Google cerca startup per rendere unico il suo Assistente

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La casa di Mountain View è alla ricerca di nuovi metodi per sfruttare le potenzialità del suo assistente digitale e mette sul piatto finanziamenti e supporto logistico per le startup più promettenti

Google non ha mai nascosto di avere grandi piani per il suo Assistente Google, e oltre a portarlo su un numero sempre maggiore di dispositivi sta cercando in ogni modo di renderlo più utile rispetto ai concorrenti sviluppati da Amazon, Apple e Microsoft (nonchè da un numero sempre maggiore di altre grandi realtà del panorama tecnologico). Per questo motivo la casa di Mountain View ha annunciato in questi giorni l’avvio di un programma di supporto dedicato alle startup intenzionate a sviluppare servizi che utilizzino come interfaccia proprio l’intelligenza conversazionale di Google. 

 

L’iniziativa si rivolge alle startup in fasce e promette loro finanziamenti, accesso privilegiato e anticipato a tutti gli strumenti software necessari per integrare al meglio le proprie app con l’Assistente Google, supporto da parte di ingegneri specializzati interni al team della casa di Mountain View e una spinta promozionale per i prodotti finiti che ne risulteranno. L’obbiettivo finale di Google del resto è ambizioso: trovare metodi di sfruttare le potenzialità degli assistenti digitali che ancora non siano stati esplorati a fondo da nessuno. 

 

Due delle prime quattro startup che hanno già ricevuto questo genere di supporto da parte di Google danno un’idea più precisa di cosa il gigante dei motori di ricerca stia cercando in concreto con la sua iniziativa: la prima è GoMoment, che sviluppa un concierge digitale che si occupi di rispondere alle richieste dei clienti degli alberghi, smistando quelle ingestibili al personale in carne e ossa; l’altra è Edwin, il cui prodotto è un tutor che aiuta gli studenti a imparare le lingue confezionando per loro test su misura che simulino quelli che dovranno affrontare in sede di valutazione. 

 

Per tutte le altre realtà interessate alle potenzialità dell’Assistente Google, la società ha inoltre pubblicato una corposa guida per sviluppatori, che spiega nel dettaglio le pratiche migliori da adottare per scrivere un’app capace di integrarsi con il suo software. Rendere i propri servizi compatibili con l’Assistente Google in effetti si sta rivelando una strada sempre più promettente per chi è alla ricerca di un nuovo pubblico di utenti: il servizio è ormai presente su innumerevoli modelli di smartphone, tablet, altoparlanti smart, orologi, tv e set top box, e negli ultimi quattro mesi il numero di gadget di domotica che può controllare è triplicato andando a toccare quota 5 mila

 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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