Sostenibile, pulito e “slow”: la nuova frontiera del turismo è a due ruote

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Anche in Italia il cicloturismo inizia a diventare una valida alternativa alle classiche vacanze. Le presenze aumentano, anche se c’è ancora tanto da fare

Pedalare in mezzo a distese verdeggianti, in riva al mare o con le montagne sullo sfondo, al posto delle valigie una borsa che contiene soltanto lo stretto indispensabile, i tempi e l’itinerario stabiliti di giorno in giorno, chilometro dopo chilometro: è la filosofia “slow” su cui si basa il cicloturismo, il turismo su due ruote che negli ultimi tempi sta riscuotendo sempre piaciuto successo anche tra chi della bicicletta non è mai stato un grande appassionato, ma ha imparato a rivalutarla proprio per le esperienze che è in grado di offrire. 

 

Molta informazione all’estero, poca in Italia  

 

In un’epoca in cui sono moltissimi i paesi che si muovono verso una mobilità più sostenibile e a basso impatto ambientale, la bicicletta sta conquistando sempre più spazio sia a livello urbano – recentemente il governo ha messo a disposizione dei Comuni italiani fondi per i Pums, i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, che prevedono finanziamenti sulle infrastrutture per le due ruote – sia per quanto riguarda escursioni e vacanze.  

 

Non stupisce dunque che siano nati sempre più portali specializzati proprio nell’indicare itinerari e tragitti che ben si adattano alle esigenze dei cosiddetti “bikepacker”. Che possono scegliere se dormire in tenda e spostarsi interamente su due ruote sfruttando le cosiddette ciclovie e le piste ciclabili, oppure se alternare alla giornata di fatica ed esplorazione notti in alberghi, b&b e strutture convenzionate, coprendo le distanze più lunghe con treni o pullman. Tra le regole non scritte del cicloturismo, infatti, c’è anche l’invito a fondersi il più possibile con la natura evitando di inquinare e di ricorrere a mezzi privati.  

 

Ne è un esempio Bikesquare, la startup nata nel 2016 fa da un’idea di due giovani imprenditori italiani che oggi è presente in 13 destinazioni turistiche in Europa che diventano veri e propri “hub”, proprio come accade per le compagnie aeree. Definita dai creatori “la piattaforma di gestione del cicloturismo”, portale e app consente di noleggiare bici elettriche nelle città in cui è presente, e mette in contatto tutti gli operatori locali – dalle strutture ricettive alle guide turistiche passando per ristoranti e aziende – per creare itinerari che vadano incontro a ogni tipo di esigenza. 

 

Un altro valido esempio di portali specializzati in cicloturismo è l’internazionale Bikepacking.com: considerato il punto di riferimento per tutti i cicloturisti, il portale fornisce idee e spunti per gli itinerari, li recensisce e li suddivide a seconda della tipologia di bici utilizzata, della lunghezza del percorso e delle coordinate geografiche. Per quanto riguarda l’Italia, due i percorsi segnalati: l’Alta Via dei Monti Liguri, 488 km che si snodano dalla Spezia a Ventimiglia arrampicandosi sulla cima delle montagne e scendendo sino al livello del mare; e quello che è stato ribattezzato “Il giro della Bruschetta”, un itinerario ad anello che esplora l’Abruzzo più selvaggio strizzando l’occhio alle specialità gastronomiche.  

 

I dati sul cicloturismo in Europa e in Italia  

 

In Italia, inoltre, è particolarmente attiva in ambito di promozione del cicloturismo l’associazione Fiab – Amici della Bicicletta, che promuove la rete ciclabile nazionale BicItalia coordinata con quella europea, EuroVelo, oltre ad aggiornare l’elenco delle strutture ricettive specializzate in cicloturismo (tramite Albergabici) e delle iniziative regionali e nazionali a tema due ruote: “Purtroppo a oggi non ci sono in Italia dati ufficiali né informazioni dettagliate relative al cicloturismo, contrariamente a quanto accade in Germania, dove il portale ufficiale del turismo dedica pagine e pagine al turismo in bicicletta. Non stupisce, tenuto conto del fatto che i tedeschi fatturano 15 miliardi di euro da questo particolare settore – spiega Roberto Mutterle di Fiab – in Italia si ferma a 3,2 miliardi, ma abbiamo un margine di miglioramento amplissimo, e stiamo lentamente vedendo un cambiamento”. 

 

Le bellezze dello Stivale (dalla natura al cibo passando per i beni culturali) fanno infatti gola a moltissimi turisti, provenienti principalmente da Europa e America: “Stando a uno studio diffuso nel corso dell’ultimo Festival del Turismo di Berlino, in estate il 60% di chi fa viaggi in bicicletta in italia è composto da stranieri, mentre in autunno e primavera la percentuale si inverte – prosegue Mutterle -. I dati raccolti dicono che chi fa viaggi in bicicletta impiega mediamente 7 giorni e spende dai 70 ai 75 euro al giorno. E sui 5 milioni e mezzo di tedeschi che ogni anno scelgono di fare una vacanza in bici, per il 36% si tratta della loro vacanza principale. Che si allunga dunque a 10 – 15 giorni: l’Italia, insieme con l’Austria, resta la meta preferita”. 

 

CAIBAL

 

Le mete preferite dai cicloturisti  

 

Alto Adige e lago di Garda sono, a oggi, le mete privilegiate per chi fa una vacanza in bicicletta: merito non soltanto della conformazione del territorio, ma anche delle infrastrutture e dei servizi messi a disposizione per chi viaggia in bicicletta. Nei prossimi anni, però, complice il boom della bici a pedalata assistita, altre regioni italiane potrebbero entrare in classifica: “La Toscana sta attirando sempre più turisti, anche se il turismo di massa si concentra principalmente nelle valli – conferma Mutterle -. La bici a pedalata assistita consente di superare agevolmente salite e dislivelli, rendendo accessibili zone che prima venivano frequentate sopratutto da mountain biker”. 

 

La discriminante per il decollo del cicloturismo italiano, però, resta la sicurezza: “Fondamentale, secondo noi, che vengano riviste le leggi legate alla velocità – proseguono da Fiab -. In caso contrario per il cicloturista certi tratti possono risultare troppo rischiosi. Bisogna far diventare le strade, le frazioni e le città più bike friendly, facendo comprendere a chi arriva in bici che è benvenuto: c’è bisogno di più informazioni, più posteggi e più servizi dedicati a loro, dagli alberghi alle officine passando banalmente per le piste ciclabili”. 

 

Un appello che non sembra passare inosservato, perché anche se lentamente, l’attenzione verso questa tipologia di turismo sta cambiando, compici anche i finanziamenti arrivati negli ultimi anni legati proprio alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture a misura di ciclisti: “Nel 2017 sono stati erogati oltre 500 milioni, cui si andranno a sommare finanziamenti a livello europeo per Regioni e Comuni – conclude Mutterle -. Speriamo che nei prossimi anni l’Italia si renda conto di che enorme potenziale ha, e quanto può offrire a chi ama una tipologia di turismo pulito, autentico e sano”. 

 

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[ Fonte articolo: La Stampa ]

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