Proposta dell’UE di tagliare del 30% le emissioni CO2 delle auto nel 2030, proteste su tutti i fronti

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Per le associazioni ambientaliste è un regalo all’industria, per le case auto non c’è abbastanza tempo per adeguare le tencologie

Sembra scontentare proprio tutti la proposta avanzata ieri dalla Commissione Europea di imporre, per le automobili e i veicoli commerciali leggeri venduti nel 2030, emissioni medie di CO2 del 30% inferiori rispetto a quelle del 2021. Per Bruxelles, si tratta di un passaggio fondamentale “per accelerare la transizione ai veicoli a basse e a zero emissioni”, nel quadro degli impegni dell’accordo di Parigi per una riduzione vincolante delle emissioni di CO2 di almeno il 40% da qui al 2030 nell’Unione. 

 

“L’auto è stata inventata in Europa e in Europa deve essere reinventata”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue all’Unione dell’Energia Maros Sefcovic. Ma l’accoglienza al “Pacchetto Mobilità” non è stata delle migliori: critiche sia le organizzazioni ambientaliste sia, per ragioni diverse, l’industria automobilistica. Spaccato anche l’Europarlamento, dove il Ppe ha dato il suo plauso alla proposta, mentre S&d e Verdi la hanno affossata definendola rispettivamente “assolutamente inaccettabile” e “non all’altezza”. 

 

Secondo diverse fonti e ong, l’associazione dei costruttori tedeschi Vda guidata da Matthias Wissman ha fatto pressione su Martin Selmayr, capogabinetto del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, e sul commissario Guenther Oettinger, entrambi tedeschi, per eliminare la quota vincolante del 30% di vetture “pulite” entro il 2030, inizialmente sul tavolo.  

 

In nome della “neutralità tecnologica”, infatti, la Commissione lascia ai costruttori automobilistici la scelta della tecnologia da applicare alle future auto “pulite”: salta la quota vincolante del 30% di veicoli a zero o bassissime emissioni entro il 2030 per ogni produttore auto, mentre passa l’obbligo di ridurre del 30% in media le emissioni di CO2 dell’intera flotta.  

 

Secondo Greenpeace, “manca una visione ambiziosa del futuro, fondata necessariamente su una mobilità alimentata da fonti rinnovabili e condivisa. Le misure previste dalla Commissione sono figlie di un’ossessione vecchia per l’autovettura con motore a combustione interna come mezzo principe per il trasporto dei passeggeri”, dice Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.  

 

Secondo l’associazione europea dei veicoli a gas Ngva, la Commissione europea favorisce l’elettrico. A partire, spiega il segretario generale Andrea Gerini, da come vengono calcolate le emissioni di CO2: solo al tubo di scappamento e non a partire dal sistema di approvvigionamento di carburante. In questo modo le auto elettriche risultano essere le uniche a zero emissioni sulla carta, in quanto non viene presa in conto la CO2 prodotta per le batterie e le ricariche.  

 

Critiche anche dai produttori auto dell’associazione europea Acea, secondo cui se da un lato è “coerente” la scelta dell’orizzonte temporale del 2030, dall’altro lato il target intermedio del taglio del 15% delle emissioni entro il 2025 ”non lascia abbastanza tempo per fare i necessari cambiamenti tecnici e di design ai veicoli”. Per questo ora l’associazione “lavorerà con i suoi membri (cioè le case automobilistiche, ndr) per valutare tutti i dettagli delle proposte prima di continuare a impegnarsi con le istituzioni europee su questo dossier“. 

 

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[ Fonte articolo: La Stampa ]

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