“Il torto di essere vittime“, libro-denuncia di Stefano Guarnieri

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In tutte le librerie un volume che fa riflettere. E che punta ad un grande cambiamento, culturale e giuridico. “Ogni Crimine ha almeno una vittima. Ogni vittima ha diritto ad avere una voce"
 

Servirà a finanziare l’Associazione Lorenzo Guarnieri e a provare a lanciare un nuovo cambiamento. Parla delle vittime di reato (ovviamente principalmente di quelli dei reati stradali), del loro percorso e della difficoltà che ci sono soprattutto nei tribunali. Questo lo spirito del nuovo libro di Stefano Guarnieri, motore dell'associazione Lorenzo Guarnieri: abbiamo usato la parola "motore" non a caso perché il suo impegno, profuso in questa Onlus, è straordinario.

"Quando perdi un tuo familiare a seguito di un crimine – spiega infatti Guarnieri – sei a tua volta vittima. Trovandoti in una condizione di forte debolezza psicologica devi affrontare un percorso che sarebbe difficile per chiunque in condizioni normali e che per te appare impraticabile, aspro, in costante salita. E, soprattutto nel caso di crimini stradali, sei lasciato spesso solo ad affrontarlo. Ti accorgi di non esistere come vittima per lo Stato italiano. Qualche passo in avanti è stato fatto grazie ad esempio alla Polizia di Stato e alla Fondazione ANIA con progetti a sostegno alle vittime. Poco o niente è stato fatto invece dal sistema giustizia. Nel codice di procedura penale la frequenza più alta è quella della parola "giudice" (1033), seguita da "pubblico ministero" (602), "sentenza" (457) e "imputato" (428). E la parola "vittima" dove si colloca? Per ultima, nominata una sola volta. Infatti la vittima nel processo penale non esiste. In una società che si reputa civile tutto questo può e deve cambiare".

OAS_RICH(‘Bottom’); Il libro attacca sul sul recepimento della normativa Europea 29/2012 sui diritti minimi delle vittime recepita solo parzialmente dal nostro ordinamento nel 2015. In particolare non è stata prevista nessuna formazione sul trattamento delle vittime per i giudici, pubblici ministeri e avvocati e anche il diritto ad avere informazioni dirette sul procedimento è spesso negato o nascosto.

"Noi – continua Guarnieri – in questo momento dove tutte le proposte sono onerose ne proponiamo due a costo zero, copiate dall’Inghilterra dove esiste dal 2015 un “Victim Code”, un codice su come devono essere trattate le vittime".

Ed ecco le due proposte in questione. Riportate fedelmente così come le ha concepite l'associazione Lorenzo Guarnieri Onlus.

1.    Il Pubblico Ministero che rappresenta l’accusa DEVE chiamare la vittima (o i suoi familiari nel caso di omicidio) per un colloquio
2.    La Vittima (o i suoi familiari in caso di omicidio) hanno il diritto di compilare una “Dichiarazione Ufficiale della Vittima” (in Inglese si chiama “Victim Personal Statement”) che entrerà a far parte del fascicolo processuali e la vittima avrà il diritto di leggera in aula durante il giudizio.

Riuscirà il libro nel nobile intento? Di certo apre una questione importante perché come sottolineato più volte in queste righe la "Dichiarazione Ufficiale della Vittima" è un documento che serve a esprimere le sofferenze che la violenza subita (nel caso del sopravvissuto) o la morte violenta di un congiunto hanno determinato. Una sorta di diario, diverso dalle dichiarazioni testimoniali, che fa parte comunque del fascicolo d’indagine, a disposizione della polizia, degli avvocati, dell’indagato, del giudice. Può aiutare la polizia e i magistrati a capire come l’evento abbia segnato la vittima sotto il profilo fisico, emozionale, economico, dei rapporti sociali, ecc. Vi si possono descrivere le sensazioni di vulnerabilità e di paura conseguenti all’evento, di come sia cambiata la qualità della vita e i rapporti con i familiari, delle eventuali idee su come sia successo lo scontro, ecc.

Il libro si chiude con quello che, se Lorenzo fosse stato ucciso a Londra, sarebbe stato il suo VPS scritto da Stefano e sua moglie Stefania e che poi avrebbero letto in giudizio.

"In estrema sintesi – conclude Guarnieri – il nostro obiettivo sarebbe quello di cambiare alcuni comportamenti di alcuni pubblici ministeri e giudici che riducono le vittime ad un fascicolo e non ne comprendono appieno la loro umanità e il loro valore anche per la conduzione delle indagini. E dove alcune volte sono trattate con cinismo e maleducazione che non dovrebbero esserci mai in un aula di tribunale. In un mondo ideale, la vittima dovrebbe avere il posto di capotavola, essere “al centro” e non in disparte (sempre che lei lo voglia)".

 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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