Attacco a Westminster: la musulmana “indifferente“ tra le vittime? Manipolata da un troll russo

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E’ l’Indipendent, oggi, a darne notizia. L’account Southlonestar sarebbe uno dei 2700 falsi profili di Twitter creati ad arte dalla “fabbrica di troll” che opera all’ombra del Cremlino. Un nuovo rapporto, intanto, sempre più governi manipolano i social media 

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14 novembre 2017

Questa foto è stata postata su Twitter alcune ore dopo l’assalto terroristico messo a punto dal 52enne Khalid Masood nel marzo scorso a Londra: alla guida di un furgoncino, Masood si lanciò sul ponte di Westminster, uccidendo 5 persone, tra cui un poliziotto che aveva tentato di fermarlo.

L’immagine ritrae una donna musulmana che passa davanti a una delle vittime, continuando a controllare il suo telefonino senza apparentemente dar conto al dramma che si è appena compiuto. L’account su cui è stata pubblicata si chiama Southlonestar: “Alla donna musulmana non importa nulla dell’attacco terroristico, cammina come se niente fosse davanti a un uomo morente, mentre controlla il telefonino #PrayForLondon # Westminster #BanIslam” recitava il post. Immediata è stata la reazione di attivisti di destra nel Regno Unito e negli Usa, la foto è subito diventata virale su Twitter come simbolo dell’indifferenza degli islamici verso quell’attentato.

Ebbene, si è scoperto che quell’account è un troll. Southlonestar, anzi, è uno dei 2700 falsi profili creati ad arte da una “fabbrica di troll” russa. E’ l’Indipendent, oggi, a darne notizia sulla base di un nuovo rapporto dal quale emerge l’attività dei troll che operano all’ombra del Cremlino.

La foto fu scattata subito dopo l’attacco da Jamie Lorriman. L’uomo spiegò che la donna era chiaramente “traumatizzata” e “visibilmente afflitta”, che era solo una delle centinaia di persone in fuga dal ponte di Westminster per evitare di guardare l'”orrore che li circondava”. “Il suo comportamento- disse- è stato completamente in linea con quello di tutti gli altri sul ponte, ma di loro non si sta supponendo che abbiano ignorato lo scenario”. Queste spiegazioni non valsero a nulla e il post di Southlonestar raggiunse il suo obiettivo. L’account, con oltre 16 mila follower, è associato a Texas Lone Star, che si definisce “un orgoglioso patriota texano e americano”: ha sostenuto la corsa di Trump alla Casa Bianca e ha anche twittato a favore della Brexit nel giorno del referendum.

Lo studio: sempre più governi manipolano i social media 
Sono sempre più numerosi i governi che seguono le orme di Russia e Cina nel manipolare i social media e reprimere il dissenso on-line, tendenza che rappresenta una grave minaccia per la democrazia; è quanto risulta da uno studio dell’ong Freedom House, “Freedom of the net”.

Lo studio, effettuato su 65 Paesi, rileva come una trentina di governi impieghino una qualche forma di manipolazione per distorcere le informazioni on-line, contro i 23 di un’analoga ricerca effettuata l’anno scorso.

Fra le tattiche utilizzate vi sono i commentatori pagati dalle autorità, i “troll”, i “bots” – ovvero gli account automatizzati – falsi siti di notizie e canali di propaganda: tecniche che “sono assai più difficili da contrastare rispetto ad altri tipi di censura quali l’oscuramento dei siti”, come commenta lo studio.

Secondo Freedom House il 2017 è il settimo anno consecutivo in cui si tegistra una diminuzione globale della libertà su internet: per il terzo anno di fila il principale colpevole è il governo cinese, ma non mancano altri esempi come “l’esercito della tastiera” impiegato dalle autorità filippine (con una paga giornaliera di 10 dollari) per dare l’impressione di un forte sostegno popolare alla brutale campagna contro la droga varata dal presidente Rodrigo Duterte e costata la vita a migliaia di persone.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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