Proteste da Nord a Sud sull’imposta di soggiorno

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Da Jesolo alla Puglia, le voci di dissenso sugli aumenti per le strutture ricettive

“La riscossione della tassa di soggiorno è un obbligo che è molto oneroso in termini di ore uomo dedicate e ovviamente retribuite. Gli albergatori di Milano – sostiene Maurizio Naro, presidente di APAM – Federalberghi Milano – non ne hanno indietro alcun beneficio o “aggio” riconosciuto a seguito del loro dovuto impegno verso le finanze comunali. L’aver esteso la tassazione a 3 euro anche a quelle strutture che fino ad ora erano esenti, compresi gli appartamenti e le camere in affitto turistico breve, certo rende maggiore giustizia. Anche quegli ospiti sono turisti. Tuttavia perché il concorso degli imprenditori della ricettività sia sentito oltre che un dovere verso la città anche come un’opportunità, è necessario destinare almeno parte di questi introiti alla promozione turistica e comunque allo sviluppo del turismo nella destinazione interessata rendendo partecipi i protagonisti dell’accoglienza (albergatori e altri) nella fase decisionale della destinazione delle risorse. Solo così – conclude Naro – la tassa di soggiorno sarà percepita dagli imprenditori come un “doveroso investimento” e non più solamente come uno dei tanti oneri cui soggiacciono”.  

 

JESOLO  

L’unica concessione riguarda l’entrata in vigore: a Jesolo infatti la nuova imposta di soggiorno “potenziata” quest’anno entrerà in vigore da marzo per dare il tempo alle categorie economiche di adeguarsi ai tempi tecnici del Comune. Ma la polemica divampata nei giorni immediatamente precedenti al Natale non accenna a placarsi tanto che rappresentanti di albergatori e commercianti che nei giorni scorsi si sono dimessi in blocco per protesta tengono il punto. Anche il sindaco, Valerio Zoggia, ha confermato la sua linea: «Nessuna intenzione di retrocedere, le dimissioni mi sembrano condizionate dalla politica e rientreranno». Per questo il Comune tira diritto applicando la tassa di soggiorno per tutto l’arco dell’anno, a parte il 2018 in cui si inizierà da marzo, con aumenti del 100% in particolare per gli hotel 5 stelle, che passano da 2 a 4 euro, poi i 4 stelle da 1,50 a 2,50 mentre i camping passano da 70 cent a 2 euro a seconda della categoria e gli alloggi privati da 60 centesimi a 1 euro. 

 

BIBIONE  

Anche a Bibione si parla di raddoppiare l’attuale imposta di soggiorno applicata dal Comune e tutte le categorie associate a Federalberghi hanno manifestato la loro ferma contrarietà. Nei prossimi giorni è previsto un incontro con l’amministrazione comunale per verificare alcune proposte alternative. L’Associazione albergatori, per il tramite del presidente Silvio Scolaro ha posto come obbiettivo un programma serio di interventi strutturali per il miglioramento della località condiviso e con precise priorità sempre condivise. Oltre naturalmente definire quanto destinare dell’imposta alla promozione e quando agli eventi. L’Amministrazione comunale sembra disponibile a ragionare in questi termini. 

 

FIRENZE  

Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze, “prende atto della recente delibera che ha aumentato l’imposta, adottata con modalità non condivisibili. Ricorda inoltre che la tassa di soggiorno non rispetta il criterio della proporzionalità rispetto al prezzo, previsto dalla legge nazionale. Chiede quanto meno che una componente del gettito della stessa venga impegnato o destinato a costituire un ufficio dedicato per la lotta al sommerso, vera piaga nel nostro sistema del ricettivo, affinché le risorse ottenute da un lato creino crescita per le casse comunali e dall’altro alleggeriscano le aziende in regola, unici soggetti sino ad oggi chiamati a pagare”. Il gettito atteso a Firenze per il 2018 è di circa 39 milioni di euro. 

 

UMBRIA  

“Sull’imposta resta un’Umbria a macchia di leopardo priva di una strategia condivisa che in una realtà di piccole dimensioni poteva almeno rappresentare un valore aggiunto. Ciò che rileviamo all’inizio del 2018 è che alcuni comuni rispettano gli obiettivi dell’imposta e condividono con le imprese l’utilizzo di almeno una parte degli introiti, altri purtroppo – lamenta Rolando Fioriti, presidente di Federalberghi Umbria – a cominciare dal capoluogo di regione, continuano ad utilizzarla per tappare i buchi del bilancio”. 

 

ROMA  

“A Roma la misura dell’imposta di soggiorno è abnorme, è la più alta d’Europa e rende la capitale del Paese meno competitiva non solo con le altre capitali e grandi destinazioni turistiche europee, ma addirittura nei confronti delle altre città d’arte italiane – denuncia Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma -. Pertanto le nostre imprese ricettive soffrono di questa concorrenza aggravata dalla concorrenza sleale delle migliaia di strutture abusive extralberghiere che non pagano l’imposta il cui gettito complessivo, nonostante l’evasione delle strutture in questione, assomma alla considerevole cifra di circa 120 milioni di euro”. 

 

NAPOLI  

Secondo Antonio Izzo, presidente Federalberghi Napoli “le iniziali perplessità sull’introduzione dell’imposta di soggiorno si sono concretizzate quando abbiamo constatato che quanto incassato veniva utilizzato solo in parte per il turismo cittadino. Per la raccolta dell’imposta gli alberghi operano sacrifici in termini di tempo e di responsabilità, ma a questo non corrisponde quasi nessun beneficio. Alle Istituzioni abbiamo chiesto costantemente la rendicontazione di quanto speso ed abbiamo stipulato anche un accordo affinché il 40% dell’imposta venisse destinato direttamente all’Assessorato alla Cultura ed al Turismo. Per adesso, però, i risultati sono stati molto scarsi, forse anche perché il Comune di Napoli è stato, fino a pochi giorni, fa in predissesto”. 

 

ISCHIA  

Anche sull’isola d’Ischia il 2018 sarà all’insegna dell’aumento dell’imposta di soggiorno. Su cinque comuni su sei hanno uniformato l’imposta estendendola a tutto l’anno con un periodo di bassa e alta stagione . “Il nostro giudizio – commenta Ermando Mennella, presidente di Federalberghi Ischia – è stato negativo perché si continua a non destinare una quota per la promozione della destinazione facendo sistema tra i sei comuni ma si continua a farlo in ordine sparso e senza un concreto per accordo le associazioni di categoria. Inoltre si penalizza solo il cliente degli alberghi, perché non si controlla l’extralberghiero , il 98% dell’incasso dell’imposta è prodotto solo dagli alberghi, scarsi i controlli su affittanze turistiche brevi. Il nostro giudizio resta negativo perché l’imposta di soggiorno oggi è il bancomat dei comuni per fare cassa”. 

 

PUGLIA  

“Siamo totalmente contrari, in quanto nei casi in cui l’imposta è stata introdotta la pagano solo gli alberghi e solo una minima parte torna a vantaggio del sistema turistico territoriale e quasi mai in accordo con gli operatori – sostiene Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia -. Sarebbe diverso se venisse rispettato lo spirito della legge, destinando le risorse a sostegno delle attività turistiche, con un pieno ed effettivo coinvolgimento degli operatori”. 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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