Vince il Pulitzer ma cambia lavoro: “Molto difficile vivere di giornalismo“

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Ryan Kelly ha conquistato il premio quest'anno grazie a una foto scattata il suo ultimo giorno di lavoro al Daily Progress: un'auto guidata da un suprematista bianco mentre travolge la folla a una manifestazione per i diritti dei neri. Ora cura la comunicazione di un birrificio. Come lui tanti altri

RYAN Kelly ha vinto il Pulitzer con una foto. Scattata nel suo ultimo giorno al Daily Progress un giornale di Charlottesville, in Virginia. Una fotografia potente, che ritrae l'auto guidata da un suprematista bianco mentre travolge la folla e uccide una donna a una manifestazione per i diritti dei neri.
 
Oggi fa il social media editor per un piccolo birrificio e continua ad occuparsi di notizie e sport come freelance: dice di aver lasciato il lavoro precedente per uno meno stressante. Ha saputo del Pulitzer mentre tornava da Amsterdam, dove era andato a ritirare un secondo premio al World Press Photo. Kelly a luglio delo scorso anno aveva annunciato, in tono ironico e via social, che avrebbe cambiato vita. Sotto, un commento: "Se sei riuscito a vincere un Pulitzer nel tuo ultimo giorno di lavoro, spero che vorrai riconsiderare l'idea di gestire Twitter per una birreria".

OAS_RICH(‘Bottom’);Ma non è il solo ad aver cambiato professione. Come lui, altri premiati Pulitzer in questi anni hanno ricevuto il riconoscimento quando ormai non lavoravano più per un giornale, non facevano più informazione ed erano finiti a far altro, di solito nel campo della comunicazione: pubbliche relazioni, ufficio stampa, social media manager. 
 
Natalie Caula Hauff del Post and Courier di Charleston, aveva partecipato a un'inchiesta sulle donne vittime di violenza domestica nella Carolina del Sud. Ha ricevuto l'annuncio del Pulitzer quando aveva 32 anni, nel 2005, e un nuovo lavoro in un ufficio pubblico.

Rob Kuznia: vincitore con un'inchiesta sulla corruzione per il Daily Breeze di Los Angeles, al momento dell'annuncio sempre nel 2005, aveva già lasciato il giornalismo per curare la comunicazione della Shoah Foundation. Brian Gleason, Pulitzer nel 2016 con un'inchiesta sul carcere in Florida per Sun Newspapers, stessa sorte, ha gioito per il Pulitzer alla sua nuova scrivania nella contea di Charlotte, dove fa il communicaton manager.
 
Molti dei premiati lavoravano per la stampa locale che ancora negli Usa riesce a produrre grandi inchieste ma non sempre a garantire la sopravvivenza dei giornalisti. Quelli che hanno cambiato mestiere lo hanno fatto tutti per lo stesso motivo: non riuscivano a viverci. 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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