48 ore a… Essaouira, per amanti dell’arte e del windsurf

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Fu fondata nel Settecento col nome di Mogador per i toujar Sultan, i mercanti ebrei che il sovrano volle qui per esercitare i commerci vietati ai musulmani, come scambiare cereali con armi. Dopo la decolonizzazione gli ebrei migrarono in Francia, Canada e Israele. Essaouira divenne il quartier generale degli hippy in Marocco. Appoggiata con una lunga spiaggia sulla costa dell’Atlantico, in una baia percorsa dagli alisei, attirò prima le maggiori rockstar e più tardi un’ondata di artisti europei e americani. Diversa dal resto del Paese, è frequentata da amanti di arte, musica, windsurf e lunghe passeggiate in riva al mare.  

 

Ebanisti sotto i bastioni (foto di Marco Moretti)  

 

PRIMO GIORNO  

ORE 9.00  

Prima colazione da Driss, al fondo della piazza del porto, la pasticceria storica della città con giardino interno: tè alla menta, baguette con burro e marmellate, paste di mandorla.  

 

Vicoli della Mellah (foto di Marco Moretti)  

 

ORE 10.00  

Passeggiare per il centro storico, tra avenue Sidi Mohamed Ben Abdallah e le sue traverse, dagli antichi e scuri sottopassi alle vie soleggiate dove si trovavano le case dei più mercanti israeliti, si riconoscono perché recano sul frontone dell’uscio la Rosa di Mogador, il fiore a sei petali: il simbolo coniato in città nel Settecento sulle monete d’oro. In fondo a Sidi Mohamed c’è la Mellah, il quartiere degli ebrei meno abbienti, un dedalo di vicoli con case fatiscenti in parte in rovina. 

 

ORE 13.00  

Si torna al porto per mangiare pesce sui tavoli allestiti all’aperto di fronte al suo ingresso. Dopo pranzo si passeggia tra i pescherecci e le fortificazioni del porto popolate da centinaia di gabbiani.  

 

Fortificazioni del porto (foto di Marco Moretti)  

 

ORE 15.00  

Si raggiunge la vicina rue Skala, prende il nome dagli imponenti bastioni rivolti all’oceano. Fortificazioni in stile Vauban con baluardi merlati e duecento cannoni, per costruirle nel 1764 il sultano Sidi Mohammed Ben Abdellah assoldò l’ingegnere avignonese Théodore Cornut. È su questi bastioni che Orson Wells girò le scene del suo Otello, quelle che il dramma shakespeariano vuole ambientate a Cipro assediata dai turchi. In rue Skala si trovano gli atelier degli ebanisti che con intarsi di legno di limone e madreperla nella radica fabbricano scatole, vassoi, cornici, mobili.  

 

Festival Gnaoua (foto di Marco Moretti)  

 

ORE 17.00  

Il tramonto più suggestivo lo si gode dai bastioni della Skala, il sole muore tra i flutti dell’Atlantico incendiando il cielo. Un’ora prima del calar del sole nei cortili tra le fortificazioni giovani suonano gnaoua, una musica introdotta dagli schiavi neri: usa guenbri (liuto-tamburo a tre corde), nacchere in ferro e tamburi. Nata come un rito di possessione, oggi – contaminata da reggae, rock e jazz – è un ritmo molto fruibile, celebrato ogni anno in giugno da un festival (festival-gnaoua.net).  

 

Bastioni della Skala (foto di Marco Moretti)  

 

SECONDO GIORNO  

ORE 10.00  

Si esce dalla città attraverso la Bab Marrakech, la porta che conduce all’antica capitale, Qui si osservano le fortificazioni di tipo chérifien, mura rosse d’argilla, simili a quelle di Marrakech. Si raggiunge la spiaggia per una lunga passeggiata in riva al mare, tra i giovani che sfidano le onde spinti dagli alisei sulle tavole da windsurf. Fino alle poche rovine di una fortificazione portoghese. Alle loro spalle sorge il villaggio di Diabat: divenne famoso perché a fine anni Sessanta visse qui per un breve periodo Jimi Hendrix, ricordato da un colorato murale. In quel periodo Essaouira diventò una capitale musicale. I Rolling Stones suonarono sulla spiaggia. Nel 1969 arrivò Julian Beck col Living Theatre. Poi Leonard Cohen, Cat Stevens e Frank Zappa.  

 

ORE 16.00  

Tornati in città si visita la Galerie d’Art Frederic Damgaard in Oqba Ibn Nafiaa, espone e vende le opere dei tanti pittori e scultori che da fine anni Ottanta hanno scelto Essaouira come luogo d’elezione.  

 

Suq delle spezie (foto di Marco Moretti)  

 

ORE 17.00  

É il momento per tuffarsi tra i suq della Medina. La via del mercato è divisa in tre settori, delimitati da porte ad arco. Tra il gioco di centinaia di micro botteghe si aprono caravanserragli porticati: ospitano i suq di spezie, pesce, menta, cereali, tappeti, tessuti, pelletteria. In quello delle spezie, disposte in piramidi, si comprano ceramiche, paglie, henné e cosmetici tradizionali. A pochi passi due stradine ospitano le botteghe orafe con monili in argento e oro rosso, anche antichi.  

 

 

ORE 20.00  

Per una cena da buongustai si va da Chez Sam (Rue El Ayachi), il miglior ristorante di pesce.  

 

 

 

 

 

 

[ Fonte articolo: La Stampa ]

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