Raige: “Che errore andare a Sanremo con un duetto studiato a tavolino”

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Il cantautore rap mette in pausa la musica e racconta la sua storia in un romanzo. «Al Festival avevo più sponsor di Valentino Rossi, lì ho capito che dovevo fermarmi»

Andare a Sanremo con una canzone in cui non credevo è stato il più grande errore della mia vita». Raige non usa mezze parole per commentare il suo Festival. Ma non è una stoccata allo show in sé, piuttosto una critica verso certi meccanismi dell’industria discografica. Rancori e malumori covati da tempo, che l’hanno portato a prendersi una pausa dalla musica. «Non ho nulla contro Giulia Luzi – spiega – ma quel duetto era studiato a tavolino e non aveva senso di esistere. Venivo da un anno sfavillante e la mia etichetta pensava che dovessi partecipare. Volevo gareggiare nei giovani, ma con un disco d’oro non si può».  

 

Il cantautore torinese (che ha scritto anche per Tiziano Ferro) più di tutto si rimprovera il fatto di non aver portato sul palco la sua storia: «Anche quando ho fatto le scelte più pop, in senso di popolari, sono rimasto coerente al mio percorso. Non sono un cantante da talent e quindi ho sbagliato a non raccontare di me». L’esperienza, comunque, non è stata solo negativa, ma sono i ricordi più amari a prevalere: «Il Festival ha poco a che vedere con la musica, è più che altro una questione di brand. A volte avevo così tanti sponsor sui vestiti che mi sentivo come Valentino Rossi al Motomondiale. Allora ho pensato: basta, devo fermarmi un attimo».  

 

Deluso dal Sanremone nazionale, Alex Vella, a 34 anni, si dedica quindi al suo primo romanzo, in cui racconta (in modo romanzato) la storia di suo padre e della sua famiglia. «Ho questa sorta di malattia per cui ogni mattina, appena sveglio, devo subito scrivere. Sono passato da scrivere le mie canzoni a scrivere quelle per gli altri. Ma avevo ancora tanto da dire, così ho cominciato questo libro. All’inizio era uno svago. Quando mi venivano le parole giuste mi alzavo nel cuore della notte per correre al computer, finivo un capitolo e magari lo cancellavo. Era il mio gioco. Poi Rizzoli mi ha proposto di pubblicarlo e ho detto sì».  

 

In Tutta la colpa del mondo amore e rabbia si alternano, a tratti si sfiorano (un po’ come nelle sue canzoni, anche in quelle «più pettinate»). «Questi due sentimenti sono il motore delle mie frasi, che si tratti di musica o narrativa. Creano in me un mostro che riesce a comunicare. Per questo spero che non mi abbandonino mai». Stesse emozioni, ma un linguaggio diverso con cui l’artista si è trovato a fare i conti: «In un brano sei limitato da metrica, durata e melodia. In un libro hai più libertà. I dialoghi sono stati la parte difficile perché non esistono nel mio tipo di scrittura. Ma quando l’editor mi ha consigliato di provarli con un amico, per vedere se funzionavano, mi si è aperto un mondo». Le parole del titolo, invece, sono di Mosè: «Ho sempre pensato che gli errori fossero solo errori e non possibilità per migliorarsi come esseri umani. Quindi ho messo addosso alle persone tutta la colpa del mondo. Ma anche i genitori imparano a essere genitori crescendo con i figli. Da bambino vedi tuo padre come Superman, in realtà è solo un uomo che cerca di fare la cosa giusta». 

 

Raige si è trovato così bene nei panni di scrittore che, se ci sarà l’occasione, darà un seguito al romanzo. Il suo lavoro, però, rimane scrivere canzoni, per sé e per gli altri. Entro gennaio uscirà un nuovo pezzo che – confessa – «non vedo l’ora di fare sentire a tutti». A marzo, poi, il ritorno dal vivo: sono già in programma cinque o sei date. E, visto che dai propri sbagli si può solo imparare, non è escluso che in futuro rimetterà piede all’Ariston: «Magari tornerò, ma canterò la mia vita». 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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