Il fast tennis del futuro: “Così andremo incontro al pubblico dei millennials“

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Intervista al componente del board dell'Atp, Giorgio Di Palermo: "Sperimentiamo per farci trovare pronti…"

Se la parola rivoluzione non fosse troppo ridondante applicata allo sport, oggi dovrebbe essere usata per quello che sta pensando il governo centrale del tennis professionistico. Un fast-tennis, potremmo definirlo, dove tutti i tempi sono accorciati. Dal palleggio ai set, al net (il nastro colpito durante il servizio). Questi (ed altri) possibili cambiamenti fanno discutere, molto, tutto il mondo che circonda il circuito dell'Atp. "Ma non chiamatele nuove regole perchè non lo sono", ci tiene (assolutamente) a precisare l'unico italiano stabilmente ai vertici dell'Association of Tennis Professional, Giorgio Di Palermo, già tour manager e da diversi anni nel board, un po' il consiglio dei ministri della disciplina delle racchette. Con lui affrontiamo il tema del (possibile) cambiamento sui courts.

Di Palermo, qual è lo spirito di queste innovazioni che, per primi, hanno testato a Milano i tennisti della cosiddetta Next Generation?
“Lo spirito è quello di sperimentare. Esperimenti che tentiamo per testarne gli effetti dando seguito ai suggerimenti arrivati dai millennials, il pubblico del futuro prossimo, che abbiamo interpellato. Ed essendo suggerimenti arrivati dai giovanissimi quale migliore occasione di un evento che non dà punti Atp ma fa conoscere la nuova generazione dei tennisti per provarli?".

Lo spirito è dunque quello di provare, sperimentare. Ma voi, ai piani alti dell'Atp, siete favorevoli o contrari?
"Siamo fondamentalmente aperti a nuove proposte, guardiamo avanti, naturalmente".

Ma lei, oggi, cambierebbe?
"Oggi come oggi non è consigliabile cambiare: il tennis vive uno dei migliori momenti della sua storia e ne sono contenti spettatori, media, sponsor e giocatori. Ma, come ho detto, i millennials saranno il pubblico del prossimo domani e l'Atp è sempre stata all'avanguardia rispetto all'innovazione. Nessuno dimentichi che siamo stati i primi a introdurre l'arbitraggio elettronico, l'Occhio di falco per verificare se un colpo è dentro o fuori".

Esaminiamo le novità.
"Allora, partiamo da quelle a zero o quasi impatto per il pubblico come il voler ridurre il tempo dedicato al palleggio per il  riscaldamento dei giocatori o il giocare quando si prende un net che tra l'altro, a mio parere, sarà un vantaggio per chi riceve il servizio".

La novità più importante nel gioco è…
"La più corposa è giocare il punto decisivo sul quaranta pari. Si fa già nel doppio e con successo. In singolo potrebbe aumentare di molto l'adrenalina  in campo e in tribuna. Punto decisivo, già la terminologia dice tutto, no?".

Ma i set a 4 game?
"Mah, registro troppe perplessità attorno a questo. Ricordatevi che stiamo sperimentando la formula dei 3 set su 5 e dunque per vincere un incontro devi sempre e comunque aggiudicarti 12 game. Un esempio pratico? Il match che ha consentito a Quinzi di entrare come wild card nel torneo di Milano, per citare un dato recente, equivale a un 63 67 63. Certo, a livello mentale, però, per il giocatore cambia molto perchè già avere una palla break sull'1-1 ha un valore diverso. Insomma col set a 4 i momenti importanti arrivano prima. Ma scusate se ribadisco ancora, soprattutto agli scettici, che tutto questo non avverrà nel giro di pochi anni ma si sperimenterà, appunto e poi se ne ragionerà e parlerà a lungo".

Il primo fruitore di ogni cambiamento sarà dunque il "nuovo" pubblico.
"Noi stiamo cercando di capire a fondo cosa piace ai millennials, giovani che consumano prodotti in modo diverso: sono più rapidi e hanno molta più scelta, per esempio, della nostra generazione di cinquantenni, cerchiamo quindi di stare al passo con tutto questo. E' chiaro che una partita per me leggendaria come la finale degli Australian Open del 2012 tra Rafael Nadal e Novak Djokovic, 5 ore e 53 minuti di talento e lotta è un format che sicuramente funziona oggi e funziona per noi ma domani chissà…".

I millennials vogliono un fast tennis, dunque…
"Se vuole chiamarlo così…io preferisco dire che cerchiamo di non farci trovare impreparati quando ci accorgeremo che il nocciolo duro degli appassionati sarà quello e magari vorrà vedere qualcosa di differente che unisca rapidità a divertimento e praticità. Quando e se accadrà la nostra risposta dovrà essere: ce lo abbiamo già…ecco".

Lei è spesso a contatto con i grandissimi. Può dirci cosa pensa di tutto questo un Roger Federer?
"Allora, Roger e gli altri vedono di buon grado questi esperimenti, accettano che si facciano dei tentativi e ne sono parecchio incuriositi. Sicuramente guarderanno in tv cosa succede a Milano. Ma anche qui, per onestà, devo aggiungere che se agli attuali dominatori del tennis mondiale chiedi: accetteresti domani questo nuova formula nel tour? La risposta sarebbe: assolutamente no perchè il vertice è restio ai cambiamenti e aggiungo che è normale che sia così".

C'è poi il coaching consentito, tra le innovazioni.
"Il coaching attraverso gli auricolari, sì. I giocatori sono molto divisi su questo punto. E anche noi dovremo poi affinare la tecnica se dovesse passare: come fare? Stile Coppa Davis con il coach che entra in campo? Dalle tribune? In che modo? Dando spazio anche alle tv con i consigli mandati in diretta? No? E' un campo aperto. Certo, capisco anche quei giocatori che scuotono la testa perchè tra le qualità intrinseche di un campione c'è pure quella di capire da solo cosa fare in un momento topico del match. Una differenza in più tra i grandi e gli altri. Una qualità che pochi hanno".

E anche qui chiediamo: cosa ne pensano i top player? Nadal ad esempio?
"Ci sono diverse scuole di pensiero sul tema. Nadal non lo vede male, anche se poi anche lui vuol capire come si farebbe nel concreto".

E arriviamo agli spettatori che invece si stare fermi in tribuna si possono muovere durante il gioco. Alla faccia della sacralità del silenzio tennistico.
"Se siete stati almeno una volta in molti dei campi di Wimbledon o a Flushing Meadows converrete che questo è già realtà. L'intento è favorire e agevolare il pubblico, in particolar modo giovanile, eliminare le lunghe attese per entrare tra un game e l'altro, essere più flessibili".

Ma lei, non da componente del board dell'Atp, ma da appassionato,OAS_RICH(‘Bottom’); come lo vedrebbe il fast tennis?
"Lo spettatore che è in me ama il tennis così come è, ma non sono un millennials. E se mi chiede di scegliere una innovazione le dico che non andrei pazzo per i game senza i vantaggi ma che i set a quattro non mi dispiacerebbero affatto".
Giovanni Marino
@jmarino63
g.marino@repubblica.it

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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