Mario Kempes: “Argentina ’78, segnavo per la gente, non fui un complice dei militari e di Videla“

0

El Matador ricorda la squadra del Mundial e la confronta con quella di oggi: "Dybala e Messi insieme: difficile"

BUENOS AIRES – SEDUTO in una libreria del quartiere Recoleta, El Matador firma copie della sua autobiografia. Commentatore sportivo, ha messo radici negli USA dopo essersi seduto sulle panchine più strane, tra Indonesia, Venezuela, Costa Rica, Bolivia, una parentesi nella D italiana e persino un blitz nell'Albania dei soldi facili a metà anni '90. "Uno zingaro del futbol" ammicca, con la cantilena che i cordobesi come lui, da Osvaldo Ardiles a Dybala, non perdono mai.
"Paulo è uno spettacolo, e può crescere. L'hanno criticato per aver detto che è difficile giocare con Messi, una cosa giusta che Messi ha capito e i giornalisti argentini no. Chi lo fraintende è stupido. A questa Selección è mancata solo la vittoria, e in Argentina se non vinci non sei nessuno. Messi non è Maradona perché non ha vinto un Mondiale. Cruyff e Di Stéfano nemmeno, eppure sono tra i migliori di sempre".

Sangue tedesco e siciliano, Kempes viene da Belle Ville, la capitale nazionale della pelota, dove nasce il pallone di cuoio moderno. Senza la chioma che ispirò il creatore del manga giapponese Holly & Benji, e senza sigarette (dopo un infarto e 6 bypass), sorride al momento di autografare una vecchia camiseta sbiadita del Rosario Central, trampolino del Matador verso il Valencia, la Selección e quel maledetto Mondiale del 1978.
"Sono passati 40 anni, questo libro è anche un modo per chiudere alcuni conti con il passato. Quella nazionale è stata criticata duramente, e quel Mondiale viene ancora disprezzato per colpa della dittatura militare salita al potere due anni prima con Videla. Non sopporto che ci dicano "complici", non giocavamo per i militari ma per il Paese e per la gente, in una tappa tragica della nostra storia e in un torneo assegnato all'Argentina molto tempo prima del golpe del '76. È ingiusto sminuire quello che abbiamo fatto per un contesto politico di cui non eravamo responsabili, e che non potevamo evitare. Oggi come allora, mescolare sport e politica mi sembra sbagliato".

Di desaparecidos però ce ne furono anche nello sport.
"Dirlo oggi è facile. Io e i miei compagni siamo venuti a conoscenza di tutti quei crimini terribili solo nel 1983, con il ritorno della democrazia, quando cominciarono i processi ai militari. Fino ad allora ignoravamo la portata della repressione, le migliaia di sequestri, abusi, sparizioni. Si parlava di campagne diffamatorie comuniste antiargentine. Io ero l'unico a giocare in Europa, e in Spagna non sapevo nulla dei centri di detenzione clandestina e tortura. Quando mi dissero che la mia prestazione poteva favorire i militari, risposi che i miei gol erano per l'Argentina e non per Videla, non era un problema mio che i militari potessero appropriarsi delle nostre vittorie".

Avendo saputo, avreste giocato ugualmente?
"Non so dirti come avrebbe influito. Forse non avrebbe cambiato niente. Il problema c'è e ci sarà sempre, ed è inutile continuare a parlarne, anno dopo anno. Era in corso un genocidio e non ce ne accorgevamo, nessuno se ne accorgeva al di fuori di coloro che ne erano coinvolti. Giocavamo semplicemente a pallone. Non si può mescolare sempre il nostro disimpegno in campo con le atrocità della dittatura. Io preferisco dire che abbiamo dato una gioia alla gente in un momento estremamente complicato".

Qual era il vostro rapporto con i militari?
"In ritiro vivevamo circondati dai soldati e isolati dal resto del mondo, senza poter ricevere visite familiari, mentre ogni tanto qualche alto ufficiale piombava in elicottero con amici o parenti, per chiedere autografi o apparire sui giornali. Videla l'ho visto in tutto tre volte: un discorso alla squadra a due giorni dall'inaugurazione, un pranzo ufficiale per celebrare la vittoria e il giorno della finale per la premiazione".

E non gli strinse la mano.
"Non fu per protesta. Non gli diedi la mano per la ressa, nel caos del Monumental non toccai nemmeno la Coppa, che Passarella non mollava mai. L'ho potuta tenere in mano solo nel 2006, a Berlino. Il tempo crea leggende, come quella che l'Olanda disertò il ricevimento post finale per ripudio al regime, quando invece era impossibile uscire dall'albergo, come mi disse Neeskens tempo dopo. Dissero anche che Massera e Agosti, gli altri due capi della Giunta Militare, entrarono nel nostro spogliatoio dopo il 6-0 al Perù, per congratularsi. Io però non me lo ricordo, forse ero sotto la doccia, o ero già uscito".

Senza quella goleada la storia poteva essere un'altra.
"Quanto si è parlato di quella partita, senza mai una sola prova concreta. Si parla sempre e solo del presunto accordo tra il governo argentino e peruviano, o del portiere Ramon Quiroga, nato in Argentina. Mai del premio offerto dal Brasile al Perù per batterci. I peruviani, ormai fuori dai giochi, scesero in campo dando tutto, prendendo subito un palo e sfiorando il gol poco dopo".

Come vive il Kempes di oggi quel Mondiale?
"Sento di avere la coscienza tranquilla, e di non dover chiedere scusa o dare spiegazioni per aver accettato la convocazione della nazionale. Credo che sia ora di considerare il Mondiale del '78 alla pari di quello dell'86, cosa che per adesso non succede, e di riconoscere la sua importanza. Eravamo più forti, e l'orgoglio di essere campioni non ce lo toglie nessuno. Perdendo con l'Olanda il lavoro cominciato da Menotti sarebbe potuto crollare e forse, senza quella base, la storia a Messico '86 sarebbe stata diversa".

Nel mezzo c'è SpagnaOAS_RICH(‘Bottom’); '82.
"E le Malvinas. Un altro crimine. Solo sbarcati ad Alicante capimmo che la guerra non stava andando come il regime raccontava. Ragazzi come noi che morivano di freddo e di fame, un massacro. Ricordo la rabbia e l'impotenza prima del debutto con il Belgio, quando Ardiles mi confidò che suo cugino José, aviatore, era stato abbattuto dagli inglesi. Menotti impose che con la stampa si parlasse solo di futbol, per proteggere il gruppo. Inutile".

[ Fonte articolo: Repubblica ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*