Plastica nei mari, Volvo contribuisce alla lotta

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La casa svedese sostiene il Programma Scientifico e con la serie speciale V90 Cross Country Volvo Ocean Race donerà 100 euro per ognuno dei primi 3.000 esemplari realizzati in occasione della competizione sportiva

La plastica presente nei nostri mari rischia di distruggere gli ecosistemi, con gravi ripercussioni per tutti. E tra le tante iniziative per combattere questo tipo di inquinamento, la casa automobilistica scandinava dà il suo contributo con il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race, la gara di vela che si svolge ogni tre anni e solca le acque di tutto il mondo. Per l’occasione, Volvo ha creato anche la serie speciale V90 Cross Country Volvo Ocean Race e donerà 100 euro per ognuno dei primi 3.000 esemplari realizzati per la competizione sportiva.

La V90 Cross Country Volvo Ocean Race è stata sviluppata dai progettisti di Volvo e da un gruppo di ingegneri e tecnici del reparto Veicoli Speciali della Casa, una struttura costruita appositamente presso lo stabilimento Volvo Cars di Torslanda, in Svezia. Dal punto di vista tecnico, la V90 Cross Country Volvo Ocean Race trae spunto dal modello di serie ed è dotata, tra l’altro, di trazione integrale, altezza da terra maggiorata e un telaio ottimizzato sviluppato per garantire il massimo confort e controllo della vettura in tutte le condizioni atmosferiche e del fondo stradale.

Quello che la rende unica è il design e una cartella tinte esclusiva, che differenziano la V90 Cross Country Volvo Ocean Race dagli altri modelli della Serie 90. “La V90 Cross Country Volvo Ocean Race è una all-road equilibrata dalle grandi capacità, a suo agio sulle strade normali così come nel fuori strada – ha commentato Dan Olsson, vice presidente Veicoli & Accessori Speciali di Volvo Cars -. Oltre a ciò include una serie di dotazioni standard esclusive, come la torcia integrata amovibile, prese elettriche supplementari e materiali intelligenti impermeabili e anti-sporco”. Ad esempio, gli inserti dei tappeti “sono realizzati in Econyl, un tessuto prodotto interamente con nylon riciclato che include anche le reti da pesca abbandonate e recuperate dai fondali marini”.

Non solo. “Il Programma Scientifico Volvo Ocean Race prevede che le imbarcazioni che partecipano all’edizione 2017/18 siano equipaggiate con una serie di sensori in grado di catturare dati in alcune delle aree più remote degli oceani terrestri. Tali dati, che includeranno temperature, pressione biometrica, correnti e velocità dei venti, contribuiranno a rendere più precise le previsioni metereologiche e i modelli utilizzati dagli scienziati a livello globale”, aggiungono dalla casa automobilistica. Inoltre, “le imbarcazioni misureranno i livelli di salinità, di CO2 disciolta in acqua e di presenza di alghe nelle zone oceaniche attraversate. Abbinate ad altri dati sulle microplastiche, queste misurazioni permetteranno di elaborare un quadro più completo dell’estensione dell’inquinamento causato dalla plastica e del suo impatto sulla vita oceanica. Fra i partner scientifici del Programma figura anche l’agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera NOAA”.

“Siamo orgogliosi di sostenere il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race orientato a farci meglio comprendere lo stato di salute degli oceani, la risorsa naturale più importante che abbiamo – ha dichiarato Stuart Templar, responsabile Sostenibilità di Volvo Cars. – Come azienda già facciamo il possibile per ridurre al minimo ilOAS_RICH(‘Bottom’); nostro impatto sul mondo che ci circonda e l’approccio innovativo proposto da questo progetto per affrontare un grave problema ambientale si adatta alla perfezione alla nostra filosofia aziendale, non da ultimo in un momento che ci vede proiettati verso un futuro elettrificato”. (s.b.)

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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