Basket, Finals Nba: Golden State campione, LeBron mano rotta e addio?

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I Warriors vincono anche gara-4 e conquistano il secondo titolo di fila, il terzo negli ultimi quattro anni. Resa James che confessa di essersi infortunato nel post-partita di gara-1. Futuro a Cleveland in bilico: "Deciderò in estate, prima devo parlare con la mia famiglia"

CLEVELAND – Lebron alza bandiera bianca, Golden State è campione per il secondo anno di fila. Nessuna rimonta impossibile, alla Quicken Loans Arena i Warriors schiantano letteralmente Cleveland e si confermano campioni della Nba. Finisce 108-85 gara-4 di una serie mai in discussione. I Cavs finiscono la benzina sul più bello e forse è il risultato più giusto vista la stagione regolare.

Certo gli uomini di Kerr non sono stati gli schiacciasassi di due stagioni fa, né hanno riscritto la storia del basket americano a suon di record come in passato, ma al momento giusto hanno tirato fuori la forza, l'orgoglio e l'esperienza per portare a casa il titolo. Cleveland, invece, sembrava essere uscita dalla crisi primaverile che ne aveva minato le certezze, chiudendo la regular season in tutta serenità e confermandosi squadra da battere anche durante i playoff. Ma nel confronto chiave si è sciolta dimostrandosi LeBron-dipendente. Il Prescelto, che oggi ha messo a segno 23 punti, ce l'ha messa tutta per tirare fuori i suoi dal baratro in cui si stavano infilando gara dopo gara, ma col solo apporto di Kevin Love (oggi 13 punti), non ha avuto le forze sufficienti per farlo.

OAS_RICH(‘Bottom’); MANO ROTTA E FUTURO IN BILICO – Adesso è in dubbio anche il futuro di King James a Cleveland. È amareggiato LeBron che a fine gara rivela di aver giocato da gara-2 in poi con la mano fratturata per colpa di un pugno a un muro. "Le grandi emozioni di gara-1 hanno preso il sopravvento e nel post-partita mi sono fatto male da solo negli spogliatoi. In pratica ho giocato le ultime tre partite con una mano rotta".

Non è una scusa quella della stella di Cleveland che mette in discussione il proprio futuro. "Non so cosa accadrà questa estate, ne parlerò con la mia famiglia, discuterò con i miei figli e poi prenderà una decisione. Sono arrivato a Cleveland nel 2014 e ho realizzato il sogno di vincere il titolo con questa squadra, quel successo rimarrà nella storia e scolpito nella mia memoria". Certo è che avrebbe meritato un epilogo migliore, anche perché Cleveland senza il suo Re rischia un futuro di macerie.

LA GARA – L'ultimo 4-0 in una finale risaliva al 2007 e a subirlo c'erano sempre Cleveland e un giovane LeBron James, vinse San Antonio con Golden State che allora era ben lontana dall'essere quella che è oggi. Mai i Warriors, alla vigilia di queste Finals, avrebbero pensato di vincere così facile, in quattro gare, in casa di Cleveland. È il terzo anello negli ultimi quattro anni (l'altro perso in gara-7 dopo aver fatto registrare il record di vittorie in stagione regolare), il secondo di fila, il sesto della sua storia.

È l'anello di coach Kerr, di Curry (37 punti), di Green, di Thompson, di Iguodala e (soprattutto) di Kevin Durant (20 punti, 12 rimbalzi e 10 assist). Portono forte i Warriors che al primo time out sono avanti 10-3 memori di quanto accaduto la scorsa stagione quando, sul 3-0, avevano perso gara-4 a Cleveland: 25-34 alla fine del primo quarto.

Nel secondo parziale LeBron, supportato da Love, firma il sorpasso del 39-38, ma Golden State all'intervallo lungo ci va con lo stessa distanza del primo quarto: +9 (61-52). Il 6-0 Warriors di inizio ripresa permette ai campioni di allungare sul +15 con Cleveland che non trova la forza di reagire precipitando fino al -28. A 4′ dalla sirena finale coach Lue capisce che è la fine e richiama James in panchina con la Quicken Loans Arena che parte col coro "MVP!", poi è festa per Golden State.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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