1 Il Mauto di Torino, Sapore di storia

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Viaggio nel museo più spettacolare di sempre, con le vetture contestualizzate nel periodo che le ha viste nascere e vivere

Troppi musei dell’automobile, pubblici o di case automobilistiche, cadono sempre nella stessa trappola: un garage – più o meno grande – pieno di macchine. Il Mauto di Torino sfugge a questa logica: le vetture sono contestualizzate nel periodo che le ha viste nascere e vivere. Così la minuscola Trabant è esposta a fianco del check point Charlie e di una riproduzione del muro di Berlino, a ricordare alle giovani scolaresche cosa significasse la guerra fredda. Il pullmino Bullit della Volkswagen è tra i figli dei fiori. Le scoperte degli anni ’60 e ’70 sono contornate di spezzoni di film e dischi dell’epoca.

Dopo una profonda ristrutturazione ultimata nel 2011 su progetto dell’architetto Cino Zucchi, che ha appena firmato il nuovo quartier generale della Lavazza, l’attuale spettacolare allestimento è dello scenografo franco-svizzero Francois Confino, autore anche del Centre Pompidou di Parigi e del Museo del Cinema di Torino.
L’itinerario di visita è suddiviso in 30 sezioni che ospitano 200 veicoli di oltre 80 marche e si sviluppa su tre piani. In questo viaggio ci accompagna una guida d’eccezione: Lorenzo Ramaciotti, una lunga carriera tra Pininfarina e Fca e da anni presidente della giuria del concorso d’eleganza di Villa d’Este. Si parte dal secondo piano, dove protagonisti sono le automobili a cavallo tra ‘800 e ‘900. «Qui troviamo vetture che sono bolle nel tempo», spiega Ramaciotti, «conservate in condizioni originali e non sottoposte a interventi di restauro pesante che le avrebbero snaturate».
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Qui vale la pena di soffermarsi nella ricostruzione di un’officina dei primi del ‘900, dove le automobili prendono forma, vengono progettate e costruite. Ramaciotti segnala meritevoli di menzione la Peugeot Tipo 3 del 1892, prima auto acquistata in Italia, la Bernardi 3,5 CV del 1896, prima auto a tre ruote costruita in Italia, la prima Fiat 4 HP del 1899. Non solo prodotti, ma anche disegni, attrezzi, che raccontano come il progettista e l’operaio lavorassero fianco a fianco.
Nei primi del ‘900 nasce anche il fervore e l’ebbrezza per la velocità con il movimento del Futurismo e per le esplorazioni. Quindi l’automobile, perfetta sintesi tra tecnica e velocità, accorcia le distanze e diventa simbolo dell’impossibile. Nel 1907 l’italiana Itala compie l’impresa di percorrere in 60 giorni il raid Parigi-Pechino. Da velocità e sperimentazione al lusso dei salotti viaggianti, utilizzati da regnanti e aristocratici. Un esempio è l’Itala 35-45hp del 1909, chiamata Palombella dalla regina Margherita che «si proponeva con caratteristiche di comfort pensate per una signora tanto da poterla definire una delle prime vetture customizzate», spiega la neo-direttrice del Mauto, Mariella Mengozzi.

Dagli anni ’20 l’automobile ritorna protagonista della rinascita postbellica e dai carrozzieri italiani nascono capolavori come la Isotta Fraschini 8 del 1920, la Spa 23 S del 1922 e la Diatto 30 del 1928. Bisogna però aspettare gli anni ’30 per assistere alla nascita della produzione di massa e Ramaciotti ci accompagna sia a vetture per pochi come la Mercedes Benz 500K del 1936, sia a modelli che hanno segnato vere svolte epocali: la Citroen Traction Avant del 1934, un concetto rivoluzionario e la Fiat 500 del 1936, la più piccola auto mai costruita in grande serie nel mondo.

L’automobile vive una nuova rinascita dopo la Seconda Guerra Mondiale e «la carrozzeria italiana diventa scuola e detta le regole del design mondiale», spiega Ramaciotti davanti alla Cisitalia 202 del 1948, la scultura in movimento disegnata da Battista Farina e al prototipo sperimentale Fiat Turbina del 1954.
Davide e Golia è il titolo della sezione dei due mondi a confronto: Europa e America. Da una parte le piccole vetture europee costruite per consumare e costare poco e dall’altra le immense e opulente vetture americane. Davanti a una scenografia spettacolare con disegni e modelli che riprendono scorci di New York e al mito dell’on-the-road della Route 66 sono esposte la Packard Super-Eight 1501 del 1937 e la Cadillac 62 del 1947, insieme ad una collezione di 57 modellini originali delle più rappresentative vetture Usa dal 1937 al 1967.

Scendendo al primo piano si incontrano anche gli aspetti più legati alla tecnica. «Un viaggio attraverso le invenzioni e le soluzioni meccaniche e motoristiche», commenta Ramaciotti, che ci guida nella spettacolare galleria delle auto da corsa. Da quando le rosse italiane erano le Maserati, con icone come la Maserati 250F, fino alle Ferrari di Schumacher. L’idea di velocità e immersione in una corsa sono create dalla proiezione di immagini e filmati. Una curiosità del primo piano è una grande pianta di Torino vista dall’alto che indica le sedi di oltre 70 fabbriche e 80 carrozzieri che vi operavano nel secolo scorso, immagine aiuta a ricordare che Torino è poi diventata la città della Fiat, ma è nata come la città delle 150 tra fabbriche e atelier di auto.

Il piano terreno è dedicato al design e alle mostre temporanee. Dai primi schizzi alla realizzazione di modelli, sino a vetture come l’Alfa Romeo Disco Volante e la barchetta Cisitalia. A raccontare il lavoro del designer sono le voci, tra gli altri, di Giorgetto Giugiaro, Marcello Gandini, Chris Bangle, Walter De Silva, Roberto Giolito e, ovviamente, Ramaciotti.
 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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