Privacy sul web, gli italiani cedono i dati senza informarsi

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I Big data sono un tesoro di informazioni per le aziende, che in questo modo raggiungono i consumatori. E la maggior parte dei cittadini ancora non lo sa. Ne parla una ricerca di Altroconsumo

GLI italiani non conoscono le norme sulla privacy e l'importanza dei dati sensibili in Rete. E in molti sarebbero disposti a cedere le proprie informazioni personali per avere una ricompensa. È il risultato della ricerca di Altroconsumo su un campione di 995 persone, dai 18 ai 64 anni, coordinata da Marco Anelli

Il 91% dei partecipanti ha dichiarato di non leggere i termini e le condizioni che compaiono per poter usufruire dei servizi web, la maggior parte si limita a barrare la casella per accettarli. Tra le cause principali, la lunghezza del testo e l'impossibilità di modificare le impostazioni sulla privacy. Così facendo, però, il rischio è quello di ritrovarsi iscritti a newsletter e ad abbonamenti non richiesti.

·IL DOCUMENTO Scarica il report (pdf)

La percentuale che colpisce di più, tuttavia, riguarda la possibilità di ricevere una ricompensa in cambio dei propri dati sensibili. Ben il 60% delle persone sarebbe d'accordo allo scambio e solamente il 16% si è dichiarato contrario. Il 24%, invece, ha preferito non esprimersi. Il dato è però significativo: la maggioranza dei partecipanti alla ricerca non conosce il valore delle informazioni personali e di quanto sia importante tutelarle. 

"Lo studio ha evidenziato due caratteristiche che si contrappongono ma che, allo stesso tempo, riflettono perfettamente la realtà – spiega Anelli – Da un lato la scarsa fiducia mostrata dai partecipanti, che hanno paura che i loro dati sensibili vengano utilizzati in modo scorretto, dall'altro la passività nel fornirli".

La ricerca ha inoltre portato alla luce le paure degli italiani, che temono di essere controllati attraverso il web. Tra i settori che il campione intervistato vorrebbe tutelare in primo piano ci sono la salute, l'economia, come il reddito, e i cambiamenti della vita quotidiana, come ad esempio la nascita di un figlio. E, tra le aziende considerate meno degne di fiducia riguardo la tutela della privacy, spiccano i social network, considerati poco sicuri dal 74%.

"C'è bisogno di un aumento della consapevolezza su questi temi" è il commento di Anelli. Altroconsumo ne discuterà il 4 e il 5 novembre, a Milano, all'evento FestivalFuturo. Le informazioni personali saranno protagoniste del dibattito "I miei dati contano": i consumatori potranno capireOAS_RICH(‘Bottom’); come gestirli e difenderli. Se usati in modo consapevole, infatti, i Big data possono essere una preziosa fonte di informazione. Dalla medicina alla sicurezza pubblica, passando per la mobilità, i database si preparano a sostituire censimenti e questionari, in modo più immediato.

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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