Governo, Di Maio: “Con Salvini sciolti tutti i nodi sul contratto”. Ma la Lega frena

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Potrebbero tornare a vedersi nella giornata di domani

Adesso c’è anche la bollinatura del Cremlino. Fonti del governo di Mosca hanno espresso apprezzamento per la volontà di ritirare immediatamente le sanzioni alla Russia, come è scritto nero su bianco sul programma di governo. Una proposta, già condivisa in campagna elettorale da Lega ed M5S, che dovrà maturare in sede europea con un impegno più deciso del governo italiano. Ma questo è solo uno dei punti del contratto a cui manca la firma di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini. Restano pochi nodi, superabili, dicono le parti, in fase di attuazione. In realtà, la Lega appare più prudente del M5S, più propenso a considerare chiusa la faccenda. Forse per tenersi aperta ancora ogni possibilità, persino quella di rompere, Salvini invita tutti ad attendere il responso dei gazebo, nel week-end, quando entrambi gli elettorati saranno chiamati a esprimersi sull’accordo. 

 

 

In realtà, resta ancora un tassello da incastrare, il più importante. Secondo l’ultima intesa (Salvini e Di Maio si sono rivisti a lungo oggi alla Camera e si rivedranno domani forse a Milano) il premier dovrà essere del M5S. La Lega avrà in cambio gli Interni e la delega ai servizi. Tutti gli indizi su Palazzo Chigi portano a Luigi Di Maio, perché i nomi della rosa che la Stampa ha anticipato – Danilo Toninelli, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro, Alfondo Bonafede, sono considerati un diversivo per prendere tempo e arrivare all’ultimo secondo disponibile prima di comunicare il vero nome al Quirinale. 

 

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Resta da capire il caso Carelli. Proposto dalla Lega, l’ex direttore di Sky Tg24, oggi deputato grillino, ha comunicato di essere disponibile a vestire i panni del premier del governo giallo-verde. Una presa di posizione che stona con quanto filtra dal M5S, dove negano che sarà lui ad salire a Palazzo Chigi. Secondo alcune fonti vicine ai vertici, Carelli potrebbe essere utilizzato per depistare l’attenzione da Di Maio, esattamente come avvenne quando Roberto Fico fu candidato alla presidenza della Camera.  

 

 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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