Calabria, il borgo fantasma di Pentedattilo

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Da paese fantasma a borgo diffuso: la storia della località calabrese è intrisa di leggenda

Tra i borghi più affascinanti e caratteristici della Calabria, Pentedattilo, in provincia di Reggio Calabria, ha una storia particolare. Per tutto il periodo greco romano fu un fiorente centro economico, riferimento della zona. Ha rivestito una certa importanza anche dal punto di vista politico, economico e religioso grazie alla posizione strategica ai piedi dell’Aspromonte, per perdere via via notorietà nel corso dei decenni, quando si è iniziato a preferire luoghi più accessibili in prossimità del mare. Da molti è considerato ancora un paese fantasma, in quanto venne abbandonato negli Anni Sessanta a causa dell’instabilità del terreno e della montagna che lo ospita.

La rinascita di Pentedattilo Ma oggi è stato dichiarato un luogo sicuro e sta vivendo una seconda vita: molti visitatori l’hanno scoperto, inserendolo in diversi circuiti lontano dal turismo di massa, e il paese si sta valorizzando con diverse iniziative. E’ caratterizzato dalla presenza di una cima a forma di mano che, prima delle tante erosioni, aveva la forma di cinque dita, motivo dal quale si è originato il nome di Pentedattilo. Oggi si è trasformato in un borgo diffuso con l’apertura di piccoli negozi e strutture ricettive sorti dagli edifici abbandonati. Molte casette sono state trasformate in botteghe tipiche, come quelle del legno, della ceramica o del vetro, e c’è anche il Museo delle tradizioni popolari. Gruppi di scout e di volontari hanno tracciato alcuni sentieri che attirano molti amanti delle passeggiate e della natura e, durante la bella stagione, si svolgono anche eventi importanti come il Pentedattilo Film Festival, mostre di fotografia, il Festival etnico Paleariza.

C’è anche una leggenda che contribuisce ad accrescere il fascino della località: ruota intorno al castello, oggi distrutto, e a quella passata alla storia come la Strage degli Alberti, in cui furono protagonisti i marchesi del borgo, gli Alberti, e gli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico, un altro paesino vicino. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti, che però era giù stata chiesta in sposa e promessa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. La notizia fece scattare un’ira furiosa nel barone che la notte di Pasqua entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti tranne dell’amata e del futuro sposo, che prese in ostaggio costringendo Antonietta a sposarlo. Ma il vicerè Cortez inviò una sua spedizione per vendicarsi e dopo aver liberato Don Petrillo, fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta: lui entrò nell’esercito e lei in un convento di clausura. Nelle notti di forte vento, tra le gole della mano del Diavolo, si sentono ancora le urla di dolore degli Alberti.

 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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