Nazionale, Mancini pensa già al 2022: ’’In Qatar con Balotelli e Chiesa’’

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Idee chiare per il ct azzurro: ''Penso a disputare un grande Europeo, ma confesso che l'idea del Mondiale mi frulla già in testa''. SuperMario e il talento della Fiorentina i punti di forza: ''Ho bisogno di nuovi leader''

ROMA – "Ora penso a qualificarmi per l'Europeo e poi a disputarlo alla grande, io gioco sempre per vincere. Ma confesso che l'idea del Mondiale, visti i precedenti, già mi frulla in testa". Roberto Mancini, intervistato dalla rivista "GQ", SVELA i suoi obiettivi per il suo futuro e, sarà che Russia 2018 è ormai alle porte, inevitabilmente i fari sono proiettati sul Mondiale del 2022 in Qatar.

"ASSURDO ZERO MINUTI AL MONDIALE" – La rassegna iridata, per Mancini, è un conto aperto. "Bearzot non mi chiamò nel 1986 perché non chiesi scusa, Sacchi mi lasciò fuori nel 1994 perché non tornai sulla decisione di autoescludermi, nel 1990 Vicini mi convocò ma senza mai schierarmi – ricorda Mancini -. Risultato: non ho giocato un minuto di un Mondiale, e la trovo un'assurdità anche se in buona parte la colpa è mia". La speranza è che nei panni di allenatore le cose possano andare meglio. Questo il racconto di cosa successe nell'86. "Bearzot me ne diceva di tutti i colori, che mi ero comportato come un somaro, che non mi avrebbe mai più chiamato nemmeno se avessi segnato 40 gol a campionato. Anni dopo, quando s'era ormai ritirato, lo incontrai. Non feci in tempo a chiedergli nulla, fu lui ad assalirmi. 'Perché non mi hai chiamato per scusarti?'. Rimasi di sale. Non l'avevo fatto perché mi vergognavo troppo del mio comportamento, ed ero certo che lui fosse ancora furioso con me. Bearzot si mise le mani nei pochi capelli che gli restavano. 'Io aspettavo soltanto la tua telefonata per richiamarti in Nazionale. Ma senza le scuse non potevo fare niente, e così ti sei perso il Mondiale del 1986'. Volevo morire". Non è andata meglio con Vicini. "Non sono riuscito a emergere in azzurro, e sì che il talento non mi mancava, perché non ho mai avuto l'opportunità di giocare le cinque partite di fila che mi servivano per entrare nel motore della squadra. Non puoi però pretendere strada libera per sei mesi, a prescindere da quanto mostri in campo. All'epoca lo sognavo, ed ero un ingenuo". Poi la lite con Sacchi per una sostituzione durante un'amichevole con la Germania che gli costò Usa '94. "Una cretinata enorme – riconosce oggi il Mancio – Tra l'altro in quel Mondiale, tra gli infortuni, le squalifiche e il grande caldo, avrei sicuramente giocato moltissimo".

OAS_RICH(‘Bottom’); "PUNTO SU BALOTELLI E CHIESA" – Il riscatto passa inizialmente dall'Europeo 2020. "Considerato che la Nazionale è destinata a perdere – subito o nel giro di un paio d'anni – lo zoccolo duro che ci ha tenuto a galla fino al flop con la Svezia, ho bisogno di nuovi leader", ammette Mancini. Tra i nuovi protagonisti ci saranno Balotelli e Chiesa. "Provo affetto per Mario, è ovvio, ma il suo ritorno in azzurro ha motivazioni esclusivamente calcistiche – spiega l'ex tecnico dello Zenit – Ha soltanto 28 anni, e quindi fa ancora in tempo a prendersi tutte le soddisfazioni che desidera perché al suo background fisico e tecnico ha aggiunto l'esperienza. Insomma, è cresciuto in tutti i sensi". E poi il baby talento della Fiorentina: "Federico è identico a Enrico, le stesse finte, la stessa accelerazione, un tiro molto simile. Quest'anno ha segnato poco in relazione alle potenzialità, ma è il classico talento che può esplodere in qualsiasi momento anche dal punto di vista realizzativo. Io me lo aspetto".

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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