Italia, c’è una Nazionale che ’vede’ il Mondiale. Bertolini: “Ora forse scoprirete anche noi donne“

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Le azzurre nel girone di qualificazione finora hanno vinto tutte e 4 le gare giocate e l'ultimo successo sul campo del Portogallo, pochi giorni fa, vale doppio. La ct: "La Nazionale maschile non si è qualificata ed è stato un duro colpo anche per noi. Ma ora mi auguro che avremmo il sostegno da parte degli italiani e dei media"

FIRENZE – Pensi alla nazionale di calcio e non puoi che tornare, con la mente e con gli occhi, al volto di Giampiero Ventura mentre cerca di consolare gli azzurri sul prato di San Siro. L'Italia fuori dai Mondiali, dopo 59 anni, roba da non crederci se non fosse tutto vero. Pensi alla nazionale italiana e ti vengono in mente l'addio di Ventura, le dimissioni di Tavecchio, i botta e risposta tra dirigenti e un vuoto, immenso, che andrà pur colmato. Ripensi a San Siro, alle lacrime di Buffon, alla tristezza di Bonucci, a un infuriato De Rossi. Eppure basterebbe voltarsi poco più accanto per scoprire un cono di luce, sempre più intensa, che irradia i sorrisi di Sabatino, Bonansea, Linari. E del loro c.t. Milena Bertolini. Già, perché la nazionale è anche femminile e la selezione delle azzurre sogna di tornare ai Mondiali di Francia 2019 esattamente 20 anni dopo (era il 1999) dall'ultima rassegna disputata.

