“America first” ma Trump ha assunto un solo americano su 144 posti

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Impieghi come camerieri, bartender o inservienti nelle strutture alberghiere che fanno capo all’impero dell’ex tycoon

Centoquarantaquattro posti di lavoro disponibili, uno solo assegnato a un lavoratore americano. E’ il bilancio dell’ultimo bando di assunzione di Donald Trump, o meglio di alcune strutture alberghiere che fanno capo all’impero dell’ex tycoon. Lo stesso che una volta insediatosi come 45 esimo presidente Usa aveva varato l’era dell’America First anche in campo occupazionale. E’ quanto rivela la documentazione sulle assunzioni presso le tre proprietà per posizioni lavorative tra il 2016 e il 2017, consegnata al dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.  

 

Ebbene sia al Trump National Golf Club di Briarcliff Manor, nello stato di New York, che al Trump National Golf Club di Jupiter, e a Mar-a-Lago, entrambi in Florida, c’è stata una cronica assenza di lavoratori americani in grado di occupare le posizioni aperte negli scorsi due anni. Il risultato è che su 144 posti da assegnare, 143 sono andati a lavoratori con passaporto non Statunitense, e in possesso di visto H-2B, e solo uno a un cittadino americano. 

 

Si tratta di impieghi come camerieri, bartender o inservienti alberghieri a diversi livelli. L’unico americano è stato assunto come cuoco. Il visto H-2B viene assegnato a stranieri quando non è possibile assumere personale americano specializzato e disponibile a lavorare stagionalmente in strutture come alberghi o resort. Nel caso di Mar-a-Lago, la cosiddetta Casa Bianca di inverno, dove Trump trascorre gran parte del suo tempo libero, specie nei mesi freddi, e dove lo staff guadagna da 10,33 ai 13,43 dollari l’ora, solo sette americani hanno risposto agli annunci di offerta di lavoro, ma nessuno ha accettato o perché non era sufficientemente qualificato o perché non era interessato.  

 

C’è chi vede in questo una sconfitta della dottrina Trump, che aveva basato la sua campagna elettorale sul primato americano anche in campo occupazionale, ovvero dando precedenza ai lavoratori statunitensi. «Perché dobbiamo avere tutta questa gente proveniente da certe fogne di Paesi», aveva detto l’inquilino della Casa Bianca sollevando le ire in particolare dei governi africani e centroamericani. In realtà le misure restrittive del presidente, per quanto rispondano a motivazioni legate alla sicurezza del Paese, stridono talvolta con una realtà del mercato del lavoro che mostra un certo disinteresse dei lavoratori americani per alcuni tipi di lavori, come accade per altre economie mature. E con la necessità di attingere al serbatoio dei lavoratori stranieri.  

 

Trump tuttavia tira dritto, tanto che ieri ha chiesto al Senato di votare una proposta sull’immigrazione che sia fedele alle priorità da lui dettate. E ha quindi ringraziato e lodato l’iniziativa del senatore repubblicano Chuck Grassley dell’Iowa, che ha presentato una proposta aderente alla “proposta quadro” delineata dalla Casa Bianca. La quale prevede la possibilità di acquisire la cittadinanza americana per 1,8 milioni di persone giunte negli Usa da minorenni, e contemporaneamente stanzierebbe 25 miliardi di dollari per la sicurezza alle frontiere imponendo una stretta sull’immigrazione delle famiglie e l’eliminazione della lotteria per i visti. Trump ha inoltre invitato ad opporre resistenza a soluzioni temporanee. 

 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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