Geely, proprietaria cinese della Volvo, compra l’auto volante Terrafugia

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L’azienda resta in Massachusetts, ma i cinesi iniettano capitali in quello che potrebbe essere il business del futuro

Sarebbe paradossale se in futuro il traffico automobilistico si trasferisse nel cielo: dopo aver speso miliardi di euro nella ricerca sulla guida autonoma per veicoli stradali, molti costruttori si troverebbero in gamma vetture che non possono “nemmeno” volare. Si tratta naturalmente di un’esagerazione, scaturita però da un trend da tenere d’occhio, quello delle auto volanti, meno fantascientifiche di quanto si pensi: proprio poche ore fa la cinese Geely – che già controlla marchi come Volvo e Lotus – ha acquistato (per un prezzo non divulgato) l’americana Terrafugia, un’impresa che sviluppa automobili volanti (o, se preferite, aerei in grado di ripiegare le ali e viaggiare per strada). 

 

CBALNEXTA

 

La ricetta è quella usata per i marchi automobilistici europei: la sede principale di Terrafugia rimane il suo quartier generale attuale (Woburn, Massachusetts), con tecnici e ingegneri yankee; il centro di controllo della compagnia invece finisce in Cina, da dove arriveranno i capitali da investire nella ricerca e nel perfezionamento del prodotto. Fondata nel 2006 da un gruppo di laureati al Mit (Massachusetts Institute of Technology), Terrafugia potrebbe mettere sul mercato la sua prima vettura elettrica volante già nel 2019 e nel 2025 il suo primo mezzo a decollo e atterraggio verticale; letteralmente una “manna dal cielo” per le strade congestionate, soprattutto per quelle di Pechino. 

 

Ma non sono solo i cinesi a stare con la testa all’insù: già diverse aziende automobilistiche e di mobilità si stanno aprendo al “business dell’aria”. Fra quelle del vecchio continente c’è Daimler, che sta investendo su Volocopter, una società tedesca che sviluppa elicotteri elettrici: il colosso di Stoccarda ha recentemente aderito all’aumento di capitale da 25 milioni di euro di Volocopter, di cui possiede una partecipazione dell’11%. I test per una rete di taxi alati potrebbero iniziare a Dubai già entro la fine dell’anno. 

 

ANSA

UberAir  

 

Per non parlare di UberAir, la compagnia di mobilità aerea di Uber: la sua sperimentazione inizierà a Dallas e Los Angeles entro il 2020 col supporto nientemeno che della Nasa, a cui sarà affidato il compito di sviluppare i software di gestione del traffico e la progettazione dei velivoli stessi. La prospettiva “aerea” di Uber è quella di dimezzare i tempi di trasporto attuali.  

 

CAIBAL

Italdesign Airbus Pop.Up  

 

Ci sarebbero poi i modelli ibridi: no, non quelli con motore elettrico ed endotermico, bensì i mezzi in grado di affrontare sia l’asfalto che il cielo. E’ il caso del concept Pop.Up, un “veli-veicolo” sviluppato da Italdesign e da Airbus, il consorzio europeo dell’industria aerea. Presentato al Salone di Ginevra del marzo scorso, Pop.Up è stato progettato per le metropoli del 2030 ed è modulare: quando non servono, le sue eliche possono rimanere in garage (è strano da leggere, vero?) e ad affrontare il traffico ci pensa la sua piccola capsula biposto realizzata in fibra di carbonio, spinta da un paio di elettromotori. Se invece si utilizzano le autostrade celesti, sono le ruote a rimanere a casa… 

 

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[ Fonte articolo: La Stampa ]

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