L’Argentina ha fatto un passo verso la legalizzazione dell’aborto

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La Camera ha approvato una legge molto più avanzata dell’attuale, nonostante l’opposizione del presidente e della Chiesa

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La Camera del Congresso dell’Argentina ha approvato una proposta di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, che ora è concessa solo in caso di stupro o se la salute della donna sono in pericolo. La nuova proposta di legge – contro cui si è schierata con forza la Chiesa cattolica – è stata votata con 129 sì, 125 no e un astenuto, e passerà ora all’esame del Senato. La nuova legge prevede la possibilità di abortire in modo legale, sicuro e gratuito entro la quattordicesima settimana, indipendentemente dalle circostanze.

Il dibattito alla camera è cominciato alle 11 di mercoledì 13 giugno, ora locale, ed è durato quasi 23 ore senza interruzione mentre fuori, per tutto il tempo, sono state organizzate manifestazioni, veglie e presidi: la piazza è stata divisa da una barriera in modo che i due schieramenti contrapposti non potessero entrare in contatto. I movimenti a favore della legalizzazione si riconoscono dai fazzoletti verdi e sono riuniti nel movimento femminista Ni una menos, nato nel 2015. Le femministe sostengono che la scelta del Parlamento non sia tra aborto o no, ma tra aborto legale o aborto clandestino.

Giovani attivisti e attiviste a favore della legalizzazione mentre dormono fuori dal Congresso, Buenos Aires, 13 giugno 2018 (EITAN ABRAMOVICH/AFP/Getty Images)

I movimenti contrari all’aborto sono riconoscibili anche dai fazzoletti rosa e azzurri che indossano. Nella serata di ieri, poco lontano dal Congresso, hanno montato un maxischermo su cui è stata proiettata l’ecografia eseguita in diretta da una dottoressa su una donna incinta: la dottoressa diceva «Non venite a dirmi che questo è solo un grumo di cellule».

Ora il progetto di legge passerà al Senato, che potrebbe impiegare diverse settimane prima di cominciare la discussione. Il voto, scrive il quotidiano argentino Clarín, potrebbe svolgersi il prossimo settembre. L’articolo 81 della Costituzione argentina dice che se un progetto viene respinto da una delle due camere «non potrà essere ripresentato nelle sessioni di quello stesso anno». Se il Senato non approverà il progetto già votato alla camera, quindi, prima di un anno in Argentina non si tornerà a parlare di interruzione di gravidanza. Se invece anche il Senato voterà a favore, il progetto diventerà legge. Il presidente dell’Argentina potrà comunque porre il veto e respingere totalmente o solo in parte ciò che è stato approvato dal Congresso. Mauricio Macri, che è esplicitamente contrario alla legalizzazione, ha detto che se la legge dovesse definitivamente essere approvata, lui non porrà il veto.

La proposta di legge in discussione prevede l’aborto come diritto fino alla quattordicesima settimana (terzo mese di gravidanza) e oltre la quattordicesima in tre casi (stupro, pericolo per la vita della donna e gravi malformazioni fetali). Include l’aborto nel programma medico obbligatorio (PMO), come dunque una prestazione medica di base, essenziale e gratuita, e stabilisce un tempo di 5 giorni dalla richiesta entro i quali deve essere garantito l’accesso al servizio. Secondo gli ultimi sondaggi i due terzi della popolazione argentina sono favorevoli della legalizzazione.

In Argentina l’interruzione volontaria o indotta della gravidanza è illegale ed è punita con il carcere. Nei fatti, in Argentina così come negli altri paesi in cui l’aborto è criminalizzato, c’è un doppio livello: alcune donne riescono a ottenere aborti relativamente sicuri (ma sempre illegali) assumendo il misoprostol o affidandosi a medici privati per un aborto chirurgico, ma sono le donne che possono permetterselo e non sono molte. Per il misoprostol è molto complicato ottenere una ricetta, e ha un costo che la maggior parte delle donne e delle adolescenti non può permettersi; per questo molte donne sono costrette ad assumere sostanze poco sicure e senza alcun controllo. I principali problemi si presentano dunque dopo la procedura. Anche in questo caso, mentre le donne che possono permetterselo si rivolgono a medici privati se qualcosa non va, a tutte le altre non resta che andare negli ospedali pubblici, dove il personale potrebbe però denunciarle alla polizia.

Nel 2014, l’ultimo anno di cui sono disponibili dati ufficiali, in Argentina 47 mila donne sono state ricoverate in ospedale per complicazioni post-aborto. Sebbene la grande maggioranza sia stata curata e mandata a casa, ci sono stati dei casi di denuncia. Nel 2016 una ragazza di 27 anni che aveva avuto un aborto spontaneo è stata condannata a otto anni di carcere per omicidio, dopo che il personale dell’ospedale l’aveva accusata di esserselo indotto. Infine, nonostante la legge argentina consenta l’aborto in casi estremi, la sua situazione è di fatto simile a quella dei paesi dove l’aborto è assolutamente vietato: in molte province la legge non viene applicata o viene ostacolata in tutti i modi.

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[ Fonte articolo: ilpost ]

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