Lavoro, un ruolo su cinque scomparirà entro il 2023

0
Secondo l’analisi della società di consulenza Mercer, le aziende italiane sono poco flessibili e scarsamente digitalizzate: solo il 17% delle società del Paese si è attrezzato per il futuro

Vuoi trovare un’occupazione con più facilità in futuro? Allora studia per diventare Data Scientist o Social Media Manager e le porte del lavoro si apriranno prima. Lo rivela il report «Future of Jobs» del World Economic Forum, spiegando quali sono le professioni in rialzo e quali quelle in calo (in primis le amministrative e manifatturiere). Ma sarà fondamentale anche per le imprese ripensare la loro organizzazione. Finora, però, tra le italiane solo in pochissime (17%) si sono attrezzate, come rivela un altro studio, il “Global Talent Trends Study 2018”, realizzato da Mercer, società di consulenza globale per lo sviluppo e l’organizzazione del capitale umano. Una ricerca effettuata confrontando le opinioni di alti dirigenti, addetti alle risorse umane e dipendenti in 57 Paesi tra cui l’Italia.  

 

Il rapporto è suddiviso in cinque categorie chiave. Prende in analisi il livello di cambiamento delle aziende su innovazione e competenze (Change of Speed), il livello di soddisfazione dei dipendenti nella propria attività quotidiana (Working wih Purpose), opzioni di lavoro più flessibili (Permanent Flexibility), l’uso di modelli di risorse umane aggiornati con piattaforme per il talento (Platform for Talent) e una pervasiva presenza degli strumenti digitali (Digital from the Inside Out). 

 

I dati sui valori della forza lavoro nel futuro stilata da Mercer  

 

LEGGI ANCHE Allarme lavoro, entro vent’anni scompariranno cinque settori  

 

Change of Speed  

Il 71% dei top manager italiani preveda che almeno un ruolo su cinque nella propria organizzazione cesserà di esistere nei prossimi cinque anni (un dato tra i più alti a livello globale, di gran lunga superiore rispetto al 53% medio). Per questo, essere in grado di preparare i dipendenti per un cambio di ruolo, o per la riqualificazione delle proprie competenze, è fondamentale per ogni società. Ma solo il 31% delle aziende italiane sta aumentando l’accesso ai corsi di apprendimento online e ancora meno (il 17%) sta promuovendo attivamente la rotazione tra ruoli all’interno dell’azienda. Tutte percentuali di molto inferiori alla media globale.  

 

 

Working with Purpose  

Il 75% dei dipendenti che Mercer definisce “Thriving” – ovvero coloro che si sentono realizzati personalmente e professionalmente nella propria attività, dove hanno opportunità di apprendimento e sperimentazione – afferma che la loro azienda comunica un forte senso di direzione verso uno scopo da raggiungere. Se però i lavoratori non si trovano a proprio agio, allora sono pronti a cambiare. E proprio tra questi, uno su tre ha manifestato il desiderio di lasciare l’azienda nella quale si trova per una mancanza di opportunità in carriera.  

Fondamentali sono anche la correttezza e l’equità delle politiche retributive nelle opportunità di promozione. Ma solo il 37% dei dipendenti italiani afferma che la propria azienda li garantisce, considerevolmente meno del 53% che sente di poterlo affermare su base mondiale. 

 

Permanent Flexibility  

Per rendere al meglio, i dipendenti chiedono opzioni di lavoro più flessibili oltre a un maggior controllo delle loro vite personali e professionali. Le organizzazioni intervistate sono così pronte all’ascolto: il 96% dei top manager, infatti, considera la flessibilità del lavoro una parte fondamentale da attuare nella propria azienda (16 punti percentuali in più dell’80% della media globale).  

Per quanto riguarda i direttori dei settori risorse umane in Italia, solo il 15% considera la propria azienda leader di settore in materia di opzioni di flessibilità. Il dato curioso però viene dai dipendenti: oltre la metà (58%) teme ancora che la scelta verso forme di lavoro flessibili possa incidere negativamente sulle loro prospettive di crescita. 

 

 

Platform for Talent  

In un vista di un’era sempre più digitale, l’84% dei top manager italiani prevedere un aumento della competizione per acquisire i migliori talenti. A questo dato se ne aggiunge un’altro: l’83% dei dipendenti di diverso livello prenderebbe in considerazione la possibilità di lavorare come freelance per più aziende.  

Adottare questa mentalità implica anche un ripensamento del ruolo dei manager, chiamati non più a poter contare interamente sul tempo e la disponibilità di “sottoposti”, ma ad adottare una prospettiva di collaborazione, con talenti “trasversali” a dipartimenti o funzioni, spostando le competenze ove sono necessarie o creando hub di servizio con lavoratori molto qualificati ed esperti. 

 

 

Digital from the Inside Out  

In fatto di presenza di strumenti digitali all’interno delle aziende, nella relazione tra singolo lavoratore e organizzazione aziendale, il dato è ancora basso. Solo il 14% delle aziende si dichiarano in grado di offrire un’esperienza di livello ai propri dipendenti, in linea con il 15% della media globale. Il 62% dei dipendenti italiani, inoltre, ritiene che la tecnologia sia cruciale per il successo di business mentre solo un terzo afferma di disporre degli strumenti digitali opportuni per svolgere il proprio lavoro. Il 33%, infine, interagisce già con le risorse umane attraverso canali digitali (in rincorsa rispetto alla media del campione pari al 43%).  

 

 

 

 

 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*