“È libera la camera di Ciro Di Marzio?” L’hotel di Gomorra fa il pieno

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L’albergo di Napoli è diventato meta dei fan della serie sulla camorra

«Scusate, si può avere la stanza di Gomorra?». Apparentemente surreale, il quesito ormai non coglie di sorpresa Carlo Cozzolino, direttore dell’hotel “Mignon” di Napoli. Questo “2 stelle” che da mezzo secolo accoglie l’eterogenea clientela che predilige la zona della Stazione centrale, infatti, è l’albergo dove sono state girate alcune scene della fiction di Sky, con protagonista “l’Immortale”, quel Ciro Di Marzio (interpretato da Marco D’Amore). La camera che tutti vogliono è la numero 60, al quarto piano: è lì (tra l’altro), che il protagonista si rifugia dopo essere rientrato a Napoli. La stanza non si può vedere perché è occupata.  

 

Un inserviente vuole tranquillizzarci: «Tanto nun se vede niente, e na stanza normale». Ma il direttore puntualizza: «È un fatto simbolico. Già durante le riprese c’era la folla. E pensate che loro (la produzione, ndr) sono stati qui quasi quattro mesi, da febbraio a maggio di quest’anno», aggiunge. «Un’altra scena – continua – l’hanno fatta pure nel bar accanto».  

 

 

Certo appare improbabile che il Mignon diventi una tappa dei tour di cine-turismo che in città illustrano i set scelti da Vittorio De Sica, Dino Risi, Giuseppe Tornatore e più recentemente John Turturro o Ferzan Özpetek (l’altro ieri ha presentato il suo “Napoli velata” con immagini girate nella Cappella Sansevero e nella Farmacia degli Incurabili).  

 

«Don Carlo posso avere la carta igienica e il telecomando?», chiede un cliente, evidentemente abituale. Che fosse una certa richiesta lo si era intuito dal fatto che proprio sul bancone dell’accoglienza sono appoggiati un paio di rotoli, insieme con una michelangiolesca ma poco natalizia Pietà e un cartello bianco che intima: «La Spett. clientela è pregata di pagare in anticipo». Segnali contrastanti giungono anche dal resto dalla hall: di fianco al presepe e all’albero spicca una vistosa incrinatura della porta a vetro d’ingresso, parrebbe il segno di un pallottola ma dicono si tratti di un colpo di spranga. «Le stazioni ferroviarie sono zone difficili dappertutto, anzi ci sono città dove va molto peggio che qua», dice don Carlo mentre dà indicazioni al personale sotto lo sguardo severo di un altro habitué che sembra non gradire l’attenzione mediatica caduta sull’alberghetto di via Novara. E anche all’esterno non si passa inosservati: «Scusate ma voi che state fotografando?», dice un corpulento e non più giovane transessuale dopo essersi avvicinato con uno sguardo poco amichevole.  

 

Il direttore dimostra di avere le idee chiare anche sulle furiose polemiche che ancora ieri rimbalzavano sui giornali a proposito del presunto effetto emulativo della fiction. «L’effetto dei film c’è sempre stato, soprattutto nei bambini, pure con Superman o i cowboy. Ma le sparatorie di camorra avvenivano già molto prima di Gomorra. Senza contare che negli Anni 60 e 70 uscirono tanti film sulla città violenta, ricordate? Pellicole che raccontavano cose vere. E poi – conclude passando un altro rotolo – ci sono telefilm simili in altre nazioni del mondo e non per questo i giovani di quei Paesi si mettono a sparare per strada». Perle di saggezza anticamorra nell’albergo di Gomorra. 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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