Probiotici e wellness intestinale un ‘connubio ideale’ per la salute

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Il benessere intestinale è legato a doppio filo con lo stato di salute generale di una persona: questo collegamento dipende in larga parte dal microbiota intestinale, un vero e proprio ecosistema formato da batteri, da funghi e da virus che vivono nel tratto gastrointestinale e la cui omeostasi – la composizione equilibrata tra le diverse componenti che condiziona il corretto rapporto tra loro – può con ogni probabilità contribuire a far funzionare al meglio lintestino. Ma come mantere questo equilibrio? In molti casi può essere utile ricorrere ai probiotici, microrganismi vivi e vitali che – secondo la definizione data dal ministero della salute – si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per lorganismo.

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I probiotici sono stati oggetto di un incontro promosso da Sandoz a margine del 9th meeting  probiotics, prebiotics & new foods, nutraceuticals and botanicals for nutrition & human and microbiota health‘, svoltosi negli scorsi giorni a Roma. L’incontro ha riguardato soprattutto i meccanismi di azione di questi microrganismi e quali debbano essere le caratteristiche degli integratori più allavanguardia affinché possano esplicare il massimo dei benefici. Il microbiota intestinale è un complesso mondo di microrganismi che si sviluppa in ogni persona immediatamente dopo la nascita- ha spiegto il professor Lucio Capurso primario gastroenterologo e presidente del meeting – Se viene mantenuto il giusto equilibrio tra i suoi componenti, conferisce elementi che agevolano alcune funzioni utili alla salute delluomo: si va da quella a favore di strutture dellapparato gastroenterico, come i villi epiteliali, alla funzione barriera e protettiva nei confronti dei batteri potenzialmente patogeni, allattività metabolica che si esplica nella produzione sia di vitamine sia di batteriocine ovvero sostanze con azione antibatterica. I ritmi di vita frenetici, stress, alimentazione scorretta, impiego prolungato di farmaci, uso di antibiotici sono in nemici principali di questo ecosistema. Tutte queste situazioni possono provocare quella che in termine medico si definisce disbiosi intestinale, ovvero unalterazione della flora batterica intestinale che si traduce nello sbilanciamento della composizione del microbiota, nella modifica sia delle sue attività metaboliche, sia della distribuzione dei batteri nellintestino. Le conseguenze sono principalmente tre – continua Capurso -diminuzione notevole del numero di batteri benefici in cui rientrano soprattutto lattobacilli e bifidobacteria, crescita eccessiva di quelli potenzialmente patogeni, cioè nocivi, e perdita della diversità batterica.

Nella gran parte dei casi questi tre tipi di disbiosi avvengono contemporaneamente e comportano spesso come campanelli dallarme alcuni sintomi fastidiosi: senso di gonfiore e tensione addominale, pesantezza, nausea, difficoltà digestive, attività intestinale irregolare. Giocare in difesa dellequilibrio del microbiota intestinale si può, grazie allimpiego di prodotti a base di probiotici, che devono avere precise qualità tra cui la presenza di ceppi specifici di batteri, per così dire amici, come per esempio lactobacilli e bifidobacteria, dotati di elevate capacità di superare, rimanendo vivi, le varie porzioni gastrointestinali, di riprodursi e di moltiplicarsi: queste qualità ne determinano la loro maggiore potenza. Ha precisato in proposito Simone Gugliemetti, professore associato presso il dipartimento di scienze degli alimenti, la nutrizione e lambiente delluniversità degli studi di Milano: Tra i microrganismi probiotici, un ruolo di primo piano è ricoperto dai bifidobatteri, abitanti tipici e specializzati dellintestino crasso umano, che si sono evoluti esclusivamente allinterno dellecosistema intestinale, sviluppando caratteristiche che permettono loro un rapporto privilegiato con la fisiologia umana. Per la loro particolare caratteristica i bifidobatteri, una volta reintrodotti nellintestino con prodotti specifici, per esempio integratori alimentari, ritrovandosi in un habitat favorevole alla loro sopravvivenza, riescono a svolgere in modo particolarmente efficiente il compito di mantenere o ripristinare lequilibrio della flora microbica attraverso leffetto barriera contro i microrganismi potenzialmente patogeni per luomo. I bifidobatteri sono in grado di produrre non solo lacido lattico (come avviene per altri tipi di probiotici) ma anche quello acetico, potenziando le azioni antimicrobiche, ovvero inibitorie dei batteri patogeni – ha concluso Guglielmetti – per le loro importanti caratteristiche ancora oggi continuano a nascere studi clinici circa le loro proprietà benefiche. Unattenzione particolare viene riservata al Bifidobacterium animalis subsp. lactis (B. lactis). Questultimo è il più usato nelle formulazioni degli integratori probiotici, perché ha dimostrato maggiori garanzie di sopravvivenza durante i processi industriali di produzione e nel prodotto finale durante il periodo di conservazione del prodotto. Insieme alla qualità, ci sono altri due fattori che entrano in gioco a favore dellefficacia dei prodotti probiotici. Il punto di maggiore innovazione consiste nella consapevolezza, riportata ampiamente in letteratura scientifica e suffragata dai risultati di un gran numero ricerche, che sia necessaria una grande concentrazione di batteri per ottenere un buon effetto probiotico, superiore a circa 10 miliardi di cellule vive – ha concluso Capurso – laltro dato interessante e relativamente nuovo è la constatazione che cocktail di diversi batteri, per esempio lassociazione lactobacilli e bifidobacteria, con laggiunta di un lievito il saccharomyces boulardii, possono essere molto più efficaci di singoli ceppi. In definitiva sia unelevata concentrazione di batteri, sia un loro mix, rientrano tra le caratteristiche di prodotti probiotici allavanguardia e con ottime probabilità di successo. (MATILDE SCUDERI)

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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