Dieselgate, ex manager Volkswagen condannato a sette anni negli Stati Uniti

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A Oliver Schmidt la seconda condanna nel processo per le emissioni truccate

Negli Stati Uniti, la resa dei conti si calcola anche in anni. Oliver Schmidt, il primo manager di Volkswagen arrestato nell’ambito del dieselgate, è stato condannato a 7 anni di carcere, dai quali verranno decurtati gli undici mesi di detenzione preventiva (l’avvocato aveva chiesto per lui 3 anni e 4 mesi e non più di 100.000 dollari di multa). Prima di Schmidt, lo stesso giudice Sean Cox aveva già inflitto 3 anni e 4 mesi all’ingegnere di origini indonesiane James Liang. In entrambi i casi è stata applicata la pena massima. E la sanzione economica non è da meno: 400.000 dollari per Schmidt e 200.000 per Liang, il cui avvocato aveva immediatamente annunciato ricorso. Liang era stato il testimone chiave ed aveva collaborato con gli inquirenti. 

 

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Il 48enne Schmidt era stato arrestato dall’FBI in Florida lo scorso gennaio, alla vigilia del Motor Show di Detroit. Gli agenti lo avevano ammanettato all’arrivo all’aeroporto di Miami in compagnia della moglie. Il dirigente aveva già risposto alle domande degli inquirenti e si era sentito talmente tranquillo da rientrare negli Usa per dare un’occhiata alle sue proprietà immobiliari. Una scelta azzardata,visto che diversi top manager del gruppo hanno poi disertato il salone nord americano tenendosi per qualche tempo alla larga dagli Stati Uniti. Il manager era stato mandato a “studiare” gli Stati Uniti da Bernd Pischetsrieder, Ceo del gruppo tra il 2002 ed il 2006, nell’ambito dell’operazione “Project Moonraker” per capire il mercato al di là dell’Atlantico. Schmidt aveva poi assunto la direzione dell’ufficio che si occupava delle emissioni e che trattava con le autorità. 

 

Il giudice Cox ha voluto infliggere un’altra pena esemplare negli Stati Uniti, dove il gruppo Volkswagen è già stato chiamato a pagare oltre 20 miliardi di euro. Ma la giustizia americana vuole allungare la propria mano anche sull’Europa. Da mesi è in carcere in Germania un ex ingegnere italiano di Audi, Giovanni Zaccheo Pamio. Sul suo capo pende la richiesta di estradizione Oltreoceano. Su ordine della Procura di Monaco di Baviera si trova in stato di custodia cautelare anche Wolfgang Hatz, già capo sviluppo motori di Audi prima di venire promosso a capo della Ricerca & Sviluppo di Porsche. Ben più alto in grado rispetto a Pamio, Hatz, che è cittadino tedesco, non rischia l’estradizione grazie alla cittadinanza tedesca. 

 

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[ Fonte articolo: La Stampa ]

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