Modello-Napolitano, l’ombra (nerissima) sul governo: chi comanderà davvero l’Italia

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Nel contratto concluso tra Salvini e Di Maio per il governo gialloverde c’è qualcosa che non s’era mai visto prima. No, non i tagli alle tasse, pure quelli una "prima" assoluta se andranno davvero in porto. Ma un vero "oggetto misterioso": il "comitato di conciliazione". Che, stando ai suoi ideatori, dovrebbe essere un organo in grado di dirimere eventuali contrasti che dovessero sorgere tra i due partiti di governo nel corso della legislatura.

In teoria, come fa notare Il Giornale, il Consiglio dei ministri dovrebbe servire anche a quello. Ma, evidentemente, i due partiti si sono voluti dare uno strumento di comunicazione che non fosse a livello governativo. E così c’è chi lo ha paragonato agli organi più svariati che nelle storia d’Italia sono stati "inventati": dal "Gran Consiglio del Fascismo", che però come spiega Il Giornale di fatto non faceva granchè ed era pressochè sprovvisto di poteri reali, ai "dieci saggi" di Napolitano chiamati nel 2013 a elaborare un programma di governo.

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Ma, secondo il quotidiano di via Negri, il Comitato di conciliazione gialloverde avrà poteri ben maggiori, che di fatto gli permetteranno di mettere sotto vigilanza sia il presidente del Consiglio sia – e forse questo è uno dei suoi scopi, i lavori del Parlamento. Volendola vedere "bene", il comitato sarà uno strumento per dirimere divergenze interne all’alleanza senza esporre troppo i capi. A vederla "male", spinge a pensare che i due partiti intendano cambiare le regole del gioco ben oltre i programmi elettorali con mezzi e tempi spicci e soluzioni che andrebbero invece discusse in Parlamento, in quanto discutibili.

Il Consiglio, tra l’altro, non è previsto dalla Costituzione: ne faranno parte, oltre al presidente del Consiglio dei ministri, anche il capo politico del Movimento 5 Stelle e il segretario federale della Lega, i capigruppo di Camera e Senato delle due forze politiche.

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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