Testa e gambe, un mese per la cura Gattuso

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Dopo il pareggio beffa di Benevento la squadra torna al lavoro: autostima e una condizione atletica carente i problemi da risolvere per il nuovo tecnico

MILANO – Avendo già fatto la stella polare nelle due recenti esperienze da allenatore di un firmamento minore – all'Ofi Creta in disfacimento e al Pisa della precarietà costante – Rino Gattuso non è certo spaventato dalle responsabilità. Ma avrebbe meritato un piccolo scudo spaziale almeno nella galassia della serie A, in cui ha invece debuttato con dolore, senza potere fermare il missile del portiere del Benevento Brignoli, un siluro fuori dai radar. Anche nel suo Milan, troppo nuovo per essere quello luccicante dei vecchi tempi eppure già ammaccato, ha capito subito che la storia è la solita di quand'era mediano. Lui che corre a tamponare le falle altrui, uno, nessuno e centomila. Lui che è tecnico e psicologo, consolatore e parafulmine, simbolo e garante, agli occhi dei tifosi, di una società dal volto sempre indecifrabile, un po' cinese e un po' no (questo si vedrà presto dalle trattative in corso per scovare un socio, magari arabo, all'inguaiato Yonghong Li). Lui che a inizio dicembre, malgrado la veste teorica di mister esordiente, sulla panchina sognata, nella pratica rischia di diventare uno scudo umano, altro che spaziale.

Gattuso si è calato nel ruolo: "Io devo dare tranquillità. A tutti. Alla squadra e a chi lavora ogni giorno con la squadra. Non posso tirarmi indietro". Il problema, però, è serio. Dopo le tante parole e i proclami d'estate, figli del pubblicizzatissimo mercato, i fatti dicono che il Milan arranca: in classifica e in campo, dove la condizione atletica della maggioranza dei giocatori è lontana dalla media degli avversari e non migliorabile in tempi brevi. Per capire come sia stato possibile, è utile un riassunto delle puntate precedenti.

Con la zona Champions ancora nel mirino, il 26 settembre Montella licenziò il preparatore Marra, suo storico collaboratore: il suo metodo integrato (area tecnica, tattica e atletica mai separate nell'allenamento) veniva individuato come la causa degli stenti incipienti della squadra. Il club negò all'epoca di avere suggerito la mossa, che comunque non portò alcun beneficio. Anzi, nei quasi due mesi trascorsi per individuare e reclutare un sostituto di Marra, il lavoro degli altri preparatori dello staff di Montella proseguì più o meno sulla stessa falsariga, ma con una sostanziale differenza: la squadra iniziò a percepire le crepe nella società e nel rapporto di fiducia tra la dirigenza Fassone-Mirabelli e l'allenatore, mentre si appannava sempre più la condizione atletica, complici l'impegno infrasettimanale dell'Europa League e i relativi viaggi, che riducevano appunto gli allenamenti.

Il paradosso è che il nuovo preparatore, l'italo-belga Mario Innaurato assistente del ct Wilmots con la Costa d'Avorio, ha potuto iniziare il lavoro a Milanello soltanto il 12 novembre, all'indomani della mancata qualificazione della nazionale africana per il Mondiale. Due settimane dopo Montella è stato licenziato e Gattuso ha introdotto nuovi metodi di allenamento più intensi, affidandoli a Innaurato e ai due preparatori promossi dalla Primavera, Dominici e Tenderini. Per vedere i primi risultati del cambio, ci vorrà almeno un mese. A Benevento il Milan ha confermato soprattutto la scarsa velocità e il calo nell'ultimo spezzone di partita, anche se il dato in apparenza più rilevante (è la penultima squadra del campionato per chilometri percorsi) può essere ingannevole: la prevalenza nel possesso palla, spesso rivendicata da Montella, significa che a correre di più sono gli avversari.

Alla poca brillantezza, secondo l'analisi di Gattuso, è semmai correlato l'altro difetto evidente: la paura di perdere. Qui entra in scena il Rino psicologo. Il lavoro sull'autostima e sul senso dell'importanzaOAS_RICH(‘Bottom’); del gruppo e nel gruppo, inaugurato felicemente con Kessié e con Bonucci, sarà centrale per il nuovo staff. Intanto Gattuso ha scelto la strada dell'autocritica, nello spogliatoio e anche in pubblico, ammettendo che la sostituzione finale di un attaccante (Suso) con un difensore (Zapata) può essere stata un errore, per il messaggio di un atteggiamento troppo rinunciatario. Correggersi non è da tutti. Correggere la rotta è indispensabile. 
 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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