Autofunebre che passione

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Il Museo Nazionale dell’autofunebre si trova ad Atripalda (Av), in Campania, una struttura unica in Italia e nel Vecchio Continente

 
Un viaggio nell’Italia che “scompare”. Mai termine è stato più calzante come nel caso dell’autofunebre veicolo che oltre a trasportare nell’ultimo viaggio i defunti ha visto all’opera mastri e artigiani specializzati ormai introvabili.
Per non perdere la memoria di questo particolare tipo di mezzi, ad Atripalda (Av), in Campania, è stato allestito un museo unico in Italia e nel Vecchio Continente, il Museo Nazionale dell’Autofunebre.
 
Al di là dell’originalità dell’esposizione, il museo è da Guinness dei primati poiché al suo interno trova posto un’autofunbebre tra  le più grandi del mondo, oltre a modelli che partono dagli anni ‘50 tra cui Cadillac, Fiat e Mercedes, fino a quelli di epoca più recente.
Il museo è diretto con passione e devozione (e non potrebbe essere altrimenti…), da Agostino Fasulo che sta cercando di vincere lo scetticismo e la scaramanzia che ostacolano la popolarità meritata dalla struttura e dal suo lavoro.
 
“Agli inizi degli anni ‘50 si passò dalla trazione animale a quella meccanica – ricorda Fasulo – la ditta Russo in quegli anni iniziò a trasformare alcune autovetture di serie in carri funebri, tra le quali ricordiamo le “celebri” Ford, Cadillac e Rolls Royce. Queste autovetture americane come anche quelle francesi furono preferite inizialmente rispetto ad altri modelli grazie a un telaio più spesso che contribuiva a un maggior sostegno dell’intera struttura che in seguito avrebbe sostenuto. Successivamente furono trasformate anche Fiat e Mercedes”.
 
Una volta definita la componente meccanica bisognava però procedere con l’allestimento vero e proprio dell’autofunebre con il paziente lavoro degli artigiani specializzati nelle diverse attività.
“I carri funebri erano allestiti con dipinti di pregio, statue raffiguranti immagini sacre ed angeliche, decorazioni intagliate a mano, realizzate da maestri d’arte – spiega il direttore del museo – Allo stile “classico” in seguito si aggiunse quello “barocco”, il tutto in perfetta armonia. Esternamente negli angoli venivano montati dei grossi candelabri in ottone, molto fastosi, che ricordavano gli strumenti a fiato delle bande musicali, lateralmente si potevano notare dei lunghi cordoni in tessuto. Le vetrate laterali di alcuni carri avevano la forma a onda altre invece lineare. Alcuni internamente presentavano un grosso cassone in legno interamente intagliato, nel quale veniva posto il cofano. Internamente veniva allestita con tappezzeria di pregio di colore rosso o beige.  I colori predominanti internamente erano l’oro, l’argento e il rosso”.
 
Un discorso a parte invece interessa l’aspetto esterno dell’autofunebre che in alcuni casi diventava un vero e proprio monumento su quattro ruote che difficilmente passava inosservato, anche perché spesso venivano realizzato così proprio per catturare l’attenzione.
“Esternamente predominava il nero oppure in alcuni casi quando si trattava di fanciulli, il bianco – sottolinea Fasulo – Gli intagli raffiguravano delle colonnine tornite, capitelli che ricordavano quelli dell’antica Grecia, arcate, foglie, fiori e altre forme sinuose, mentre in alto sulla cupola veniva montata una croce lignea, un angelo o addirittura un’aquila. La realizzazione di un carro funebre richiedeva circa tre, quattro anni di lavoro, e si vedevano impegnati intagliatori, scultori, stuccatori, lavori che con il passare degli anni sono andati scomparendo. Oltre al legno come ornamento esterno fu utilizzato anche il bronzo e l’ottone”.
 
Insomma per fattezze e dimensioni questi veicoli catturavano l’attenzione dei passanti ed era impossibile non fermarsi al passaggio del corteo funebre anche perché i mezzi più grandi finivano per avere difficoltà nel passaggio in mezzo ai vicoli più stretti.
“A causa del traffico cittadino e della loro monumentalità, in quanto sembravano delle vere e proprie basiliche che si muovevano, i carri funebri tra gli anni ‘70 e ‘80 sono andati sempre più ridimensionandosi – conclude Fasulo – In Italia attualmente sono pochissime le imprese che dispongono di queste autovetture speciali. Oggi giorno alcune di queste sono esposte all’interno di musei tra l’Italia e l’America e rappresentano un viaggio nel tempo che è anche un viaggio nella storia di un settore”.
 
Il Museo Nazionale dell’Autofunebre (via Pianodardine, 132 – Atripalda, Av) può essere visitato gratuitamente tutti i giorni contattando il direttore al numero 328-6285189. (m.r.)OAS_RICH(‘Bottom’);

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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