Marco Scarponi: “Michele ucciso dall’indifferenza di un Paese che non dà spazio alla sicurezza stradale”

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Parla il fratello del campione: "Dobbiamo diffondere la cultura della sofferenza che nasce da questi drammi"

“Oggi per me è difficilissimo essere qui, ma non potevo mancare”. Così Marco Scarponi, fratello di Michele, il campione di ciclismo travolto e ucciso mentre si stava allenando su strada, spiega la sua presenza alla presentazione dell’iniziativa “Sicuri in Bicicletta”, un progetto nato per tutelare i ciclisti sulle strade.

Perché è così importante questo progetto?
“Importantissimo, ma vorrei dire una cosa, che non sembri però una mancanza di rispetto per la Polizia di Stato, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la fondazione Ania e Fedreciclismo che hanno dato vita alla cosa: si parla sempre troppo poco (e male) della sicurezza stradale”.

Cosa farebbe?
“Dobbiamo dare molto più spazio a questi temi. Ma dobbiamo farlo in modo diverso: dobbiamo diffondere la cultura della sofferenza che nasce da questi drammi. Anzi, secondo me fino ad oggi non si è mai parlato di cosa c’è in questo mondo”.

Da quale punto di vista?
“Quello più importante. Quello della sofferenza. Si parla solo di numeri, di cifre, statistiche, ma serve che qualcuno racconti, spieghi che non ci sono solo le vittime. Serve far passare il concetto di cosa significano 17 mila feriti gravi l’anno: devastano la vita di milioni di italiani. Sa cosa vuol dire se in una famiglia una persona non può più camminare, mangiare da solo o se perde la sua autonomia? Si crea un buco nero in queste famiglie che nessuno mai potrà più ricoprire”.
Scarponi si commuove, si ferma. Poi riprende.
“Scusi ma come dicevo per me oggi è difficile essere qui, è morto da poco chi ha ucciso mio fratello. Pensavo di non farcela. Ma mi sono detto ‘devo esserci’.
Torniamo all’importanza, fondamentale, di parlare di sicurezza stradale. Mio fratello non è stato ucciso dal furgone di un pirata della strada, ma è stato ucciso dall’indifferenza di questo Paese che parla poco di sicurezza stradale, che non si ferma a fare prevenzione per evitare questa strage quotidiana”.

Cosa propone?
“Dobbiamo parlare, parlare, parlare di questi temi. Io mi impegneròOAS_RICH(‘Bottom’); al massimo per diffondere questa cultura della sicurezza stradale, per raccontare cosa c’è dietro i numeri di morti e feriti. Solo così possiamo riuscire a cambiare qualcosa. Anzi, lancio un appello, non mi lasciate solo in questa missione impossibile.
 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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