E dopo l'esperienza di Antonio Cabrini, conclusa con l'eliminazione dagli Europei in estate, ecco che la scelta è ricaduta su Bertolini. Una che dopo aver giocato una vita come difensore ha vinto tutto (o quasi) da allenatrice. Prima con Foroni Verona, poi con Reggiana e Brescia. Nel girone di qualificazione ai Mondiali, finora, quattro gare e altrettante vittorie, 10 gol realizzati e neanche uno subìto. L'ultima vittoria sul campo del Portogallo, pochi giorni fa, vale doppio: "Si, perché il Portogallo, insieme al Belgio, è una di quelle nazionali che si gioca il primo posto nel girone insieme a noi – dice il c.t. Bertolini in esclusiva a Repubblica – vincere a Estoril ha voluto dire tantissimo e questo ha portato un grande entusiasmo".
Un colpo non da poco, contro una diretta avversaria…
"Siamo in un momento estremamente positivo, abbiamo vinto una gara importante e sofferta contro una diretta avversaria. Certo, il percorso di qualificazione è ancora molto lungo e tutto è aperto. Vincere in casa loro ha significato tantissimo. E l'abbiamo fatto in condizioni molto difficili: su 23 giocatrici, infatti, ben 15 sono state colpite da un virus poche ore prima della partita. Le ragazze sono entrate in campo in condizioni approssimative ma hanno mostrato un cuore enorme".
Una gara trasmessa in diretta Facebook (sul canale della FIGC). Dopo la batosta maschile, sui social era circolato un hashtag per chiedere alla Rai di trasmettere le gare in diretta tv. Eppure…
"Voglio pensare che per la gara col Portogallo il palinsesto era già stato bloccato e che non potevano intervenire. Magari per l'amichevole di gennaio prossimo contro la Francia, una delle nazionali più forti al mondo, ci potrà essere spazio per noi. E spero che ce ne sia anche per le gare di qualificazione, anche perché ad aprile affronteremo la Moldavia in trasferta e poi il Belgio in casa. Mi auguro, insomma, che ci siano i tempi per trovare questo spazio in tv".
Quanto è cambiato il movimento rispetto a 20 anni fa?
"Ormai sono 35 anni che sono in questo movimento e devo dire che dal 1999 in poi c'è stato un grande stallo in Italia. Gli altri paesi hanno investito e messo risorse sul calcio femminile, mentre in Italia per 15 anni siamo rimasti fermi. E abbiamo perso un sacco di tempo, aumentando il gap con le altre nazioni. Negli anni dell'ultimo Mondiale disputato, per fare un esempio, eravamo 23 mila atleti in Italia, poi siamo diminuiti. Negli ultimi anni c'è stata una forte accelerazione e abbiamo fatto più di quello che abbiamo fatto in 15 anni. Però nel frattempo tutti gli altri paesi hanno investito e noi no. Le politiche federali si sono mosse solo negli ultimi 3 anni. Una volta giocavamo contro Spagna, Franca e Olanda e vincevamo sempre. Loro avevano dei numeri di atlete inferiori a noi. Adesso invece, possono contare su numeri come 120 mila giocatrici in Olanda, 75 mila in Francia, 40 mila in Spagna. Addirittura la Svizzera ha lo stesso numero delle nostre giocatrici, se non di più. Ci vorranno almeno altri 5-8 anni se continueremo su questa strada, quella giusta, per allinearci alle altre. Dipende dalla progettualità ma le politiche di questi ultimi tre anni hanno accelerato tantissimo il percorso".
Pensa che gli italiani adesso tiferanno le azzurre?
"Me lo auguro. Però prima ci devono conoscere, affinché ci possano sostenere sempre più. E questo possono farlo i media, devono darci una mano. Mi aspetto sostegno da parte degli italiani e dei media: nell'ultimo raduno che abbiamo fatto devo dire che l'attenzione dei giornalisti è stata più alta e sui social c'è un maggior seguito rispetto a prima".
Che ne pensa del fallimento della nazionale maschile?
"Il fatto che la nazionale maschile non si sia qualificata ai Mondiali è un duro colpo, perché è un impulso per tutto il movimento e per tutta la federazione. Dunque anche per noi. Però, essendo ottimista per natura e volendo cogliere l'aspetto positivo anche qui, questo mi fa pensare che adesso anche i media possano scoprire la nazionale femminile. Una nazionale, credetemi, che può dare tanto al movimento calcistico in termini di bellezza del calcio, di valori positivi, di valori sportivi. Un calcio fatto di fair play, di qualità".
E la nazionale passa anche dal campionato italiano. Quanto è cresciuta la competitività nel nostro paese?
"Già quest'anno il campionato italiano aiuta la nazionale ad avere giocatrici che provengono dalla Fiorentina Women's, dal Brescia, dalla Juventus, dal Sassuolo, dall'Empoli. E' importante per noi avere delle calciatrici che, pur non avendo lo status di giocatrici professioniste, si possono allenare in strutture di pari funzionalità rispetto a quelle maschili. E' chiaro che questo eleva la qualità delle giocatrici e quando vengono in nazionale aiuta anche noi. Così abbiamo un campionato di maggiore competitività, anche perché è stata introdotta l'obbligatorietà per le società professionistiche maschili di avere anche una squadra di calcio femminile. Questo ha dato un impulso fondamentale".
E adesso quale sarà il passaggio successivo?
"Sappiamo bene che, soprattutto dal punto di vista economico e degli affari, il calcio femminile si muove più lentamente rispetto al resto dell'Europa. Non vogliamo avere dei compensi che adesso hanno i top player del calcio maschile. Però credo che il passaggio naturale avverrà quando le ragazze diventeranno professioniste. Sarà un passaggio giusto per riconoscere l'impegno delle ragazze che è perfettamente uguale a quello dei ragazzi".
Chiuda gli occhi. Pensi a una bambina che oggi inizia a praticare calcio. La immagini tra qualche anno. Riapra gli occhi. Che futuro vede per lei?
"Tra qualche anno sonoOAS_RICH(‘Bottom’); sicura che potrà vivere questo sport come un lavoro e potrà portare avanti il proprio sogno. Io ci credo e sento che questo percorso che ha iniziato la federazione non si può fermare. Si può soltanto potenziare. La federazione ha anche un ruolo sociale, cioè di mettere in condizioni calciatori e calciatrici di sviluppare il proprio sogno. Penso questo: che il calcio femminile in Italia si è messo in moto. E adesso non si fermerà più".

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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