Pestelli e alambicchi in scena nel primo museo della Farmacia

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Viaggio tra due secoli di scoperte: boom di visitatori a Vercelli

Bilancini, alambicchi, centinaia di fascicoli e volumi che raccontano 200 anni di progressi nella storia della medicina. C’è sempre più interesse e curiosità per il primo museo privato in Italia di storia della farmacia aperto al pubblico, inaugurato nel 2014 in via Galileo Ferraris a Vercelli. In sei sale espositive, entrate in pieno nel circuito dei musei cittadini, sono raccontati oltre due secoli di progressi in campo farmaceutico, dall’Ottocento fino ai giorni nostri.  

 

La raccolta degli oggetti esposti nei 125 metri quadrati del «Museo della Farmacia Picciòla», nel cuore del capoluogo risicolo piemontese, è iniziata nel 1799, anno di fondazione della omonima farmacia di Trieste. Nei decenni sono stati collezionati oltre 2 mila oggetti relativi all’arte farmaceutica, tra i quali aerosol a spirito, mortai, pestelli di marmo di ogni misura, finiti poi nelle mani di Giorgio du Ban, un farmacista che nel 1998 utilizzò quel patrimonio per inaugurare privatamente, a Trieste, il Museo della Storia della Farmacia. L’anno successivo è entrato a far parte dell’Associazione europea Musei delle arti medicali di Parigi.  

 

Gli oggetti, insieme con un migliaio di articoli e documenti storici, 800 volumi scientifici e 400 libri di letteratura, sono finiti a Vercelli grazie a Carlo Bagliani, anche lui farmacista ed ex presidente dell’ordine dei farmacisti di Vercelli e Biella. Bagliani ha rilevato la collezione da Du Ban, in evidenti difficoltà nel mantenere in vita la sede aperta 16 anni prima, e l’ha spostata in una delle vie più centrali di Vercelli, a pochi metri di distanza da Arca, sede in passato delle mostre d’arte internazionali organizzate dal Comune con la fondazione Guggenheim.  

 

Oltre al materiale proveniente dalle raccolte triestine, gli spazi sono stati arricchiti con oggetti, soprammobili e libri attinenti la farmacia piemontese. Nell’ultima sala è stato ricostruito un laboratorio d’epoca con tanto di scrittoio, mobili in legno, contenitori per i farmaci e un coccodrillo appeso al soffitto. Fa parte della collezione anche un libro autografato da James Joyce. 

 

Quello che può essere considerato un vero viaggio nei secoli decisivi – tra ’800 e ’900 – per l’affermazione della professione farmaceutica in Italia, riscuote sempre più successo tra il pubblico vercellese e non solo. Le sale espositive aprono soltanto su appuntamento programmato: «Siamo riusciti a inserire il “Museo della Farmacia Picciòla” nei percorsi degli altri musei cittadini – racconta Carlo Bagliani – e questo ha contribuito a far conoscere la nuova realtà in città. Ogni visita fa il tutto esaurito, con 70-80 persone alla volta». 

 

Dalla collaborazione con il Tesoro del Duomo, ad esempio, lo scorso 4 novembre è nata una doppia visita guidata dal titolo «La ricerca dell’eternità»: negli spazi museali del celebre Vercelli Book s’è parlato di guarigioni miracolose, ex-voto e della solennità delle celebrazioni funebri, mentre al «Picciòla» i visitatori hanno scoperto quali erano le misture e le sostanze usate un tempo per la cura dei malati terminali e per la preparazione della salma, toccando anche il tema dell’imbalsamazione e delle pratiche di conservazione del corpo. 

 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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