“Si sono offesi per…“. Bechis, retroscena pazzesco: i due big che hanno detto no a Savona

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L’ unico non agitato nella burrasca europea che da qualche giorno sta accompagnando il suo nome è il professore Paolo Savona, l’ uomo che Matteo Salvini vuole a tutti i costi al ministero dell’ Economia nel governo guidato dal professore Giuseppe Conte.

Ieri mattina Savona è uscito dalla sua casa ai Parioli (il quartiere bene di Roma) nel suo completo grigio estivo, cravatta bordeaux a pallini e occhiali da sole scuri per farsi due passi a villa Borghese. Un chilometro abbondante a piedi con un passo che non sembrava affatto quello di un ultraottantenne (aiutato da un paio di scarpe sportive, con i gommini per non scivolare), fino alla Casa del cinema, dove l’ hanno pizzicato i fotografi. Lì lo attendeva un taxi – che è diventato il mezzo di trasporto del nuovo governo – e prima di salire ha voluto scherzare con i fotografi: «Adesso addio a passeggiate tranquille a Villa Borghese». Poco prima era andata in onda ad Agorà un suo scambio di battute, dove il professore aveva ammesso l’ esistenza di veti sulla sua persona.

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LE DIMISSIONI
E in edicola c’ era una sua lettera al Sole 24 Ore in cui spiegava le sua dimissioni da un fondo, che avrebbero irritato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come fosse stato un modo di metterlo davanti al fatto compiuto.
«La polemica scomposta», spiega invece Savona, «che si è svolta intorno alla mia candidatura mi ha convinto che, venissi o meno nominato Ministro dell’ economia e della finanza, sarebbe stato meglio che mi ritirassi dalla presidenza di Euklid potendo rappresentare un ostacolo al decollo dell’ iniziativa. Forse sono troppo coscienzioso per i tempi che corrono. Spero e penso che il Presidente Mattarella sia all’ oscuro di quanto affermato da ambienti a lui vicini. Non ho affermato che le dimissioni fossero dovute a impegni di governo, ma impegni pubblici; se esiste un altro modo per definire il mio coinvolgimento nelle vicende politiche in corso ho avuto torto e me ne scuso pubblicamente».

L’ ALLEATO SPREAD
Ma al Quirinale l’ irritazione non è venuta meno, e lo sbarramento su quella candidatura a ministro non si è allentato. Ancora ieri sul Colle c’ era chi sosteneva che il problema di Savona «è il costo che quella nomina rappresenterebbe per il debito pubblico italiano. Così alto che sarebbe esclusa la realizzazione di qualsiasi punto programmatico del nuovo governo». Un’ esagerazione? Lo spread in queste ore sembra alleato di Mattarella, anche se di fiammate vere e proprie non si può ancora parlare: con questi rialzi – se stabili – il costo degli interessi sul debito aumenterebbe sì, ma di meno di 2 miliardi di euro su base annua.

Ma il Quirinale su Savona si trova davanti a un braccio di ferro che non vede cedere nemmeno di un centimetro Matteo Salvini, il leader che fino a qualche tempo fa – prima che glielo facesse conoscere Giancarlo Giorgetti e gliene magnificasse il pensiero Alberto Bagnai – non conosceva nulla del professore.

LA LINEA DEL PIAVE
Per la Lega non cedere è fondamentale: il ministero dell’ Economia è la chiave della politica economica, e non si può lasciare la scelta al Quirinale perché proprio quel cedimento ha provocato il fallimento di tutti i governi precedenti, non ultimo quello di Matteo Renzi. Quella casella è la più politica che ci sia, tanto più per un esecutivo al cui centro ci sono soprattutto provvedimenti economici di grande portata (flat tax, abolizione Fornero, reddito di cittadinanza).
Peraltro all’ irritazione nei confronti del Colle per Salvini ieri si è aggiunta un’ altra grana: a cedere su quella poltrona si è infatti messo il premier incaricato, Conte, che già sta tradendo i suoi «azionisti» triangolando con Mattarella.
Lo spiega così ironico uno dei più alti dirigenti della Lega: «Sapevamo che il professor Conte prima o poi sarebbe stato autoreferenziale. Pensavamo però al poi. Non che prendesse quella strada già il primo giorno di incarico». Siccome Mattarella conosce bene personalmente Savona da molti anni, è chiaro che non è personale il suo niet.

MURO CONTRO MURO
Il capo dello Stato sa pure che il professore non è un bombarolo, e che più volte ha chiarito di non pensare a una vera uscita dall’ euro (ha ripetuto sempre che «oggi avremmo troppi danni dall’ uscita dall’ euro che si sommerebbero ai danni già avuti per l’ ingresso»), facendo solo una analisi sugli errori compiuti negli anni Novanta che è assai simile a quella che ha sempre fatto un ex Governatore della Banca d’ Italia come Antonio Fazio.
Ma sono altre due autorità che si trova contro con un vero e proprio muro: il governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco (che non gli perdona attacchi personali sulla gestione degli accordi europei che hanno portato alla normativa sul bail in) e il governatore della Bce, Mario Draghi, offeso da Savona per due attacchi che considera personali contenuti in altrettanti articoli pubblicati nel 2015 su Milano Finanza.

di Franco Bechis

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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