Tutti connessi a Internet nel 2020? C’è chi dice no

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Oltre 4 miliardi di persone nel mondo non sono ancora online, ma la lotta al divario digitale rischia di slittare al 2042 con un ritardo di 22 anni: l’obiettivo dell’Onu è ancora lontano

Oltre 4 miliardi di persone nel mondo non hanno ancora Internet e senza un’azione più incisiva la promessa di estenderne l’accesso anche ai paesi meno sviluppati entro il 2020 non potrà essere mantenuta. Sono le conclusioni cui giunge il nuovo rapporto di “Alliance for Affordable Internet” (A4AI), una coalizione formata nel 2013 da Google, Facebook, Microsoft, Intel e Cisco avendo come finalità una rete alla portata di tutti. 

 

Il diritto di accesso universale a Internet è stato sancito dalle Nazioni Unite nel settembre 2015, in occasione dell’ultimo Summit sullo sviluppo sostenibile che per il suo raggiungimento ha fissato la scadenza temporale al 2020. Ma di questo passo gli obiettivi stabiliti slitteranno al 2042 con un ritardo di 22 anni rispetto a quanto previsto.  

 

Ai ritmi correnti, nel 2020 sarà connesso a Internet solo il 53% della popolazione globale e appena il 16% degli abitanti dei paesi più poveri. Questo significa che in molte società altre generazioni verranno tagliate fuori dalla rivoluzione digitale. Soprattutto, sono le fasce meno abbienti e le donne ad essere maggiormente penalizzate ed escluse dall’accesso alla rete. 

 

Inoltre, come sottolinea il documento di A4AI che valuta in base all’Affordability Drivers Index (ADI) lo stato di 51 diversi paesi tra i meno sviluppati, una più ridotta platea di persone connesse a Internet diminuirà le opportunità di crescita economica. Negando, peraltro, a molti la possibilità di usufruire di servizi online nel campo dell’istruzione e della sanità nonché di esprimersi liberamente sul web. 

 

La soluzione per colmare il divario? Secondo A4AI è necessario, naturalmente, rafforzare gli investimenti pubblici nelle infrastrutture di rete e rendere più fruibile il WiFi. Ma, più in particolare, bisogna agire per abbassare i prezzi di cellulari e dispositivi e quello della banda larga finché ogni singolo utente arrivi a pagare un valore pari o sotto il 2% del reddito medio mensile per 1 GB. 

[ Fonte articolo:La Stampa ]

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