Wonderbook, il libro in realtà aumenta

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Da poche settimane Sony ha lanciato la “piattaforma” Wonderbook, sistema che sfrutta la realtà aumentata, sviluppato da SCE London Studio. Di Wonderbook “Il libro degli incantesimi” e del futuro prossimo in casa Sony, ne abbiamo parlato con Marco Saletta general manager di Sony Computer Entertainment Italia. 

 

Da pochissimo avete lanciato Wonderbook, qual è il pubblico a cui si indirizza questo particolare prodotto?  

La piattaforma Wonderbook si rivolge alla famiglia e ai bambini in età compresa tra i sei e i nove anni. Wonderbook è un progetto che nasce come “Libro degli incantesimi” e che evolverà nel prossimo futuro, esplorando mondi sempre legati alla lettura, ma diversi da quello che è oggi “Il libro degli incantesimi”. Faccio riferimento a prodotti che potranno essere a sfondo scientifico, naturalistico, pensiamo anche alle graphic novel. 

 

Da Nintendo abbiamo una nuova console che sfrutta il doppio schermo, da voi abbiamo una piattaforma che usa la realtà aumentata. L’hardware videoludico va verso direzioni che, in un certo senso, destrutturano la console tradizionale, per contro i titoli dedicati agli hardcore gamers presentano scarsissime caratteristiche di innovazione. In casa Sony come si vive questa dicotomia?  

La sensazione è che gli hardcore gamers avranno sempre un ruolo rilevante, per Sony in modo particolare, ma anche per l’industria videoludica in generale. È però necessario esplorare strade nuove. “Call of Duty” arriverà, probabilmente, nel 2030 alla sua trentesima edizione, nel frattempo sarà obbligatorio per l’industria esplorare campi diversi. Se si vuole allargare la fetta di mercato non c’è alternativa. In Italia la penetrazione del videogame è intorno al 40% delle famiglie, se vogliamo aumentare la penetrazione del prodotto, occorre innovazione. Sony con la realtà aumentata, prima ancora di Wonderbook, già con prodotti come “Invizimals” per PSP, che ha riscosso un grosso successo, sta aprendo e cercando territori inediti. 

 

Ha parlato di console portatili, ma in un periodo in cui tablet e smartphone riscuotono molto successo per il gioco in mobilità, soprattutto catturando un ampio bacino di pubblico casual, ha ancora senso proporre console portatili?  

Direi di sì, nel senso che il gioco sul tablet e quello sul telefonino rimane una prerogativa casual, il gioco su piattaforma portatile, mi riferisco in particolare alla PlayStation Vita, soddisfa un bisogno di giocatori più esigenti. Quando Sony lanciò Vita, si rivolse espressamente a un target hardcore. Credo che nei prossimi due anni i titoli sviluppati continueranno a rivolgersi allo stesso genere di pubblico, dopodiché bisognerà valutare se ampliare, anche nel caso della PlayStation Vita, il target a una platea più allargata. Detto questo non c’è dubbio che tablet e telefonini, oggi siano territorio anche per videogiocatori. 

 

Parlando di titoli, Sony sta portando avanti un’interessante commistione tra narrazione e gioco, ha aperto Playstation Playstation Network una serie di titoli interessanti che sovrastano la classica divisione tra casual e hardcore. Cosa dobbiamo aspettarci, su questo versante, in futuro?  

Dobbiamo tornare alla domanda precedente, perché le strade sono due: hardcore gamers e famiglia. L’esplorazione vera per quanto riguarda le piattaforme la stiamo facendo sul target famiglia, quindi prodotti che sfruttino il “Move” e poi abbiamo Wonderbook. Per gli hardcore gamers abbiamo tutto un mondo di entertainment puro. Poi ci sono titoli che permettono di immergersi nella storia anche a livello emotivo, in questo senso “Heavy Rain” ha dato una direzione. E da questo punto di vista credo che nel 2013 Sony avrà una lineup molto interessante, molto sperimentale, che guarda a lungo termine anche per gli anni a venire. E speriamo che ci siano novità anche per l’hardware… 

 

Speriamo, anche, di no…  

Perché no? In realtà in questo momento si sente la necessità di nuove console, perché il consumatore videoludico, dopo sette anni, di Xbox 360 e PS3, inizia ad avvertire il bisogno di qualcosa di nuovo. E per nuovo si intende grafica che, sembra impossibile, ma a quanto pare, non è mai abbastanza. 

Mentre spengo il registratore non posso che immaginare “Call of Duty 30”. 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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