovviamente frutto di un compromesso con la Lega”, rappresenta “un errore ed una deriva molto pericolosa per chi, per anni, ha seguito i principi del MoVimento 5 Stelle”.

[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]

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