Proteggiamo il cuore dai danni dei grassi saturi dell’olio di palma

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Il diabete di tipo 2 si associa ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, a causa degli elevati livelli circolanti di glucosio, acidi grassi saturi e radicali liberi che lo caratterizzano. Queste sostanze possono infatti provocare non solo alterazioni del funzionamento e la morte delle cellule mature del cuore, ma anche provocare danni alle cellule staminali cardiache, responsabili del rinnovamento del muscolo cardiaco (miocardio). Un quadro questo che si traduce nella condizione nota come cardiomiopatia diabetica. Naturalmente, unalimentazione ricca di grassi saturi, sia di origine animale (burro, carni grasse, ecc) che vegetale (olio di palma) contribuisce ad amplificare questo danno.

Il gruppo di ricerca del professor Francesco Giorgino dellUniversità di Bari da anni ha sviluppato dei modelli sperimentali per lo studio dei meccanismi molecolari attraverso i quali gli acidi grassi saturi, presenti nei grassi animali e nellolio di palma, danneggiano le cellule staminali cardiache. Lesposizione delle cellule al palmitato (un acido grasso saturo che rappresenta il principale componente dellolio di palma), ma non alloleato (acido grasso presente nellolio doliva) induce apoptosi (morte cellulare) delle cellule staminali cardiache. Lesposizione delle cellule al palmitato è risultata associata tra laltro anche ad un alterato isolamento delle cardiosfere e ad unaumentata autofagia delle staminali cardiache.

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Ma è possibile prevenire o curare i danni che si sviluppano nel cuore delle persone affette da diabete, migliorando la funzionalità e la sopravvivenza delle staminali cardiache? Un approccio molto promettente consiste nellimpiego dei farmaci basati sulle incretine, quali gli analoghi del GLP-1 (glucagonlike peptide 1). Uno studio presentato al congresso annuale dellEASD di Lisbona da Rossella DOria e colleghi giovani ricercatori della Società Italiana di Diabetologia grazie ad un grant della SID dimostra che il pretrattamento con exenatide (un analogo del GLP-1), prima dellesposizione al palmitato, esercita unazione protettiva sulle cellule progenitrici cardiache, prevenendo la morte cellulare indotta dallesposizione ad elevati livelli di questo grasso saturo vegetale e favorendo la normale aggregazione di queste cellule in particolari strutture dette cardiosfere, una sorta di tessuto cardiaco in fase embrionale.

Gli autori ritengono dunque che il GLP-1 e i suoi analoghi possano limitare il danno lipotossico indotto sul cuore dagli acidi grassi saturi, conservando la vitalità dei progenitori delle cellule miocardiche. Questo studio, che ha indagato anche i meccanismi molecolari alla base delleffetto dannoso degli acidi grassi saturi, svelando come lexenatide sia in grado di esercitare la sua azione protettiva, getta le basi per un nuovo filone di ricerche che potrebbero portare a comprendere come prevenire o curare in maniera mirata la disfunzione cardiaca presente nelle persone con diabete. Lo studio descrive per la prima volta effetti protettivi degli analoghi del GLP-1 in cellule progenitrici cardiache, che hanno la capacità di rigenerare il cuore umano commenta il professor Francesco Giorgino Pertanto, in futuro si potrà anche valutare se questi farmaci potranno essere utili anche nellambito della terapia rigenerativa con cellule staminali nel caso del cuore danneggiato da un infarto.

La comprensione dei meccanismi molecolari con cui gli analoghi del GLP-1 determinano una protezione sul danno cardiaco indotto dalla esposizione ad acidi grassi saturi ha rilevanza clinica commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID Una maggiore comprensione dei meccanismi con cui agiscono questi farmaci potrebbe consentire in futuro terapie mirate prevenire il danno cardiovascolare in una fase precoce. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID. (FABRIZIA MASELLI)

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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